Toscana
Ruba nella Fiat 500 di Marco Monaco: "Il pm vuole archiviare"
Pisa: lo sfogo del presidente del Consorzio di bonifica Basso Valdarno. In estate un ladro gli aprì l'auto e si impossessò di un regalo comprato alla figlia
PISA. Quando ha visto la richiesta di archiviazione, Marco Monaco non poteva credere ai suoi occhi. Pensava che ci fosse stato un errore. Ma così non era. Tutto parte da una vicenda che risale a circa sei mesi fa. Quando il presidente del Consorzio di bonifica del Basso Valdarno, nel luglio scorso, sorprende un ladro mentre rovista nella sua Fiat 500 parcheggiata nel centro di Pisa, lungo via Sant’Antonio.
Oggi quel malvivente – che lui descrive come un diciottenne magrebino, acciuffato dai carabinieri della città in meno di mezz’ora dalla denuncia presentata in commissariato – forse non verrà nemmeno processato. Ed è per questo che Monaco si sfoga: prima sulla sua pagina Facebook, poi al Tirreno. «Ero con i miei genitori, abbiamo avuto tanta paura – racconta l’amministratore pubblico – e appena l’ho visto nella mia auto, d’istinto mi sono buttato dentro dal lato del passeggero per buttarlo fuori e allontanarlo. Lui era lì, impassibile, per niente allarmato. E io forse non avevo messo la sicura. Mi ha danneggiato la carrozzeria, rubato qualche spicciolo e perfino sottratto una piccola trottola che avevo regalato a mia figlia quell’estate».
Monaco è arrabbiato: non tanto per il danno economico subìto – «di poco conto, è una sciocchezza», sostiene – ma per una questione di principio. «Che immagine diamo del nostro Paese e della nostra città – si chiede il presidente del consorzio di bonifica – se permettiamo a chiunque di poter delinquere senza certezze del diritto e della pena? Dobbiamo intervenire prima che sia troppo tardi, perché se diamo l’impressione di essere deboli, i furti e gli episodi di delinquenza non si fermeranno mai».
La prossima settimana Monaco andrà in Procura a vedere le carte, visto che vuole capire le motivazioni che stanno dietro la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero al giudice per le indagini preliminari. «Fra l’altro in macchina avevo pure un navigatore satellitare – dice – ma al ladro non gliene è importato nulla. Eppure era la cosa di maggior valore».
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