Sicurezza
l’intervista
E la clinica di San Rossore sfida la senologia pubblica
PISA. Non lo nega. Se alla Casa di cura di San Rossore è in corso una “rivoluzione” è anche un effetto del diktat con cui due anni e mezzo fa la Regione impose ai medici di Cisanello e Santa Chiara...
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Non lo nega. Se alla Casa di cura di San Rossore è in corso una “rivoluzione” è anche un effetto del diktat con cui due anni e mezzo fa la Regione impose ai medici di Cisanello e Santa Chiara di tornare a svolgere la libera professione all’interno delle mura ospedaliere. «Forse non avremmo avuto la necessità di andare a cercare luminari a Milano o New York», ammette Andrea Madonna, presidente e amministratore della clinica privata di Barbaricina. Anche per questo da sette mesi è nata la Breast unit di Senologia, un team specializzato di medici con diverse specializzazioni che segue le donne malate di cancro alla mammella.
Madonna, perché far nascere una unità operativa in una clinica privata specializzata in questo settore?
«Il tumore al seno purtroppo è una patologia di grande incidenza e per questo abbiamo scelto i migliori. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Claudio Calabrese, ex primario della oncologia chirurgica di Careggi e Alberto Luini dello Ieo di Milano, due dei migliori chirurghi e senologi di Europa e ci siamo lanciati».
Con San Rossore sembra essersi concluso un accerchiamento ai danni di Manuela Roncella, primario di Senologia all’Aoup, dato che a Livorno è diventato primario Donato Casella, allievo di Calabrese.
«Mettiamo le cose in chiaro. Questa unità non è concorrenziale al pubblico, anzi vuole essere complementare. Per me Manuela è un’amica e se domani ci fosse una nuova apertura sulla libera professione dei medici che lavorano nel pubblico, sarei pronto ad riaccoglierla a braccia aperte».
Ma a chi vi rivolgete?
«Vogliamo offrire un percorso di cura di eccellenza tipico dei migliori ospedali pubblici a tutte le donne con una polizza assicurativa. San Rossore dovrebbe essere ringraziato, perché sgrava il pubblico di costi certi. Chi sceglie noi, libera un posto nelle liste di attesa pubbliche per cui ha pagato le tasse».
Certo, difficilmente raggiungerete i quasi 700 interventi del policlinico pisnao, ma qualcosa potete erodere...
«In sette mesi sono stati trattati una ventina di casi. Ma, ripeto, non siamo in competizione col pubblico. Anzi, abbiamo fatto nascere una unità di eccellenza tipica degli ospedali pubblici anche nella speranza che si comprenda che può esserci collaborazione».
E avete altri progetti simili in partenza?
«Sì. Stiamo per dare il via ad una struttura di eccellenza simile per la cura del cancro alla prostata. Verrà a lavorare a Pisa Alberto Bossi, il maggiore esperto europeo di radioterapia sulla prostata e a capo di una unità all’istituto Gustave Roussy in Francia».
(m.n.)
Madonna, perché far nascere una unità operativa in una clinica privata specializzata in questo settore?
«Il tumore al seno purtroppo è una patologia di grande incidenza e per questo abbiamo scelto i migliori. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Claudio Calabrese, ex primario della oncologia chirurgica di Careggi e Alberto Luini dello Ieo di Milano, due dei migliori chirurghi e senologi di Europa e ci siamo lanciati».
Con San Rossore sembra essersi concluso un accerchiamento ai danni di Manuela Roncella, primario di Senologia all’Aoup, dato che a Livorno è diventato primario Donato Casella, allievo di Calabrese.
«Mettiamo le cose in chiaro. Questa unità non è concorrenziale al pubblico, anzi vuole essere complementare. Per me Manuela è un’amica e se domani ci fosse una nuova apertura sulla libera professione dei medici che lavorano nel pubblico, sarei pronto ad riaccoglierla a braccia aperte».
Ma a chi vi rivolgete?
«Vogliamo offrire un percorso di cura di eccellenza tipico dei migliori ospedali pubblici a tutte le donne con una polizza assicurativa. San Rossore dovrebbe essere ringraziato, perché sgrava il pubblico di costi certi. Chi sceglie noi, libera un posto nelle liste di attesa pubbliche per cui ha pagato le tasse».
Certo, difficilmente raggiungerete i quasi 700 interventi del policlinico pisnao, ma qualcosa potete erodere...
«In sette mesi sono stati trattati una ventina di casi. Ma, ripeto, non siamo in competizione col pubblico. Anzi, abbiamo fatto nascere una unità di eccellenza tipica degli ospedali pubblici anche nella speranza che si comprenda che può esserci collaborazione».
E avete altri progetti simili in partenza?
«Sì. Stiamo per dare il via ad una struttura di eccellenza simile per la cura del cancro alla prostata. Verrà a lavorare a Pisa Alberto Bossi, il maggiore esperto europeo di radioterapia sulla prostata e a capo di una unità all’istituto Gustave Roussy in Francia».
(m.n.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
