Proteste
Buon compleanno Paolo
Il 18 dicembre 1955 nasceva Terreni, amato vignettista
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Attimi, secoli. Era stordito e non riusciva a capire da quanto fosse lì, dentro l’armatura, soffocato dal calore che la lamiera generava sotto i raggi del sole estivo.
Gocce di sudore colavano sugli occhi, negli occhi, costringendolo a sbattere le palpebre per dilavare quel pungente fastidio. Il palafreniere faceva fatica a tenere a bada il destriero e sbuffi di schiuma partivano dalla bocca del cavallo da guerra.
Era lì, concentrato sul bersaglio, sul nemico, su quell’altro uomo che, come lui, pativa infinite pene, nell’attesa di soffrirne altre.
Era lì, con lo sguardo fisso all’orifiamma, per carpire l’attimo in cui il vessillifero l’avrebbe abbassata.
Era lì, immobile, e stava per piantare gli speroni nel fianco della bestia; un attimo ancora e uomo e animale sarebbero schizzati in avanti in cerca di gloria, o di morte, sperando solo in una risoluzione rapida e definitiva.
Stava muto, fra lo stupore e l’attesa generale, immobile. Il vessillo scarlatto si mosse e in un attimo sfrecciava con baldanza verso l’altro cavaliere, mentre il pubblico vociava il suo nome.
Nanni da Pisa, cavaliere crociato, incrociava le armi con Cucco Seccamerenda. Il vincente avrebbe impalmato Cristina degli Ammannati, donna di rarissima bellezza.
Un tonfo, un lamento, al primo passaggio la lancia gli aveva fracassato la mentoniera e fiotti di sangue colavano dalla tempia al volto, dal volto al collo. Nanni non si dette per vinto, scrutò il rivale e dietro di lui percepì il sorriso di un giovane scalzo, coi lunghi capelli raccolti da un laccio. “Ranieri”, fu il suono flebile che gli uscì dalle labbra tumefatte e, senza attendere il segnale, spronò il cavallo ripartendo per la pugna. Forse fu per l’aiuto del santo, forse fu il destino. Se pur acciaccato, Nanni da Pisa disarcionò Cucco. Onori, vessilli e la mano della donna, erano stati conquistati.
Chi erano Nanni, Cucco e Cristina? Personaggi inventati, achetipi storici che l’amico Paolo aveva plasmato. Li ho solo presi in prestito, per rievocare ciò che lui, un tempo, ebbe nel cuore mentre scriveva di loro. Storia di Pisa, voglia di raccontare la storia di Pisa che Paolo ebbe e mai rinnegò. E, badate bene, storia di Pisa raccontata ai più piccoli, anche attraverso i fumetti. Da quel medioevo reale che aveva studiato, trasse il suo medioevo fantastico; da quel bisogno di affermare la sua appartenenza a Pisa, Paolo trasse e plasmò. Dette vita a Neri, e a tutte le vignette comparse nel Nerazzurro nei lunghi anni di collaborazione col Pisa Sc, Paolo Terreni, vignettista, autore di poster, locandine, manifesti, sognatore che spingeva il pensiero oltre la linea del nostro marino orizzonte.
Viaggiò, conobbe, cullò il sogno dell’Esperanto, oggi parola sconosciuta ai più. Scrisse di storia, e curò proprio una rubrica sul Tirreno, come facciamo io e Fabio Vasarelli, ai nostri giorni. Per me era sempre stato una specie di mito, un fauno o un minotauro, una bestia fantastica, un semidio che mi aveva mille e mille volte ispirato. E alla fine fu così che lo conobbi, eretto e fiero sulla sua sedia a rotelle, già amputato di entrambe le gambe. Figura lieve e silenziosa, quasi etereo nei suoi sorrisi pacati.
E diventammo amici e ci imbarcammo in un progetto letterario, scrivendo racconti gialli, ambientati rigorosamente a Pisa. Fui fiero di lavorare con lui, non l’ho mai confessato, ma un po’ sentivo di dover rendere qualcosa al suo impegno, alla sua passione. E fu così che il mio contributo letterario, parlava proprio della vicenda di Mingarda Buzzaccherini, madre di quel Ranieri Scacceri tanto caro a Paolo. Prima che il libro fosse editato, gli feci leggere il mio racconto. Quando ci incontrammo, sorrise, con quel fare dolce che solo lui aveva e ne rimasi commosso.
Di solito scrivo di storia locata più lontana nel tempo, ma il 18 dicembre del 1955, come oggi, Paolo nasceva in questa nostra amata Pisa. È il suo compleanno, sarebbe. Visse, scrisse, sognò, fu educatore e formatore di una coscienza collettiva che molti ancora portano stampata in faccia e nel cuore. Paolo, grazie per tutto ciò che ci hai dato. Spero che Pisa non ti dimentichi.
Anzi, Pisa, ma una rotonda intitolata a Paolo? Tanto ne fate una al giorno. Ovunque tu sia, continua a sognare. Buon Natale, caro amico Paolo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Gocce di sudore colavano sugli occhi, negli occhi, costringendolo a sbattere le palpebre per dilavare quel pungente fastidio. Il palafreniere faceva fatica a tenere a bada il destriero e sbuffi di schiuma partivano dalla bocca del cavallo da guerra.
Era lì, concentrato sul bersaglio, sul nemico, su quell’altro uomo che, come lui, pativa infinite pene, nell’attesa di soffrirne altre.
Era lì, con lo sguardo fisso all’orifiamma, per carpire l’attimo in cui il vessillifero l’avrebbe abbassata.
Era lì, immobile, e stava per piantare gli speroni nel fianco della bestia; un attimo ancora e uomo e animale sarebbero schizzati in avanti in cerca di gloria, o di morte, sperando solo in una risoluzione rapida e definitiva.
Stava muto, fra lo stupore e l’attesa generale, immobile. Il vessillo scarlatto si mosse e in un attimo sfrecciava con baldanza verso l’altro cavaliere, mentre il pubblico vociava il suo nome.
Nanni da Pisa, cavaliere crociato, incrociava le armi con Cucco Seccamerenda. Il vincente avrebbe impalmato Cristina degli Ammannati, donna di rarissima bellezza.
Un tonfo, un lamento, al primo passaggio la lancia gli aveva fracassato la mentoniera e fiotti di sangue colavano dalla tempia al volto, dal volto al collo. Nanni non si dette per vinto, scrutò il rivale e dietro di lui percepì il sorriso di un giovane scalzo, coi lunghi capelli raccolti da un laccio. “Ranieri”, fu il suono flebile che gli uscì dalle labbra tumefatte e, senza attendere il segnale, spronò il cavallo ripartendo per la pugna. Forse fu per l’aiuto del santo, forse fu il destino. Se pur acciaccato, Nanni da Pisa disarcionò Cucco. Onori, vessilli e la mano della donna, erano stati conquistati.
Chi erano Nanni, Cucco e Cristina? Personaggi inventati, achetipi storici che l’amico Paolo aveva plasmato. Li ho solo presi in prestito, per rievocare ciò che lui, un tempo, ebbe nel cuore mentre scriveva di loro. Storia di Pisa, voglia di raccontare la storia di Pisa che Paolo ebbe e mai rinnegò. E, badate bene, storia di Pisa raccontata ai più piccoli, anche attraverso i fumetti. Da quel medioevo reale che aveva studiato, trasse il suo medioevo fantastico; da quel bisogno di affermare la sua appartenenza a Pisa, Paolo trasse e plasmò. Dette vita a Neri, e a tutte le vignette comparse nel Nerazzurro nei lunghi anni di collaborazione col Pisa Sc, Paolo Terreni, vignettista, autore di poster, locandine, manifesti, sognatore che spingeva il pensiero oltre la linea del nostro marino orizzonte.
Viaggiò, conobbe, cullò il sogno dell’Esperanto, oggi parola sconosciuta ai più. Scrisse di storia, e curò proprio una rubrica sul Tirreno, come facciamo io e Fabio Vasarelli, ai nostri giorni. Per me era sempre stato una specie di mito, un fauno o un minotauro, una bestia fantastica, un semidio che mi aveva mille e mille volte ispirato. E alla fine fu così che lo conobbi, eretto e fiero sulla sua sedia a rotelle, già amputato di entrambe le gambe. Figura lieve e silenziosa, quasi etereo nei suoi sorrisi pacati.
E diventammo amici e ci imbarcammo in un progetto letterario, scrivendo racconti gialli, ambientati rigorosamente a Pisa. Fui fiero di lavorare con lui, non l’ho mai confessato, ma un po’ sentivo di dover rendere qualcosa al suo impegno, alla sua passione. E fu così che il mio contributo letterario, parlava proprio della vicenda di Mingarda Buzzaccherini, madre di quel Ranieri Scacceri tanto caro a Paolo. Prima che il libro fosse editato, gli feci leggere il mio racconto. Quando ci incontrammo, sorrise, con quel fare dolce che solo lui aveva e ne rimasi commosso.
Di solito scrivo di storia locata più lontana nel tempo, ma il 18 dicembre del 1955, come oggi, Paolo nasceva in questa nostra amata Pisa. È il suo compleanno, sarebbe. Visse, scrisse, sognò, fu educatore e formatore di una coscienza collettiva che molti ancora portano stampata in faccia e nel cuore. Paolo, grazie per tutto ciò che ci hai dato. Spero che Pisa non ti dimentichi.
Anzi, Pisa, ma una rotonda intitolata a Paolo? Tanto ne fate una al giorno. Ovunque tu sia, continua a sognare. Buon Natale, caro amico Paolo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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