Il Tirreno

Pisa

«La picchiò e la scaraventò dall’auto in corsa»

«La picchiò e la scaraventò dall’auto in corsa»

In tribunale il racconto di un uomo che soccorse una donna vittima per mesi delle violenze del compagno

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PISA. «La trovai in strada. Si sbracciava. Lì per lì non scesi subito, c’erano i miei figli in auto, li stavo accompagnando alla stazione. Poi aprii solo il finestrino. Lei era sconvolta, piangeva, ma sembrava lucida. Mi chiese aiuto. Scesi e vidi che aveva addosso solo un vestitino nero, e le calze strappate. Disse che lui l’aveva gettata dall’auto in corsa. Sì, disse che il suo compagno l’aveva scaraventata fuori dopo una litigata. Io presi il telefono e chiamai il 112». Questo maresciallo dell’aviazione al banco dei testimoni potrebbe essere la pietra sopra le sofferenze di Mary.

La chiave per dire addio ai ricordi di quello che considera il suo periodo di prigionia. Da un anno, oltre al suo, in tribunale si susseguono solo racconti indiretti di chi magari sentiva ma non abbastanza, vedeva ma sempre troppo poco rispetto a ciò che ha sopportato lei quattro anni fa, vittima di un uomo in poco tempo diventato predatore, oggi un “ex” accusato di violenza sessuale, lesioni, maltrattamenti in famiglia, violenza privata. In aula, di fronte al collegio presieduto dal giudice Eugenia Mirani e alla pm Flavia Alemi oggi sarebbe dovuto comparire anche lui, il 46enne residente in provincia, noto ristoratore e titolare di un locale nell’alta Valdera. È accusato di aver tenuto Mary (nome di fantasia, ndr) per mesi ostaggio di un ricatto, di averla picchiata e costretta a fare sesso in cambio dei soldi con cui compare da mangiare alla figlia piccola, di averla maltrattata di fronte a lei più volte, e rinchiusa in casa. Quello della sera d’ottobre 2013 raccontato da un passante diventato testimone è stato solo uno dei brandelli di un rapporto malato. Lei cantante e ballerina, lo aveva conosciuto in una sala da ballo. Anche lui aveva una vita “artistica” e l’unione, almeno all’inizio, si fonda su questo, ma in poco tempo si trasforma, le premure di lui diventano ossessione, le divergenze liti furiose, le parole chiodi, la passione violenza. «Una volta litigammo, era geloso e imbestialito. Mi fece percorrere il sentiero che portava alla cascina a piedi nudi, era pieno di ciottoli appuntiti, le pietre mi ferirono, caddi e mi rialzai», ha raccontato Mary mesi fa in una delle prime udienze. E ancora: «Una volta eravamo al locale, sbagliai una operazione alla cassa. Diventò una furia, succedeva sempre quando beveva e si faceva di coca. Mi portò a forza nel piazzale e mi fece cadere trascinandomi sulla ghiaia».

Poi arrivarono le testimonianze del fratello e quelle di un’amica. Ieri forse quella che potrebbe essere decisiva per confermare il suo racconto: un maresciallo che una sera passa per caso sulla strada che da Ponsacco porta a Pontedera. «Dopo aver chiamato i soccorsi - dice il testimone - arrivò quell’uomo. Mi minacciò, mi disse di andarmene sennò me la sarei vista brutta, e disse che aveva preso il numero di targa. Poi arrivarono carabinieri e ambulanza».

(m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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