Gioco
Oltre 280mila euro al giorno spesi alle macchinette
Il 5 per cento degli stipendi dei pisani finisce in videolottery e slot machine che sono in aumento in città. In un anno giocati a Pisa 103 milioni di euro
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Non sono i dati eccezionali di Prato dove in un anno si è speso più di mezzo miliardo di euro al gioco - videolottery e slot machine - per oltre 2.600 euro di “investimento” pro capite al gioco. Ma i numeri delle giocate a Pisa città nel corso del 2016 meritano comunque qualche riflessione.
È il terzo capoluogo toscano per spesa pro capite: 1.146 euro (dietro Prato, appunto, e tra Carrara e Massa). Quello dove la percentuale di giocate nel corso dell’ultimo anno è cresciuta in maniera sensibile: più 4,5%. E tra le città dove il rapporto abitanti/apparecchi da gioco resta tra i più elevati: 8,2 macchinette ogni 1000 residenti.
I numeri sono quelli dell’inchiesta giornalistica “L’Italia delle slot” portata avanti dai giornali locali del Gruppo editoriale Gedi, insieme a Visual Lab e con la collaborazione di Dataninja, elaborando dati Istat, Mef e Aams.
Pisa, se messa a confronto con i capoluoghi più vicini in Toscana (nella tabella qui sopra) conquista posizioni alte in classifica sul fronte del volume delle scommesse proporzionato dal numero dei residenti. Una dinamica che deve tenere di conto del fatto che la città “attrae” per motivi di lavoro e studio, soprattutto, persone in quantità decisamente superiore a quelle iscritte all’anagrafe come residenti. Ma tant’è. Dall’inchiesta emerge che lo scorso anno a Pisa si sono giocati alle videolottery (Vlt che accettano anche banconote e si trovano solo nelle sale scommesse dedicate) e alle slot machine (meglio definite come Awp o “nuove slot” che accettano solo monete e si trovano anche in bar e tabaccherie) qualcosa come 103 milioni e 780 mila euro: oltre 62 milioni nelle prime, le Vlp, il resto nelle seconde. In pratica ogni giorno nelle macchinette sparse nei locali della città entrano oltre 280mila euro. L’inchiesta rivela anche che da quelle stesse macchinette tornano nelle tasche dei giocatori circa il 70% delle giocate. Ma è proprio questa dinamica che autoalimenta il circuito delle scommesse.
In città si contavano al 31 dicembre dello scorso anno 744 apparecchi da gioco (in gran parte - 602 - Awp): oltre 8 macchinette per ogni 1000 abitanti, meno di Livorno (9,2) ma più di Firenze (5,5 apparecchi ogni 1000 abitanti). Il dato pisano peraltro è in crescita rispetto all’annualità precedente come risulta in crescita del 4,5% il volume complessivo delle giocate che, analizzando il dato di spesa pro capite in relazione al reddito medio dei pisani, è pari al 5% di uno stipendio annuo.
Valentina Landucci
È il terzo capoluogo toscano per spesa pro capite: 1.146 euro (dietro Prato, appunto, e tra Carrara e Massa). Quello dove la percentuale di giocate nel corso dell’ultimo anno è cresciuta in maniera sensibile: più 4,5%. E tra le città dove il rapporto abitanti/apparecchi da gioco resta tra i più elevati: 8,2 macchinette ogni 1000 residenti.
I numeri sono quelli dell’inchiesta giornalistica “L’Italia delle slot” portata avanti dai giornali locali del Gruppo editoriale Gedi, insieme a Visual Lab e con la collaborazione di Dataninja, elaborando dati Istat, Mef e Aams.
Pisa, se messa a confronto con i capoluoghi più vicini in Toscana (nella tabella qui sopra) conquista posizioni alte in classifica sul fronte del volume delle scommesse proporzionato dal numero dei residenti. Una dinamica che deve tenere di conto del fatto che la città “attrae” per motivi di lavoro e studio, soprattutto, persone in quantità decisamente superiore a quelle iscritte all’anagrafe come residenti. Ma tant’è. Dall’inchiesta emerge che lo scorso anno a Pisa si sono giocati alle videolottery (Vlt che accettano anche banconote e si trovano solo nelle sale scommesse dedicate) e alle slot machine (meglio definite come Awp o “nuove slot” che accettano solo monete e si trovano anche in bar e tabaccherie) qualcosa come 103 milioni e 780 mila euro: oltre 62 milioni nelle prime, le Vlp, il resto nelle seconde. In pratica ogni giorno nelle macchinette sparse nei locali della città entrano oltre 280mila euro. L’inchiesta rivela anche che da quelle stesse macchinette tornano nelle tasche dei giocatori circa il 70% delle giocate. Ma è proprio questa dinamica che autoalimenta il circuito delle scommesse.
In città si contavano al 31 dicembre dello scorso anno 744 apparecchi da gioco (in gran parte - 602 - Awp): oltre 8 macchinette per ogni 1000 abitanti, meno di Livorno (9,2) ma più di Firenze (5,5 apparecchi ogni 1000 abitanti). Il dato pisano peraltro è in crescita rispetto all’annualità precedente come risulta in crescita del 4,5% il volume complessivo delle giocate che, analizzando il dato di spesa pro capite in relazione al reddito medio dei pisani, è pari al 5% di uno stipendio annuo.
Valentina Landucci
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google