Sicurezza
Omicidio in pineta, resta in carcere il barista arrestato
PISA. Resta in carcere Michele Antonelli (nella foto), il 24enne di Calambrone arrestato con l’accusa di aver ucciso per uno sgarro nell’ambiente della droga Ayoub Jarmouni, il 19 enne marocchino...
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PISA. Resta in carcere Michele Antonelli (nella foto), il 24enne di Calambrone arrestato con l’accusa di aver ucciso per uno sgarro nell’ambiente della droga Ayoub Jarmouni, il 19 enne marocchino trovato morto la mattina di venerdì 8 dicembre nella pineta di Marina, di fronte al bagno Arcobaleno. Il gip Giuseppe Laghezza ha disposto la custodia in cella per i gravi indizi raccolti dalla squadra mobile della polizia coordinata dal magistrato Paola Rizzo. Non ha convalidato il fermo per l’assenza del pericolo di fuga del giovane, barista stagionale sulla costa.
Dopo aver letto gli atti, acquisiti ieri mattina, l’avvocato Laura Antonelli valuterà, d’intesa con il suo cliente, l’eventualità di farsi interrogare. Nell’udienza di convalida ha scelto di non parlare in attesa di conoscere nel dettaglio le accuse che lo hanno portato al Don Bosco. Carte che, secondo Procura e squadra mobile, conterrebbero elementi significativi per contestare al giovane l’accusa di omicidio volontario. Un reato da ergastolo.
Antonelli non ha precedenti per spaccio. Vive con i genitori ed è, comunque, conosciuto nel giro della droga sul litorale. A casa la squadra mobile gli ha sequestrato una scatola che, secondo l’accusa, avrebbe custodito la scacciacani modificata con cui è stato ucciso il marocchino. Un colpo sparato a bruciapelo sulla parte sinistra del collo. Un proiettile di piccolo calibro la cui esistenza, con relativo foro d’entrata, era emersa solo con l’autopsia. La pistola non è stata trovata a casa del barista. Così come non c’era il cellulare portato via alla vittima. La polizia ha anche sequestrato alcuni indumenti di Antonelli che saranno sottoposti alla prova dello stub. È un particolare tampone effettuato sugli abiti per rilevare le particelle rilasciate dallo sparo. (p.b.)
Dopo aver letto gli atti, acquisiti ieri mattina, l’avvocato Laura Antonelli valuterà, d’intesa con il suo cliente, l’eventualità di farsi interrogare. Nell’udienza di convalida ha scelto di non parlare in attesa di conoscere nel dettaglio le accuse che lo hanno portato al Don Bosco. Carte che, secondo Procura e squadra mobile, conterrebbero elementi significativi per contestare al giovane l’accusa di omicidio volontario. Un reato da ergastolo.
Antonelli non ha precedenti per spaccio. Vive con i genitori ed è, comunque, conosciuto nel giro della droga sul litorale. A casa la squadra mobile gli ha sequestrato una scatola che, secondo l’accusa, avrebbe custodito la scacciacani modificata con cui è stato ucciso il marocchino. Un colpo sparato a bruciapelo sulla parte sinistra del collo. Un proiettile di piccolo calibro la cui esistenza, con relativo foro d’entrata, era emersa solo con l’autopsia. La pistola non è stata trovata a casa del barista. Così come non c’era il cellulare portato via alla vittima. La polizia ha anche sequestrato alcuni indumenti di Antonelli che saranno sottoposti alla prova dello stub. È un particolare tampone effettuato sugli abiti per rilevare le particelle rilasciate dallo sparo. (p.b.)
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