Sicurezza
Gli studenti protagonisti della Festa della Toscana
Tra storia e attualità agli Arsenali va in scena il consiglio comunale straordinario utile per riflettere, dicono i ragazzi, sulle «troppe ingiustizie del nostro mondo»
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PISA. Musica, cittadinanza e diritti umani. Con questi ingredienti, conditi dalla presenza del presidente del consiglio della Regione Toscana e di una rappresentanza di studenti delle scuole superiori di Pisa, una seduta straordinaria del consiglio comunale pisano ha celebrato, ieri mattina, la diciottesima Festa della Toscana presso la storica cornice degli Arsenali Repubblicani. Le voci autorevoli dei rappresentanti istituzionali, alternate a quelle più insicure (ma non per questo meno emozionanti) dei giovani studenti degli istituti Carducci, Santoni, Galilei-Pacinotti e Buonarroti hanno raccontato l’importanza del gesto compiuto il 30 novembre 1786 dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, l’emanazione dell’editto che rese la Toscana il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte e la tortura. È infatti proprio per ricordare questo passo significativo lungo la strada del progresso che nel 2000 il consiglio regionale della Toscana ha scelto la data del 30 novembre per celebrare la Festa della Regione Toscana, un omaggio a tutti coloro che si riconoscono nei valori della pace, della giustizia e della libertà.
«Se a Pisa siamo un po’ in ritardo con i festeggiamenti è perché tante sono state le iniziative organizzate nei piccoli e grandi comuni della nostra regione dal 30 ad oggi – spiega il presidente del consiglio comunale, Ranieri Del Torto - Ma noi pisani possiamo essere particolarmente orgogliosi di questa celebrazione, perché oggi ricordiamo un evento significativo avvenuto proprio nella nostra città, a poche centinaia di metri da qui».
Fu, infatti, Palazzo Reale la sede della firma del cosiddetto Codice leopoldino (o Leopoldina), motivo per cui il consiglio comunale di Pisa ha deciso di apporre su una parete di quello che è oggi museo nazionale una targa commemorativa che ricordi l’avvenimento e «funzioni da sprone per tutto ciò che va ancora fatto in termini di diritti umani». Come sottolineato dal presidente del consiglio della Regione Toscana, Eugenio Giani, sono infatti «solo 105 gli Stati del mondo che hanno abolito la pena di morte, su circa 200, il che significa che tocca a noi continuare a lottare per portare avanti la battaglia iniziata da Pietro Leopoldo, affinché migliaia di condannati a morte non debbano più vedere violata la propria dignità di uomini». Sul tema dei diritti umani, ieri, hanno insistito anche gli studenti delle scuole superiori, che servendosi della musica, della storia, e, soprattutto, della potenza delle parole, sono riusciti ad emozionare i presenti e a far riflettere sulle «tante, troppe ingiustizie che ancora animano il nostro mondo».
Enza Chiappone
«Se a Pisa siamo un po’ in ritardo con i festeggiamenti è perché tante sono state le iniziative organizzate nei piccoli e grandi comuni della nostra regione dal 30 ad oggi – spiega il presidente del consiglio comunale, Ranieri Del Torto - Ma noi pisani possiamo essere particolarmente orgogliosi di questa celebrazione, perché oggi ricordiamo un evento significativo avvenuto proprio nella nostra città, a poche centinaia di metri da qui».
Fu, infatti, Palazzo Reale la sede della firma del cosiddetto Codice leopoldino (o Leopoldina), motivo per cui il consiglio comunale di Pisa ha deciso di apporre su una parete di quello che è oggi museo nazionale una targa commemorativa che ricordi l’avvenimento e «funzioni da sprone per tutto ciò che va ancora fatto in termini di diritti umani». Come sottolineato dal presidente del consiglio della Regione Toscana, Eugenio Giani, sono infatti «solo 105 gli Stati del mondo che hanno abolito la pena di morte, su circa 200, il che significa che tocca a noi continuare a lottare per portare avanti la battaglia iniziata da Pietro Leopoldo, affinché migliaia di condannati a morte non debbano più vedere violata la propria dignità di uomini». Sul tema dei diritti umani, ieri, hanno insistito anche gli studenti delle scuole superiori, che servendosi della musica, della storia, e, soprattutto, della potenza delle parole, sono riusciti ad emozionare i presenti e a far riflettere sulle «tante, troppe ingiustizie che ancora animano il nostro mondo».
Enza Chiappone
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