Sicurezza
Spariti i risparmi di una vita badante a processo per truffa
La donna è accusata di prelievi per decine di migliaia di euro ai danni di una coppia Contestato anche l’acquisto di un’auto con un finanziamento intestato a un anziano
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PISA. Era entrata in quella casa per accudire una coppia di coniugi poco in salute. Quando se ne è andata si è scoperto che le attenzioni maggiori erano state riservate al conto corrente postale dei due “badati” con una ciliegina sulla torta finale: un finanziamento acceso a nome di uno dei due anziani per l’acquisto di un’auto del valore di 25mila euro.
È sotto processo per furto di un libretto postale e truffa aggravata Zahra Jamai, 31 anni, marocchina, residente nel comune di Crespina-Lorenza, accusata di aver prelevato non meno di 25-30mila euro dai risparmi di una coppia di Crespina e di aver prodotto anche una falsa certificazione all’Inps per un contratto di lavoro secondo l’accusa inesistente.
Tre anni di prelievi dal conto degli anziani con una periodicità sistematica. Ogni bimestre l’imputata, stando alla Procura, si presentava all’ufficio postale di Crespina e con una delega ritenuta falsa, al pari delle firme dei titolari del conto corrente, ritirava somme variabili dai mille ai 2mila euro. Non episodi isolati. Ma in un lasso di tempo definito dal febbraio 2012 al maggio 2015. Ieri sono stati sentiti un teste dell’accusa e uno della parte civile, assistita dall’avvocato Luisa Rita Sacheli, mentre l’imputata è difesa dall’avvocato Giulio Parenti. I testi hanno risposto alle domande del pm onorario, Massimiliano Costabile, dei legali e del giudice Paola Giovannelli. Zahra era stata accolta dalla coppia sulla base di un rapporto di fiducia che inizialmente aveva garantito un’apertura di credito dei coniugi verso la badante che non era stata contrattualizzata. Un accordo sulla parola, senza carte o firme ufficiali. Quando andava alla posta a prendere i soldi dal conto dei due anziani esibiva una delega con tanto di firme. E l’impiegato di turno procedeva con il prelievo.
Non è escluso che all’inizio del rapporto la coppia avesse davvero autorizzato la badante a fare quelle operazioni. Il processo dovrà accertare se gli importi prelevati corrispondevano poi alle somme consegnate ai pensionati e quante volte la giovane è andata di sua iniziativa in posta per prendere i soldi senza girarli ai titolari del conto. Tra le contestazioni mosse all’imputata c’è anche quella, nell’aprile 2015, di aver presentato all’Inps di Pisa una documentazione con una firma falsa della pensionata assistita per la stipula di un contratto di lavoro come colf per un mese. La truffa sarebbe consistita nell’indurre in errore l’Inps sull’esistenza di un rapporto di lavoro per il quale chiedeva - alla pensionata - di essere pagata per circa 900 euro.
Infine, l’imputata nel luglio 2012 in una concessionaria di Porcari comprò una Passat del valore di 25mila euro intestandola al pensionato. E l’acquistò accedendo un finanziamento di pari importo a carico dell’ignaro proprietario dell’auto. Una macchina mai vista. Anche perché di lì a poco la donna se ne andò in Marocco e per una questione di dati sull’immatricolazione poco chiari alla frontiera la Passat venne sequestrata. È rimasto il finanziamento a nome del pensionato.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È sotto processo per furto di un libretto postale e truffa aggravata Zahra Jamai, 31 anni, marocchina, residente nel comune di Crespina-Lorenza, accusata di aver prelevato non meno di 25-30mila euro dai risparmi di una coppia di Crespina e di aver prodotto anche una falsa certificazione all’Inps per un contratto di lavoro secondo l’accusa inesistente.
Tre anni di prelievi dal conto degli anziani con una periodicità sistematica. Ogni bimestre l’imputata, stando alla Procura, si presentava all’ufficio postale di Crespina e con una delega ritenuta falsa, al pari delle firme dei titolari del conto corrente, ritirava somme variabili dai mille ai 2mila euro. Non episodi isolati. Ma in un lasso di tempo definito dal febbraio 2012 al maggio 2015. Ieri sono stati sentiti un teste dell’accusa e uno della parte civile, assistita dall’avvocato Luisa Rita Sacheli, mentre l’imputata è difesa dall’avvocato Giulio Parenti. I testi hanno risposto alle domande del pm onorario, Massimiliano Costabile, dei legali e del giudice Paola Giovannelli. Zahra era stata accolta dalla coppia sulla base di un rapporto di fiducia che inizialmente aveva garantito un’apertura di credito dei coniugi verso la badante che non era stata contrattualizzata. Un accordo sulla parola, senza carte o firme ufficiali. Quando andava alla posta a prendere i soldi dal conto dei due anziani esibiva una delega con tanto di firme. E l’impiegato di turno procedeva con il prelievo.
Non è escluso che all’inizio del rapporto la coppia avesse davvero autorizzato la badante a fare quelle operazioni. Il processo dovrà accertare se gli importi prelevati corrispondevano poi alle somme consegnate ai pensionati e quante volte la giovane è andata di sua iniziativa in posta per prendere i soldi senza girarli ai titolari del conto. Tra le contestazioni mosse all’imputata c’è anche quella, nell’aprile 2015, di aver presentato all’Inps di Pisa una documentazione con una firma falsa della pensionata assistita per la stipula di un contratto di lavoro come colf per un mese. La truffa sarebbe consistita nell’indurre in errore l’Inps sull’esistenza di un rapporto di lavoro per il quale chiedeva - alla pensionata - di essere pagata per circa 900 euro.
Infine, l’imputata nel luglio 2012 in una concessionaria di Porcari comprò una Passat del valore di 25mila euro intestandola al pensionato. E l’acquistò accedendo un finanziamento di pari importo a carico dell’ignaro proprietario dell’auto. Una macchina mai vista. Anche perché di lì a poco la donna se ne andò in Marocco e per una questione di dati sull’immatricolazione poco chiari alla frontiera la Passat venne sequestrata. È rimasto il finanziamento a nome del pensionato.
Pietro Barghigiani
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