Proteste
“Il tempo e le opere”, mostra al Lanfranchi
Si è aperta ieri l’esposizione curata da Massimo Melotti e visitabile fino al prossimo 11 marzo
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PISA. Quando il tempo, come dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi, entra nella creatività di un artista e lascia una traccia indelebile. È questa l’essenza della mostra “Il tempo e le opere” da ieri allestita al Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi e visitabile fino all’11 marzo. Un interessante percorso espositivo, curato da Massimo Melotti, che ospita le opere di numerosi artisti: Roman Opalka, Mariateresa Sartori, Andrea Santarlasci, Fabio Mauri, Giorgio Cugno, Jasmina Metwaly, Federico De Leonardis, Claudio Costa, Francesco Jodice e Gianluca e Massimiliano De Serio. Ieri l’inaugurazione alla presenza del sindaco Marco Filippeschi, dell’assessore Andrea Ferrante, del direttore del Museo, Alessandro Tosi, e di alcuni degli artisti.
«Un grande allestimento - spiega il curatore Melotti - che nasce da un’ottica dove il tempo è il grande protagonista, ovvero il tempo dell’uomo nella contemporaneità. Partendo proprio dalle opere di Roman Opalka, l’artista che più di tutti ha cercato di definire con il suo lavoro il rapporto con il tempo». Ed è proprio da Opalka (1931-2011) che si apre il percorso, per proseguire con Maria Teresa Sartori con il suo video “In sol Maggiore/In sol Minore”, un lavoro sulla potenza persuasiva del tempo musicale e su quanto questo influenzi non solo i nostri sentimenti, ma anche la nostra percezione visiva. La terza sala è dedicata invece ad Andrea Santarlasci (1964) con la serie fotografica “Eterocronia” che apre ad una riflessione sul presente, sul rapporto tra individuo e memoria.
Il percorso prosegue con il lavoro di Fabio Mauri (1926-2009), protagonista della ricerca artistica degli anni Sessanta di cui è esposta una selezione di lavori. Tra questi “Il televisore che piange” (1972), opera anticipatrice della sua ricerca sui mass media e sui tempi della società della comunicazione. Mentre di Giorgio Cugno (1979) viene presentato “Caucacola”, lavoro ideato nel 2014 in Colombia per indagare l’uso delle risorse idriche di Rio Cauca da parte della Cola Cola e che intende sollevare interrogativi sul consumismo e la globalizzazione. Spazio anche a Jasmina Metwaly (1982), videomaker ed attivista politica, con il suo “In From Behind The Monument” e le immagini della rivolta araba a Il Cairo. Portatori di memoria anche i lavori di Federico De Leonardis (1938), che recupera nelle sue opere strumenti di lavoro e reperti naturali o manufatti, e di Claudio Costa (1942-1995), con la sua creazione di opere che rimandano ad antiche e mitiche civiltà.
Sul tempo come dimensione assoluta si incentra anche il video “Atlante” di Francesco Jodice, intorno al quale l’artista ha mixato immagini tratte dalla prima guerra mondiale, dai bassifondi americani e dalla pubblicità anni Cinquanta, mentre il tempo dell’inconscio emerge nelle opere di Gianluca e Massimiliano De Serio, due giovani artisti che operano sia nel cinema che nelle installazioni visive.
Roberta Galli
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Un grande allestimento - spiega il curatore Melotti - che nasce da un’ottica dove il tempo è il grande protagonista, ovvero il tempo dell’uomo nella contemporaneità. Partendo proprio dalle opere di Roman Opalka, l’artista che più di tutti ha cercato di definire con il suo lavoro il rapporto con il tempo». Ed è proprio da Opalka (1931-2011) che si apre il percorso, per proseguire con Maria Teresa Sartori con il suo video “In sol Maggiore/In sol Minore”, un lavoro sulla potenza persuasiva del tempo musicale e su quanto questo influenzi non solo i nostri sentimenti, ma anche la nostra percezione visiva. La terza sala è dedicata invece ad Andrea Santarlasci (1964) con la serie fotografica “Eterocronia” che apre ad una riflessione sul presente, sul rapporto tra individuo e memoria.
Il percorso prosegue con il lavoro di Fabio Mauri (1926-2009), protagonista della ricerca artistica degli anni Sessanta di cui è esposta una selezione di lavori. Tra questi “Il televisore che piange” (1972), opera anticipatrice della sua ricerca sui mass media e sui tempi della società della comunicazione. Mentre di Giorgio Cugno (1979) viene presentato “Caucacola”, lavoro ideato nel 2014 in Colombia per indagare l’uso delle risorse idriche di Rio Cauca da parte della Cola Cola e che intende sollevare interrogativi sul consumismo e la globalizzazione. Spazio anche a Jasmina Metwaly (1982), videomaker ed attivista politica, con il suo “In From Behind The Monument” e le immagini della rivolta araba a Il Cairo. Portatori di memoria anche i lavori di Federico De Leonardis (1938), che recupera nelle sue opere strumenti di lavoro e reperti naturali o manufatti, e di Claudio Costa (1942-1995), con la sua creazione di opere che rimandano ad antiche e mitiche civiltà.
Sul tempo come dimensione assoluta si incentra anche il video “Atlante” di Francesco Jodice, intorno al quale l’artista ha mixato immagini tratte dalla prima guerra mondiale, dai bassifondi americani e dalla pubblicità anni Cinquanta, mentre il tempo dell’inconscio emerge nelle opere di Gianluca e Massimiliano De Serio, due giovani artisti che operano sia nel cinema che nelle installazioni visive.
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