Il Tirreno

Pisa

Microcamera e suggeritore per superare l’esame di guida

di Pietro Barghigiani
Microcamera e suggeritore per superare l’esame di guida

Scoperta e denunciata per truffa un’operaia. L’apparecchio con microfono legato a un braccio Le scuse: «Serve per misurare la pressione». Poi ammette: «Ho dato mille euro al complice» 

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PISA. «L’auto mi serve per andare a lavorare». Ai poliziotti chiamati dal personale della Motorizzazione la donna che di lì a poco sarebbe stata denunciata per truffa non ha saputo fornire altra spiegazione per giustificare la truffa tecnologica messa in piedi con un complice pagato mille euro e scoperta dopo l’esame per il rinnovo della patente.

Se non fosse stata così maldestra da parlare a voce alta e non tenere un profilo basso anche quando sapeva di essere finita nel mirino degli esaminatori, la 53enne di origini casertane, residente a Calcinaia, forse l’avrebbe fatta franca. Così non è stato.

La storia si è conclusa con una denuncia per truffa, l’annullamento dell’esame di guida e la patente da inseguire chissà ancora per quanto tempo.

«Ci è sembrata davvero mortificata» spiegano gli investigatori. Quella patente, insomma, le serviva per recarsi da Calcinaia a Pontedera dove lavora in una ditta come operaia.

Lo stratagemma non era proprio campato in aria. È solo mancata l’accortezza nel gestirlo. Si è presentata giovedì nel salone della Motorizzazione civile a San Giuliano Terme intabarrata in un piumino extralarge. Che non si è tolta. Il motivo l’hanno capito poco dopo. Sul braccio sinistro aveva applicato un congegno dotato di microfono e piccola telecamera all’altezza del polso. In pratica con il video faceva leggere i quiz al complice che, dall’esterno, le riferiva le risposte. Una conversazione che per i toni e la gestualità della donna è arrivata alle orecchie del personale della Motorizzazione.

Durante la prova, anziché osservare il più assoluto silenzio, si è messa a parlare e, nonostante il rimprovero degli esaminatori, ha proseguito nella sua conversazione all’apparenza senza motivo finendo l’esame. Il rischio di non farcerla ha prevalso sulla valutazione delle conseguenze del suo azzardo. È andata avanti fino a quando gli addetti hanno chiamato la polizia stradale. L’hanno portata in una stanza vicino al salone degli esami invitandola a togliersi il piumone. Lei sulle prime ha detto no. Poi un’investigatrice l’ha perquisita scoprendo il marchingegno applicato al braccio sinistro. Legato con un nastro bianco è spuntato un apparecchio artigianale collegato a una microcamera e a un microfono, con cui la donna comunicava a un complice le domande ricevendo le risposte. Prima di capitolare ha provato a inventarsi un paio di scuse. Nell’ordine: «Soffro di diabete e lo strumento serve a misurare i valori dell’insulina». E a seguire: «No, è un misuratore di pressione di ultima generazione». L’evidenza di quanto fossero inverosimili le bugie l’ha fatta arrendere dopo poco minuti. «Ho bisogno della patente, devo lavorare» ha provato a spiegare ai poliziotti della stradale. Aveva perso il documento di guida dopo essere passata tre volte in un anno con il semaforo rosso. Uno stop con cui le era stato imposto anche di rifare scritto e prova pratiche.

L’aver superato l’esame ha fatto scattare la consumazione del reato di truffa. Ora, grazie ai contatti telefonici, gli investigatori agli ordini del comandante Ameglio Menguzzo sono sulle tracce del suggeritore occulto. Ha detto ai poliziotti la candidata: «Lo conosco di vista. So che sta a Napoli e per mille euro è venuto a Pisa dandomi questo apparecchio per rispondere ai quiz».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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