Il Tirreno

Pisa

Il presidente Abodi: "Il Credito Sportivo sosterrà la nuova Arena Garibaldi"

di Francesco Loi
Il progetto dello stadio
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Il progetto dello stadio

Parla il responsabile dell'istituto: "Valuteremo entro gennaio il piano definitivo quote al Comune di Pisa e possibile gestione trentennale"

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PISA. «La nuova Arena? Sono fiducioso. È un progetto che avevo già condiviso da presidente di B Futura dopo aver visto i primi elaborati». Andrea Abodi torna con un ruolo da protagonista nelle vicende del Pisa Sc, stavolta riguardo al progetto di ristrutturazione dello stadio. Prima come presidente della Lega B (B Futura è il progetto attraverso il quale la Lega fornisce a club ed altri soggetti come amministrazioni locali, Sgr ed investitori privati gli strumenti necessari per la realizzazione e la riqualificazione di impianti sportivi) e ora come nuovo presidente del Credito Sportivo (Ics).

Presidente Abodi, che ruolo avrà il Credito Sportivo nel progetto Arena?

«Ora la banca si pone nel suo ruolo classico di finanziatore. Poi valuteremo, sulla base del modello che sarà proposto all’amministrazione comunale dal promotore dell’opera, anche il ruolo di investitore. Aspettiamo di conoscere la proposta progettuale complessiva che emergerà entro la fine di gennaio».

Ma come si inserisce il Credito Sportivo nella complessa procedura scelta da Dea Capital Real Estate Sgr e Pisa Sc che prevede un ruolo centrale di finanziatore da parte di Invimit?

«Si tratta dei canali attivati due anni fa dalla Lega di B e dal Credito Sportivo e che ora cominciano a concretizzare la prospettiva della creazione di un fondo di fondi per l’impiantistica sportiva dentro il quale ogni città ha il suo comparto. Con Invimit e anche Ics che si sono resi disponibili a valutare un ruolo da coinvestitori. E con il Comune che dovrebbe apportare l’infrastruttura e le aree circostanti diventando il quotista principale del fondo. Che sarà anche il soggetto che dovrà gestire l’infrastruttura per trent’anni rinnovabili per altri trenta».

Questo tipo di iniziative come devono inserirsi nelle dinamiche urbane, a Pisa già fonte di polemiche?

«Questi sono ormai tutti progetti di sviluppo, riqualificazione e rigenerazione urbana. Non sono più progetti che riguardano l’infrastruttura in senso stretto. Si tratta di masterplan connessi alla città che prendono spunto dalle esigenze e si sviluppano in modo compatibile. Il fondo arricchisce il ventaglio delle opportunità. Ci sono società come l’Atalanta che hanno scelto la strada dell’acquisto dell’impianto, ci sono società come il Cagliari che hanno utilizzato la legge 147, legge Nardella, poi modificata dal ministro Lotti. E infine c’è la strada aperta da B Futura nell’accordo con Invimit ed Ics. Un’opzione in cui il Comune diventa quotista del fondo conferendo l’infrastruttura e le aree. Questo fondo raccoglie capitali, sostiene l’investimento e garantisce la gestione. Il Pisa può partecipare al fondo, così come altri investitori. Un’infrastruttura completamente riqualificata acquisisce la capacità di produrre reddito, che per una parte può garantire maggiori ricavi al club e che per la gran parte va a finanziare il fondo che sostiene l’investimento, assicurandone poi la gestione».

Pensa che il progetto Arena potrà andare a compimento in tempi relativamente brevi?

«Sono fiducioso. Importante prima di tutto che sia frutto di un’analisi preventiva. Secondo, di una condivisione, peraltro in città già cominciata, e che sarà allargata al consiglio comunale, alle categorie sociali e alla cittadinanza tutta. Lo stadio a Pisa è in centro e quindi deve inserirsi in modo armonico dal punto di vista architettonico e dei contenuti. Sono convinto che il 2018 sarà l’anno in cui si sbloccheranno fino a dieci progetti di stadio. Una rivoluzione dolce, ma intensa e profonda. Ricca di elementi che per l’economia del territorio saranno molto importanti».

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