Il Tirreno

Pisa

Pisa, parla Roberto Farnesi: "Nel 2018 torni il decoro, il centro storico è indecente"

di Carlo Venturini
L'attore pisano Roberto Farnesi
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L'attore pisano Roberto Farnesi

L'attore, reduce dal successo delle "Tre rose di Eva", brinda al nuovo anno: "Il People Mover? Serve. Sosteniamolo e diamoci tutti una mano"

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PISA. Il pisanissimo Roberto Farnesi, reduce dall’enorme successo della fiction “Le tre rose di Eva”, brinda con Il Tirreno al nuovo anno e fa gli auguri alla città per un 2018 «dinamico, commercialmente e culturalmente stimolante, incentrato su sicurezza e decoro». E se Pisa non ha idee «le copii da Lucca, da Livorno o dalla Versilia». Il 2018 sarà un anno cruciale per Pisa. Ci sono infatti le elezioni.

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Le interessa chi vincerà?

«No, non mi interessa chi vincerà. Ma i pisani devono prendersi più cura della loro città ed insegnare ai non pisani il rispetto per il luogo dove vivono e lavorano. È indecente la situazione del centro storico. La stazione ormai è persa. Ok, non ormai, la speranza c'è sempre, di una riqualificazione soprattutto sociale. È un peccato, perché la nuova piazza Vittorio Emanuele II dà luce, dà un bello sfogo da Corso Italia, che finalmente ha una degna pavimentazione a differenza del Ponte di Mezzo, che dovrebbe riavere i suoi sanpietrini. E poi permettetemi: ristrutturiamo la torre dell'orologio prima che crolli davanti al Comune».

Com’è cambiata Pisa nell'ultimo decennio?

«Quando non ho impegni di lavoro torno sempre qui. Di fatto vivo qui. Qui vive la mia famiglia. Qui ho un ristorante (“Il Ristoro della Bottega del Parco”, ndr ). Ho notato che alcune zone sono più pulite. Si capisce lo sforzo. Ma piazza delle Vettovaglie non si può vedere. Non ci si può passare. Ha un odore nauseabondo. Di base puzza».

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C'è da fare i conti con la movida...

«La movida ci deve essere. Ma va regolamentata. Ho letto che ci sono i Daspo urbani. Bene, applichiamoli. Non si può vedere una delle piazze più belle d'Italia, come quella dei Cavalieri, ridotta ad un tappeto di bottiglie rotte. È indecoroso. Così come lo è il lungarno Mediceo pieno di luci al neon e di negozi che vendono tutti la stessa roba. Roba da far rivoltare nella tomba Leopardi e Lord Byron. Avevamo un Lungarno che era mille volte meglio di quello fiorentino. Da anni non è più cosi».

Pisa città di cultura. Come si augura il 2018?

«Bene Palazzo Blu. Fa mostre belle ed interessanti. Abbiamo un teatro, il Verdi, che è un gioiello architettonico. Per me è tra i cinque teatri più belli d'Italia. La programmazione però lascia a desiderare. Va migliorata. Dare spazio a nuove compagnie e nuovi spettacoli. Mi sembra che ci siano sempre le stesse rappresentazioni. E poi i cinema. Pisa ha lo spazio e le potenzialità per avere ad esempio un vero multisala come ce l'hanno a Livorno. Perché non farlo? Perché non fare un vero centro di fruizione cinematografica dall'essai ai film più commerciali?».

Pisa e i grandi progetti come l'ampliamento dell'aeroporto, l'ospedale di Cisanello, il People Mover... «Ecco, iniziamo da quest'ultimo. Tutte le vere città aeroportuali hanno una navetta elettrica e dei parcheggi scambiatori. Non capisco le polemiche. Il People Mover ci voleva e lo dico in maniera interessata perché ho un ristorante nei pressi del nuovo parcheggio, ma lo sostengo anche perché è fisiologico averlo. Lasciare la macchina fuori dalla città anche tutto il giorno ad un prezzo super conveniente e ritrovarsi alla stazione è un'idea ed un progetto che ci fa sentire più europei. Per questo parteciperò gratuitamente a un video promozionale sui vantaggi del People Mover. Questo si chiama remare nella stessa direzione, fare sinergia, darci una mano. Se non ci aiutiamo tra di noi dobbiamo sperare che qualcuno ci tenda la mano? Rimarremo al palo».

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Il centro storico, l'aeroporto, ci manca una fetta importante della nostra città. Come vede il nostro litorale?

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«Marina di Pisa è straordinaria nella sua malinconia. Ma se mi chiedete di Tirrenia, beh, lasciamo perdere, visto che è lasciata a se stessa. Non è comparabile con la Tirrenia di pochi anni fa. Non mi va più neppure di passeggiarci. Si salva il Sunset che è unico nel suo genere. Quei ragazzi hanno fatto un grandissimo lavoro. È bellissimo invece il lavoro che è stato fatto al Calambrone. Mi piace il recupero delle ex colonie. E poi la chiesetta ristrutturata e quel centro commerciale aperto, vivo e vivace. Ma la chicca secondo me è il porto. Ammetto, non conosco le vicende societarie, ma il porto è nella natura della nostra Pisa. Ci voleva. Lo aspettavamo da almeno 30 anni. Ci rendiamo conto? Abbiamo un aeroporto e un porto a 15 chilometri di distanza. Si può andare ovunque e ricevere qualsiasi turista, senza dimenticare la stazione che se non sbaglio è tra le principali del Paese per volume di viaggiatori».

Lei è anche un imprenditore. Ha un ristorante e altre attività in altre città. La Pisa commerciale come se la augura? 

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«Le attività commerciali funzionano quando una città è sana, quando c'è una comunità che fa sinergia. Deve cambiare l'atteggiamento dei commercianti, non devono farsi la guerra l’uno con l'altro. Se un ristorante funziona dovrebbe essere di stimolo per far nascere altre attività che competono lealmente. Ne beneficia tutta la città. Guardate come funziona a Lucca, come funziona in Versilia. Facciamo allora come loro. Dobbiamo collaborare. Pisa ha un potenziale commerciale enorme. Più di altre città. Ma la domanda va incrociata con l'offerta. Ormai mi sembra che Pisa punti sempre di più e solo sugli studenti. L'offerta va differenziata. A Pisa c'è ancora qualche pisano? Qualcuno che voglia valorizzare, anche commercialmente, i nostri prodotti? Io lo faccio nel mio ristorante assieme all'altro socio che è il pisano Fabio Armani. Ma accanto al territorio da valorizzare, va svecchiato il nostro approccio dell'accoglienza. Ormai tutti comparano tutto con tutti. La concorrenza delle altre città è terribile. Rischiamo, anche qui, di rimanere al palo».

Quindi, l'augurio finale qual è?

«Dobbiamo voler bene a Pisa e far innamorare gli altri della nostra città. Dall'altro lato dico: se non brilliamo in originalità, copiamo da chi sa fare, e facciamolo meglio».

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