Il Tirreno

Pisa

Palpeggia 13enne: condannato ex politico

di Pietro Barghigiani
Palpeggia 13enne: condannato ex politico

Pena di 3 anni per il settantenne accusato di atti sessuali con minorenne. Erano sul divano nella casa della zia della vittima

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PISA. La debolezza di un attimo. La mano di un anziano che si allunga sul corpo acerbo di una ragazzina di neanche 13 anni.

Frazioni di secondo che diventano accuse e ipotesi di reato. Fino alla condanna in primo grado con il giudice che riconosce la responsabilità dell’imputato e lo condanna a 3 anni con il rito abbreviato (sconto di un terzo della pena).

È la storia di un ex politico della provincia pisana che ieri mattina è comparso davanti al gup Giulio Cesare Cipolletta per rispondere del reato di atti sessuali con minorenni.

Ammesso al rito abbreviato chiesto dal suo legale, l’avvocato Letizia Giovannetti, per il pensionato, sulla settantina, il pm Aldo Mantovani aveva chiesto una pena di 4 anni. Il gup è sceso di poco rispetto alla richiesta dell’accusa la cui pena base era di 6 anni per il comportamento dell’imputato nei confronti di una ragazzina con una differenza di età di poco meno di 60 anni.

L’episodio, isolato, secondo la denuncia finita in Procura, sarebbe avvenuto nella casa dell’allora compagna del pensionato (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la minore).

Lui è un ex professionista con un passato di amministratore nel suo Comune. Lei una tredicenne che in una domenica d’inverno a casa della zia, presente ma in camera da letto, si ritrova da sola con l’allora compagno della parente. Sono sul divano. Lui sta guardando la tv, lei si avvicina. A quel punto le versioni divergono e il punto fermo per ora è la condanna.

Lo “zio” acquisito allunga le mani nelle parti intime della ragazza. Che non denuncia subito quello che è successo.

Lo confida alla mamma tempo dopo e solo in quel momento i palpeggiamenti diventano materia di indagini dei carabinieri ai quali la donna si rivolge. Il resto è storia recente.

Un incidente probatorio per verificare l’attendibilità dell’accusatrice e verbalizzare le sue dichiarazioni. La richiesta di rinvio a giudizio e la scelta dell’imputato di farsi giudicare con rito abbreviato.

Un’udienza in camera di consiglio per farsi giudicare solo sulla base degli atti raccolti nel corso delle indagini ed evitare un processo pubblico. Il più importante dei quali è stato il racconto della ragazza. È stata ritenuta attendibile e creduta prima dalla Procura e poi dal giudice. Scontato il ricorso in appello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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