Sicurezza
Più poveri con le famiglie “scoppiate”
Le separazioni e il precariato tra le cause dell’aumento delle situazioni di indigenza
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PISA. Italiani e stranieri. Giovani e anziani. La povertà continua a colpire indiscriminatamente, annullando qualsiasi differenza di genere, età e religione.
Sono circa 1.600 gli indigenti che nel 2016 si sono rivolti alla Caritas di Pisa. Oltre mille le persone che hanno usufruito dei servizi messi a disposizione (mense, docce e pacchi alimentari). Un piccolo esercito di “invisibili” che ogni giorno si rivolge alle strutture e alle organizzazioni di volontariato in cerca di un piccolo aiuto per far fronte ad una situazione di disagio alimentato anche dalla precarietà lavorativa.
L’annuale Rapporto diocesano sulle povertà, che verrà presentato nei prossimi giorni, racconta di un disagio ormai sempre più diffuso. Tracciando anche una mappa della sofferenza ormai non più ascrivibile ad un’emergenza più o meno passeggera, ma ad un problema strutturale seppur in continuo mutamento. Gli ultimi trend parlano di migliaia di persone che all’ombra della Torre si ritrovano imprigionati in una trappola da cui faticano ad emergere e a ritrovare autonomia. I più colpiti sono giovani stranieri e anziani italiani. La povertà, però, non guarda in faccia a nessuno. Con perdita di lavoro, lavoro precario e divisioni familiari che continuano ad alimentare la parabola di dati e statistiche che da anni continua a salire senza mai iniziare la fase discendente. Numeri in linea con quelli degli anni passati.
«Non c’è stato un significativo aumento delle persone assistite perché i nostri servizi hanno raggiunto ormai il livello di saturazione», specifica don Emanuele Morelli, direttore della Caritas, a margine del tradizionale pranzo natalizio per i poveri preparato dagli studenti dell’Istituto alberghiero Matteotti. «Questi sono i numeri di una sconfitta – aggiunge don Morelli –: dati che non raccontano quanto è brava la Caritas, i suoi volontari e i suoi operatori, ma i dolori della gente e di un fenomeno, quello della povertà, in continua evoluzione».
La famiglia “scoppiata”, quelle monoreddito e quelle che tirano avanti con lavori (e salari) precari rappresentano le nuove cause di povertà. Condizioni che, sempre più spesso, sono insufficienti a far fronte alle normali esigenze della vita. Con casa e lavoro che per molti rappresentano i grandi bisogni da soddisfare. Insieme, anche, ad un semplice pasto. Quello che ieri oltre cento indigenti (soprattutto senza dimora o persone che conducono una vita solitaria e appartata in sistemazioni di fortuna che quotidianamente frequentano le mense cittadine della Caritas: quelle diurne del Cottolengo e della parrocchia di San Francesco e quella serale di Santo Stefano Extra Moenia) hanno potuto consumare in un’occasione speciale: l’ormai tradizionale pasto natalizio preparato dagli studenti del Matteotti e servito nei locali della Rsa “Umberto Viale” di via Garibaldi.
Italiani e stranieri, giovani e anziani hanno pranzato insieme ad alcuni operatori, volontari e giovani in servizio civile alla Caritas diocesana, con don Morelli, la presidente della Società della Salute Sandra Capuzzi, il preside del Matteotti Salvatore Caruso e il direttore del personale della cooperativa Paim (che gestisce la struttura) Giuseppe Cecchi. Un momento di convivialità, ma anche di riflessione. «Un’iniziativa diventata ormai tradizionale – aggiunge don Morelli – in cui la vera risorsa sono i ragazzi del Matteotti che hanno cucinato e servito il pranzo in quello che non è un catering ordinario, ma una tappa della loro formazione in cui si mettono a servizio dei più deboli. Un’esperienza educativa che fa più bene a chi la fa che a chi la riceve».
Un pranzo speciale iniziato con le lasagne al pesto genovese in ricetta originale, seguito dal petto di pollo alla mediterranea accompagnato da un tortino di spinaci e formaggio, un contorno di piselli e, per chiudere, crostate alla marmellata di tutti i gusti.
«A Natale non basta dire siamo tutti più buoni, ma occorre ritrovare alcuni valori – conclude Capuzzi –. Spesso diamo per scontate tante cose e abbiamo dimenticato il valore della solidarietà. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ci sono cristiani e musulmani che mangiano insieme accanto ad un albero di Natale: questi simboli devono essere elementi di unione e non di divisione».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sono circa 1.600 gli indigenti che nel 2016 si sono rivolti alla Caritas di Pisa. Oltre mille le persone che hanno usufruito dei servizi messi a disposizione (mense, docce e pacchi alimentari). Un piccolo esercito di “invisibili” che ogni giorno si rivolge alle strutture e alle organizzazioni di volontariato in cerca di un piccolo aiuto per far fronte ad una situazione di disagio alimentato anche dalla precarietà lavorativa.
L’annuale Rapporto diocesano sulle povertà, che verrà presentato nei prossimi giorni, racconta di un disagio ormai sempre più diffuso. Tracciando anche una mappa della sofferenza ormai non più ascrivibile ad un’emergenza più o meno passeggera, ma ad un problema strutturale seppur in continuo mutamento. Gli ultimi trend parlano di migliaia di persone che all’ombra della Torre si ritrovano imprigionati in una trappola da cui faticano ad emergere e a ritrovare autonomia. I più colpiti sono giovani stranieri e anziani italiani. La povertà, però, non guarda in faccia a nessuno. Con perdita di lavoro, lavoro precario e divisioni familiari che continuano ad alimentare la parabola di dati e statistiche che da anni continua a salire senza mai iniziare la fase discendente. Numeri in linea con quelli degli anni passati.
«Non c’è stato un significativo aumento delle persone assistite perché i nostri servizi hanno raggiunto ormai il livello di saturazione», specifica don Emanuele Morelli, direttore della Caritas, a margine del tradizionale pranzo natalizio per i poveri preparato dagli studenti dell’Istituto alberghiero Matteotti. «Questi sono i numeri di una sconfitta – aggiunge don Morelli –: dati che non raccontano quanto è brava la Caritas, i suoi volontari e i suoi operatori, ma i dolori della gente e di un fenomeno, quello della povertà, in continua evoluzione».
La famiglia “scoppiata”, quelle monoreddito e quelle che tirano avanti con lavori (e salari) precari rappresentano le nuove cause di povertà. Condizioni che, sempre più spesso, sono insufficienti a far fronte alle normali esigenze della vita. Con casa e lavoro che per molti rappresentano i grandi bisogni da soddisfare. Insieme, anche, ad un semplice pasto. Quello che ieri oltre cento indigenti (soprattutto senza dimora o persone che conducono una vita solitaria e appartata in sistemazioni di fortuna che quotidianamente frequentano le mense cittadine della Caritas: quelle diurne del Cottolengo e della parrocchia di San Francesco e quella serale di Santo Stefano Extra Moenia) hanno potuto consumare in un’occasione speciale: l’ormai tradizionale pasto natalizio preparato dagli studenti del Matteotti e servito nei locali della Rsa “Umberto Viale” di via Garibaldi.
Italiani e stranieri, giovani e anziani hanno pranzato insieme ad alcuni operatori, volontari e giovani in servizio civile alla Caritas diocesana, con don Morelli, la presidente della Società della Salute Sandra Capuzzi, il preside del Matteotti Salvatore Caruso e il direttore del personale della cooperativa Paim (che gestisce la struttura) Giuseppe Cecchi. Un momento di convivialità, ma anche di riflessione. «Un’iniziativa diventata ormai tradizionale – aggiunge don Morelli – in cui la vera risorsa sono i ragazzi del Matteotti che hanno cucinato e servito il pranzo in quello che non è un catering ordinario, ma una tappa della loro formazione in cui si mettono a servizio dei più deboli. Un’esperienza educativa che fa più bene a chi la fa che a chi la riceve».
Un pranzo speciale iniziato con le lasagne al pesto genovese in ricetta originale, seguito dal petto di pollo alla mediterranea accompagnato da un tortino di spinaci e formaggio, un contorno di piselli e, per chiudere, crostate alla marmellata di tutti i gusti.
«A Natale non basta dire siamo tutti più buoni, ma occorre ritrovare alcuni valori – conclude Capuzzi –. Spesso diamo per scontate tante cose e abbiamo dimenticato il valore della solidarietà. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ci sono cristiani e musulmani che mangiano insieme accanto ad un albero di Natale: questi simboli devono essere elementi di unione e non di divisione».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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