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Bulgarella denuncia “La partita truccata”

Bulgarella denuncia “La partita truccata”

L’imprenditore racconta in un libro inchieste, mafia e pentiti e chi «mi ha voluto distruggere con accuse infondate»

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PISA. Indagato in Toscana con l'accusa di associazione a delinquere e di aver favorito la mafia in una inchiesta nella quale tuttavia il Tribunale del riesame ha sollevato le proprie perplessità che la Cassazione non ha tenuto in considerazione su elementi di indagine «non indicativi, generici e contraddittori», l'imprenditore siciliano Andrea Bulgarella racconta adesso la vicenda, e non solo, nel libro "La partita truccata" (Ed. Rubettino, 15 euro) di prossima uscita.

Mafia, giustizia, poteri forti, banche la "tela velenosa" descritta insieme al giornalista Giacomo Di Girolamo.

Accusato di aver costruito la sua fortuna grazie all'appoggio della mafia trapanese e del boss Matteo Messina Denaro in particolare, Bulgarella contesta le accuse e racconta la sua vita «fatta di denunce, e di tanti no detti non solo a Cosa nostra, ma anche a chi chiede tangenti e favori».

Nel libro sono citati banchieri e un'analisi del sistema con cui alcuni grandi gruppi imprenditoriali del Nord si spartiscono le opere pubbliche in Sicilia. Ma anche la burocrazia incontrata a Pisa, le intercettazioni dei carabinieri del Ros, la superficialità frequente dell'informazione e il modo in cui i collaboratori di giustizia cambiano le dichiarazioni a loro piacimento.

«Il mio è il disperato atto di accusa per cercare di smuovere le coscienze, e far nascere nel Paese una sana ribellione contro un sistema che non va, e che non favorisce gli imprenditori onesti. In questo libro accuso i manipolatori della gogna mediatico giudiziaria - spiega Bulgarella - chi ha tentato di distruggere la mia vita con accuse infondate. Accuso le banche, che fanno finanza sporca, e non aiutano le imprese a crescere. Accuso i mafiosi che mi chiamano “sbirro” perché nella vita non mi sono mai piegato ai loro ricatti. Io non ho mai voluto pagare, né la politica, né i funzionari corrotti, né la mafia, né i tentativi di estorsione legalizzata delle banche».

Conclude l’imprenditore: «Sono sempre stato tra due fuochi: da un lato i mafiosi che nelle intercettazioni mi indicano come "sbirro". Dall'altro lato noti investigatori che avvicinavano i miei uomini per dire: anche se Andrea Bulgarella pulito, troveremo il modo di rovinarlo...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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