Il dolore
Podista positivo all’antidoping finisce sotto processo
“Pizzicato” dai Nas alla mezza maratona di Pisa del 2014. La sua difesa: «La sostanza è in un farmaco che devo prendere»
PISA. Li chiamano i dopati della domenica. Amano la competizione, ma di più la vittoria. O migliorare i piazzamenti in una sfida personale con sé stessi. E se per raggiungere l’obiettivo serve l’aiutino, la filosofia di De Coubertin dell’importante è partecipare finisce nella soffitta della coscienza.
È il contesto agonistico-sportivo che ieri mattina si è tradotto in un processo davanti al gup Giuseppe Laghezza dove un podista di Livorno è finito dopo aver impugnato un decreto penale di condanna per doping durante la mezza maratona che si tenne Pisa nel 2014. Furono i Nas a controllare lui e altri runners. Una pratica frequente nelle corse e non solo quelle ciclistiche. La gara competitiva di 21 km che si snoda tra le strade del centro è una classica del podismo pisano con una partecipazione che spesso sfiora i 1.500 iscritti.
Festa dello sport e del sociale, come l’edizione dello scorso ottobre in cui Carlo Verdone ha fatto da testimonial per la donazione degli organi. I carabinieri del nucleo antisofisticazioni trovarono il podista livornese positivo a una sostanza proibita. E lo denunciarono per aver assunto «farmaci o sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche». Un reato che va da tre mesi a tre anni di reclusione. Ora, il podista labronico, è un atleta assiduo delle corse in Toscana. Un personaggio conosciuto nell’ambiente. Nel 2014 era a Pisa per la mezza maratona e non pensava certo di diventare un obiettivo dei Nas.
Una scelta a campione che lo ha costretto a difendersi di fronte a un giudice. Avrebbe potuto evitarlo se avesse pagato l’importo fissato dal decreto penale di condanna. Ma il runner non voleva passare per un dopato e così si è opposto al provvedimento della Procura. Chiede di essere giudicato con rito abbreviato che prevede l’esame solo sulla base degli atti. Ieri in udienza (pm Giovanni Porpora) l’avvocato del podista ha chiarito la linea difensiva del suo cliente. «Quella sostanza è contenuta in un farmaco che il mio assistito deve assumere per inalazione» è stato il concetto illustrato al giudice.
A sostegno della tesi è stato anche prodotto un certificato medico. L’udienza è stata rinviata per la discussione. Al giudice la decisione se il podista ha rispettato lo spirito di De Coubertin o se in nome del risultato a tutti i costi si è “aiutato” solo per non sfigurare in una mezza maratona di provincia.
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