Il Tirreno

Pisa

Ucciso dal treno a 19 anni, il papà: «Nicolay forse è morto prima di essere lasciato sui binari»

di Pietro Barghigiani
Ucciso dal treno a 19 anni, il papà: «Nicolay forse è morto prima di essere lasciato sui binari»

Pisa, Focus in fiamme e fuga sui binari, il genitore non crede all’atto vandalico. Niente autopsia, solo esame esterno

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PISA. Fino a che i poliziotti non glielo diranno con una parola definitiva lui continuerà a non crederci. «Conoscendo mio figlio una cosa del genere non l’avrebbe mai fatta». Giorgio Vivacqua è il papà di Nicolay, il 19enne morto sul colpo giovedì intorno alle 4,30 sui binari di Riglione all’altezza di via dell’Alberello.

Aveva il casco e stava saltando sulla linea ferrata dandosi dopo essersi dato uno slancio dalla massicciata. A una quarantina di metri di distanza in una strada a fondo chiuso con un terrapieno che dà sui binari c’era un’auto in fiamme, una Ford Focus intestata a un pensionato. Spazi e tempi dei due episodi inducono a più di un sospetto. Quello su cui stanno lavorando gli investigatori della squadra mobile che ritengono quasi certo il collegamento tra la macchina incendiata e la fuga precipitosa dei due amici.

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Una corsa che per Nicolay si è interrotta al passaggio del convoglio. L’amico, un coetaneo albanese che rischia una denuncia per danneggiamento, è stato sentito per ore in questura. L’ipotesi della bravata è la più accreditata per dare una base di partenza a una tragedia che ha sconvolto i genitori dell’ex studente dell’istituto Da Vinci.

«Voglio sapere la verità – afferma il papà del giovane –. Mi fido della polizia, ho la massima fiducia negli investigatori. Non voglio sostituirmi a loro. Stanno indagando e tanto non possono dirmi. L’amico che era con Nicolay non si è fatto vivo. Vorrei parlargli faccia a faccia per sapere davvero cosa ci facessero a quell’ora in quel posto».

Amici comuni sono andati a casa dell’albanese. Non è solo una solidarietà. È voglia di capire. ,«So che si sono visti – riprende il padre –, ma non li ho ancora incontrati». Nella casa di Ospedaletto della famiglia Vivacqua il pellegrinaggio di amici e conoscenti ha segnato anche la giornata di ieri. Giorgio Vivacqua ha lavorato per una vita alle poste in via Emilia e da qualche anno ha un’azienda agricola i cui prodotti vengono venduti ai mercati di “Campagna Amica” di Coldiretti.

«In queste ore capisco quanto la gente voleva bene a Nicolay e alla nostra famiglia - confida –. Sto avendo davvero il conforto di tutti». Il rovello su quell’atto vandalico è uno dei tormenti che stanno vivendo i genitori del 19enne.«Stento a crederci – conclude il papà –. Nicolay non avrebbe mai fatto commesso un vandalismo del genere. Ora non so cosa pensare. Ci sono aspetti da definire. E se Nicolay fosse morto altrove e poi messo lungo i binari? È un’idea mia. So solo che più il tempo passa e più ci rendiamo conto di quanto gli volevamo bene».

Il magistrato Lydia Pagnini ha disposto per stamani solo l’esame esterno del corpo che sarà eseguito dal dottor Marco Di Paolo. L’autopsia non avrebbe portato a risultati diversi per chiarire la causa della morte. Una lesione devastante alla testa provocata nell’impatto con il treno.

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