Il Tirreno

Pisa

RAPINA TRAGICA

Sparato dal bandito il primo colpo di pistola: Ferretti scagionato

Pietro Barghigiani
La gioielleria Ferretti e nel riquadro i tre arrestati e il rapinatore morto (in alto a destra)
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La gioielleria Ferretti e nel riquadro i tre arrestati e il rapinatore morto (in alto a destra)

Depositata in Procura la perizia balistica, chiesta l’archiviazione per il gioielliere. Verso il giudizio immediato per i tre arrestati accusati di tentato omicidio

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PISA. Il rapinatore sparò per primo. E Ferretti reagì per difendere se stesso e la moglie. I colpi di pistola esplosi dal commerciante contro i due banditi nella gioielleria ferirono a morte un rapinatore, quello disarmato e con il volto oscurato. La perizia balistica consegnata in Procura definisce quel passaggio non chiarito nell’immediatezza dei fatti. Sul resto la scena era chiarissima nell’epilogo: il corpo senza vita di Simone Bernardi, 43 anni, di Aprilia, steso sul pavimento dell’oreficeria di via Battelli. Era la sera del 13 giugno 2017. Quella perizia, consegnata al sostituto procuratore Paola Rizzo e conosciuta dalle difese dei tre arrestati, mette almeno tre punti fermi nell’inchiesta. Il primo è l’attribuzione della cronologia degli spari. E conferma quanto disse anche al Tirreno Daniele Ferretti: «Ho reagito ai colpi di pistola». Ma se anche il commerciante avesse sparato per primo dopo essersi trovato a pochi metri il bandito che gli puntava un’arma in faccia, la legittima difesa del gioielliere sarebbe stata lo stesso ineccepibile. Ora la perizia la rinforza. Il secondo è la richiesta di archiviazione presentata dal magistrato nei confronti di Ferretti, indagato come atto tecnico per omicidio volontario. Infine, il terzo aspetto delle indagini riguarda la richiesta di giudizio immediato presentata dal pm. Un passaggio che esclude l’udienza preliminare davanti al giudice per l’evidenza delle prove raccolte nell’istruttoria. E che trasforma i tre indagati in cella dal luglio scorso in imputati. L’ipotesi di ricorrere al rito abbreviato (giudizio sulla base degli atti, sconto di un terzo della pena e possibilità di fare appello) è una scelta processuale che le difese valuteranno con estrema attenzione.

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Per tutti l’accusa è di tentato omicidio in concorso, tentata rapinata aggravata sempre in concorso, ricettazione e porto abusivo di armi da sparo. Su come sia andata quella sera nella gioielleria non ci sono più grandi dubbi. Entrarono in due, Gabriele Kiflè, 31 anni, di Aprilia e Simone Bernardi, compaesano, problemi di droga, uscito dal Don Bosco a marzo, per una rapina all’apparenza semplice. Lo sparo di Kiflè dopo le minacce alla moglie del commerciante per aprire la cassaforte, l’arrivo di Ferretti armato di pistola dal retro bottega e il conflitto a fuoco in cui a cadere è Bernardi. Lo sparatore, claudicante, scappa e fuori ad attenderlo c’è Marco Carciati, 43 anni, di Pisa. Prima e dopo il colpo la gang si ritrova al circolo I Passi. Lo raccontano le immagini. Un terzo arrestato, Damiano Masi, 39 anni di Pomezia, sostiene di essere stato a Pisa con gli altri ma di aver fatto di tutto per evitare la rapina. Un’opera di dissuasione fallita e conclusa con un morto e tre in carcere. Carciati in una lettera consegnata dai familiari al Tirreno la scorsa estate aveva voluto chiarire il suo ruolo nella tragica rapina di via Battelli. «Non ho collaborato con gli inquirenti – aveva scritto – ho precisato che sono io che ho organizzato la rapina e fatto i sopralluoghi insieme al mio caro amico Simone. Sempre io domenica notte ho rubato l’auto usata e la pistola è la mia. Se ammettere le proprie responsabilità e scagionare una persona che è estranea ai fatti (Masi, ndr) vuol dire infamare o collaborare siamo alla fine del mondo». Ferretti è uscito provato da questa storia. Glielo hanno spiegato fin da subito che l’iscrizione sul registro degli indagati era necessaria per arrivare poi, al termine degli accertamenti tecnici e balistici, alla richiesta di archiviazione. Una vicenda dolorosa dagli opposti fronti in cui c’è un morto al cimitero e una vittima della rapina che vivrà col peso di aver tolto la vita a una persona.

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di Redazione web