Lutto
Patteggia e torna libero uno dei ladri del tombino
Pena di due anni e mezzo per furto aggravato, ricettazione e lesioni personali L’altro resta in carcere. Sono accusati di aver sfondato diverse vetrine di negozi
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PISA. Uno è uscito dal Don Bosco poche ore dopo aver patteggiato la pena. L’altro ha scelto il rito abbreviato e verrà giudicato a gennaio. Nel frattempo resta in carcere. Sono accusati di furto aggravato, ricettazione e lesioni personali.
Zarco Seferovic, 19 anni, nato a Nuoro, di etnia rom, dopo una settimana di cella esce con un patteggiamento a 2 anni e mezzo, pena sospesa consentita oltre i 2 anni per chi ha dai 18 ai 21 anni. Chi rimane in prigione è Brusli Seferovic, 36 anni, origini bosniache. La sua sorte processuale sarà decisa tra un paio di settimane. È stata la prosecuzione della direttissima della scorsa settimana, l’udienza che si è tenuta ieri davanti al giudice Luca Salutini (pm onorario Giovanni Pepe). I due imputati, difesi dall’avvocato Sara Baldini, erano stati arrestati in flagranza, e con qualche postumo da pronto soccorso per i poliziotti, al termine di un inseguimento iniziato dopo la segnalazione di un passante. Il cittadino, in zona Media World in via Matteucci, mercoledì scorso verso mezzanotte aveva sentito il rumore dei colpi contro un vetrina. Erano i due amici che con un tombino si stavano aprendo un varco in una tabaccheria.
Ci sono riusciti, sono entrati e dopo poco secondi sono usciti con la cassa fuggendo a bordo di una Panda bianca rubata in via di Cisanello. In fuga verso l’ospedale. La telefonata del passante al 113 aveva favorito l’arrivo di una volante pronta ad agganciare la Panda e inseguirla per un paio di chilometri. La corsa era finita in via Canavari, con l’utilitaria che si era schiantata contro un camion, anche se i due, feriti, avevano proseguito a piedi. Quattro poliziotti li avevano bloccati in via Don Bosco ricevendo pugni e calci.
Sulla Panda c’erano i ferri del mestiere (piede di porco, cacciaviti, chiavi inglesi, mazze e un coltello con una lama da 12 centimetri) e la cassa appena rubata con 400 euro in monete. I due, provenienti da Olbia, vivono a Pisa da tre anni. La loro casa sono le roulotte che spesso bivaccano nella zona di via di Pratale. Il furto alla tabaccheria è una cortezza e per quello Zarco ha patteggiato e Brusli sarà giudicato più avanti. Il sospetto, però, vista la tecnica con cui si sono mossi è che ci sia la loro mano nei colpi in almeno cinque negozi, fra cui il Caffè Dell’Ussero su lungarno Pacinotti, Mood in Corso Italia e Buffetti in via Croce. Ma anche la tabaccheria svaligiata alla Sesta Porta poco minuti prima dell’assalto in via Matteucci.
Non resta che procedere con la comparazione di Dna e impronte digitali tra i due arrestati e i reperti acquisiti nei luoghi dei furti. E a quel punto i raid del tombino avranno una paternità. Con i processi a seguire. Senza la condizionale.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Zarco Seferovic, 19 anni, nato a Nuoro, di etnia rom, dopo una settimana di cella esce con un patteggiamento a 2 anni e mezzo, pena sospesa consentita oltre i 2 anni per chi ha dai 18 ai 21 anni. Chi rimane in prigione è Brusli Seferovic, 36 anni, origini bosniache. La sua sorte processuale sarà decisa tra un paio di settimane. È stata la prosecuzione della direttissima della scorsa settimana, l’udienza che si è tenuta ieri davanti al giudice Luca Salutini (pm onorario Giovanni Pepe). I due imputati, difesi dall’avvocato Sara Baldini, erano stati arrestati in flagranza, e con qualche postumo da pronto soccorso per i poliziotti, al termine di un inseguimento iniziato dopo la segnalazione di un passante. Il cittadino, in zona Media World in via Matteucci, mercoledì scorso verso mezzanotte aveva sentito il rumore dei colpi contro un vetrina. Erano i due amici che con un tombino si stavano aprendo un varco in una tabaccheria.
Ci sono riusciti, sono entrati e dopo poco secondi sono usciti con la cassa fuggendo a bordo di una Panda bianca rubata in via di Cisanello. In fuga verso l’ospedale. La telefonata del passante al 113 aveva favorito l’arrivo di una volante pronta ad agganciare la Panda e inseguirla per un paio di chilometri. La corsa era finita in via Canavari, con l’utilitaria che si era schiantata contro un camion, anche se i due, feriti, avevano proseguito a piedi. Quattro poliziotti li avevano bloccati in via Don Bosco ricevendo pugni e calci.
Sulla Panda c’erano i ferri del mestiere (piede di porco, cacciaviti, chiavi inglesi, mazze e un coltello con una lama da 12 centimetri) e la cassa appena rubata con 400 euro in monete. I due, provenienti da Olbia, vivono a Pisa da tre anni. La loro casa sono le roulotte che spesso bivaccano nella zona di via di Pratale. Il furto alla tabaccheria è una cortezza e per quello Zarco ha patteggiato e Brusli sarà giudicato più avanti. Il sospetto, però, vista la tecnica con cui si sono mossi è che ci sia la loro mano nei colpi in almeno cinque negozi, fra cui il Caffè Dell’Ussero su lungarno Pacinotti, Mood in Corso Italia e Buffetti in via Croce. Ma anche la tabaccheria svaligiata alla Sesta Porta poco minuti prima dell’assalto in via Matteucci.
Non resta che procedere con la comparazione di Dna e impronte digitali tra i due arrestati e i reperti acquisiti nei luoghi dei furti. E a quel punto i raid del tombino avranno una paternità. Con i processi a seguire. Senza la condizionale.
Pietro Barghigiani
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