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Pisa

Omicidio della pineta scena muta del barista

Omicidio della pineta scena muta del barista

Il giovane fermato per il delitto del pusher 19enne non risponde al giudice Oggi la decisione se tenerlo in carcere o liberarlo per assenza di gravi indizi

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PISA. Scena muta. Senza poter conoscere gli atti Michele Antonelli, il 24enne di Calambrone fermato dalla polizia domenica con l’accusa di aver ucciso il pusher marocchino il giorno dell’Immacolata ha scelto di non rispondere al gip Giuseppe Laghezza.

Ieri mattina nel carcere Don Bosco il giovane, assistito dall’avvocato Laura Antonelli, si è presentato davanti al giudice che deve convalidare il fermo di indiziato di reato disposto dal sostituto procuratore Paola Rizzo sulla base delle indagini della squadra mobile.

Il magistrato ha chiesto la custodia in carcere per Antonelli, conosciuto nel giro dello spaccio, senza particolari precedenti di rilievo. Entro la mattinata di oggi il gip deciderà se convalidare l’arresto, ritenendo gravi gli indizi di colpevolezza del fermato, o in alternativa firmare la liberazione del 24enne per assenza di elementi a suo carico che giustifichino la custodia in carcere. Antonelli e il suo legale non hanno potuto leggere gli atti. Quelle carte che, secondo Procura e squadra mobile, conterrebbero elementi significativi per contestare al giovane l’accusa di omicidio volontario. Un reato da ergastolo.

Vive con i genitori e lavora come barista che fa la stagione estiva sul litorale, Michele Antonelli. Finita l’estate si è interrotto anche l’impiego. I suoi trascorsi nella droga e quella scatola vuota possibile custodia della pistola trovata in casa, oltre a una serie di indicazioni dei pusher, hanno indirizzato gli inquirenti sul nome di Antonelli. Per loro è lui l’assassino di Ayoub Jarmouni, il 19 enne marocchino trovato morto la mattina di venerdì 8 dicembre nella pineta di Marina, di fronte al bagno Arcobaleno. Un colpo sparato a bruciapelo sulla parte sinistra del collo. Un proiettile di piccolo calibro la cui esistenza, con relativo foro d’entrata, era emersa solo con l’autopsia. La pistola non è stata trovata a casa del barista. Così come non c’era il cellulare portato via alla vittima. L’autore del delitto può averlo acceso mandando segnali involontari agli investigatori impegnati a mappare i segnali dei telefonini agganciati alle celle in zona.

Pietro Barghigiani



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