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Pisa

Obitorio sovraffollato Cisanello non ha spazi

Obitorio sovraffollato Cisanello non ha spazi

Dodici le salme sistemate, ieri, in pochi metri quadrati

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PISA. Da dieci a dodici salme ferme all’obitorio dove a cose normali ce ne potrebbe stare al massimo sei, tra defunti esposti o in attesa.

Corpi senza vita uno vicino all’altro, alcuni coperti da un telo bianco, altri composti sulla lettiga ma scoperti. Non c’è spazio per muoversi per chi lavora qui. Non ce n’è per sistemare i fiori di chi, donandoli, vuole onorare la memoria di un congiunto o un amico defunto e capita che qualche mazzo finisca sulla salma sbagliata. E neppure c’è spazio per i familiari e gli amici di chi se ne è andato. Una lacrima, una preghiera, un ultimo abbraccio sono negati a chi resta. E per loro, come per chi se ne è andato, la cosa ha il sapore sgradevole di un’ultima, certamente evitabile, mancanza di rispetto in un momento di estremo dolore.

Cisanello, giorno di Santo Stefano, obitorio dell’ospedale al quale tutti, e giustamente, guardano come una eccellenza nazionale. È qui che si accumulano le salme. E non è la prima volta.

Pochi spazi. Certo. Troppi morti o forse troppi giorni festivi - e nessun ufficiale di stato civile reperibile per autorizzare il trasferimento delle salme - uno di seguito all’altro. Dipende da come si vuole inquadrare il problema.

Ma la questione, vista dagli occhi di chi ieri non ha potuto neppure salutare il proprio il familiare defunto, è banalmente un’altra: la mancanza di spazi è anche, forse soprattutto, la mancanza di dignità nel momento della morte per chi se ne è andato, e di rispetto per il dolore di chi rimane.

L’ospedale è cresciuto per fama e dimensioni. E il grande lavoro che quotidianamente viene fatto nei reperti, che man mano si sono messi al passo del crescente numero di richieste da parte dei cittadini-pazienti, mette sotto stress quei servizi che invece sono rimasti “fermi” nel senso che non sono stati adeguati (almeno per ora) alle trasformazioni del complesso ospedaliero. Tra questi c’è l’obitorio dove i posti per l’esposizione delle salme - le cappelle del commiato - sono tre a cui se ne aggiungono altri tre su barella.

La presenza di un numero maggiore di salme in contemporanea nei locali adibiti ad accogliere i defunti a Cisanello è una situazione non rara e si ripete spesso nei fine settimana quando l’ufficiale di stato civile chiamato a firmare per autorizzarne il trasferimento non è in servizio. In proposito, dopo una denuncia del figlio di una defunta “parcheggiata” in obitorio in attesa di firma nel giugno dello scorso anno, l’amministrazione comunale si è impegnata a garantire la presenza di un funzionario addetto. Tanto che, nel caso specifico, la mattina di Natale era possibile chiedere e ottenere il via libera al trasferimento delle salme.

Ieri no. E sono batate poche ore perché all’obitorio si creasse il sovraffollamento.

Come spiegare tutto questo a una moglie in lacrime che ha appena perso il marito con il quale ha trascorso più di sessant’anni della propria esistenza? Non a colpi di burocrazia, questo è certo.

Il problema degli spazi è noto e, a onor del vero, l’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa ha messo in campo - almeno sul piano amministrativo - procedure celeri per consentire ai familiari di disporre dei propri cari defunti. Sulla carta c’è anche una soluzione. Il progetto del definitivo trasferimento dei reparti dell’Aoup dal Santa Chiara a Cisanello comprende anche una nuova sala del commiato con 12 posti contro gli attuali nove (i sei di Cisanello e i 3 ancora disponibili al santa Chiara). Si tratta però di una operazione che, per rilevanza economica oltre che urbanistica e edilizia, non ha tempi rapidi di attuazione. Ed è ragionevolmente probabile che altre vedove, altri figli, altri amici, si trovino a fare i conti con l’impossibilità di piangere degnamente un proprio congiunto.

Valentina Landucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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