La manifestazione
A Ripafratta viene giù il monte
San Giuliano Terme (Pisa). Tre anni fa la frana che distrusse una casa. E oggi niente è cambiato
SAN GIULIANO TERME. «Siamo gli unici terremotati della Toscana e non ci ha aiutato nessuno. L’assoluzione degli imputati per mancati controlli ci ha davvero tagliato le gambe». Oggi ricorre il terzo anniversario della frana di Ripafratta e Maria Teresa Corti Grassotti è affranta. Nella sua vita, quella della sua famiglia, c’è un punto di rottura diventato una voragine. Una famiglia che in pochi istanti perde tutto per responsabilità di un “altrui” che fino ad ora, per la giustizia italiana, non c’è. E si ritrova da sola a cercare di ricominciare, tra mille disagi e tante spese, senza sapere se e quando potrà riallacciare i fili con la vita di prima.
Era il 17 dicembre 2014 quando la collina su cui svettava il traliccio di Terna, franò sulla casa rosa di via Fattori. All’ora di cena Mario Grassotti, Maria Teresa Corti, le loro figlie, Aurora e Chiara, e il fidanzato di una delle due, erano in cucina. Una serata come tante, in compagnia, a pochi giorni dalle festività natalizie. Una famiglia intera avrebbe perso la vita se il cane Tex, un grazioso border collie bianco e nero, non avesse attirato con un insolito abbaio l’attenzione di Chiara. Il fedele animale aveva percepito che qualcosa stava per accadere e riuscì ad avvisare tempestivamente i suoi padroni.
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«Sono uscita a vedere perché era così inquieto e mi sono accorta che la collina stava venendo giù. Ho urlato ai miei familiari “tutti fuori!” e siamo usciti appena in tempo», aveva detto Chiara Grassotti la sera della tragedia, mentre i vigili del fuoco lavoravano per mettere in sicurezza l’area.
Nel giro di pochi secondi una casa intera era stata sventrata da una montagna di pietre e fango, mille metri cubi di terra hanno sconvolto per sempre la vita dei Grassotti: uno scenario pauroso per chi è accorso sul posto poco dopo il crollo, constatando che per un gioco del destino si erano salvati tutti gli occupanti dell’edificio.
L’evento avrebbe potuto avere conseguenze ben più tragiche e per questo la Procura aprì subito un’inchiesta.
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Ma ad oltre 1000 giorni dal fatto, non si conosce il responsabile dell’accaduto. «Come stiamo? Beh, male. A giugno tutti gli imputati sono stati assolti in sede penale perché il fatto non sussiste. È stata una batosta - dice la signora Grassotti - Abbiamo perso tutto, non abbiamo neanche i soldi per sistemare ciò che rimane della nostra abitazione. Abbiamo anche contattato il geologo che è intervenuto a Rigopiano, abbiamo speso 40.000 euro in spese legali, ma non è servito a niente. Non c’è nessun colpevole». In tre anni dunque ci sono cinque persone letteralmente miracolate, che difficilmente recupereranno i ricordi di una vita contenuti nella casa di famiglia andata letteralmente distrutta.
Mentre a livello giudiziario la verità sulle cause e sulle responsabilità appare ancora lontana, la natura ha continuato a fare il suo corso. «Dopo gli interventi di regimazione delle acque effettuati circa due anni fa, la collina ha continuato a muoversi – dice Grassotti - Siamo soli. Se non avessimo avuto i parenti ad aiutarci, come avremmo potuto fare?». A fine novembre una lettera di denuncia della famiglia è stata pubblicata dal Corriere della Sera nella pagina dedicate alle ingiustizie. «Salvo un primo immediato interessamento, niente ci è stato dato dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione. Eppure noi non abbiamo mai smesso di credere nella giustizia, ma questa giustizia si è fermata al giudizio preliminare, dove tutti gli indagati sono stati assolti: chi deve progettare, agire, sorvegliare, non ha nessuna colpa – si legge nella missiva - All’indomani di un evento tragico l’opinione pubblica pretende che le persone che hanno sbagliato paghino e questo sembra avvenire: il pubblico ministero iscrive dei nomi nel registro degli indagati e l’opinione pubblica è appagata. Dopo due, tre anni, a conclusione di interminabili rinvii, quando l’eco dell’evento si affievolisce, nessuno è colpevole e chi ha perso tutto, magari anche una persona cara, vive nuovamente il dolore subito. Ecco perché, pur essendo persone dignitose e riservate, dobbiamo rendere pubblica la nostra disgrazia e farne partecipi i lettori».
Della vicenda si occupò nel 2015 una commissione consiliare d’inchiesta che nella relazione finale, approvata dal consiglio comunale, mise nero su bianco che «i dipendenti comunali hanno avuto, anche se a livelli diversificati, responsabilità nella gestione di atti e provvedimenti relativi alle frane registrate prima del dicembre 2014, e cioè dopo gli smottamenti avvenuti tra marzo 2013 e marzo 2014». Una pesante conclusione politica che di fatto, finora, non ha avuto nessun esito giudiziario.
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