Il dolore
Omicidio della pineta caccia agli amici di Ayoub
Gli investigatori vogliono ricostruire le ultime ore dello spacciatore ucciso Era in zona da qualche mese. Le ipotesi: debiti non pagati o invasione di territorio
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Ci sono alcuni parenti e non era scontato. Ma serve chi lo frequentava. Soprattutto in quei giri loschi in cui si era infilato e che alla fine lo hanno trasformato da spacciatore a vittima di un omicidio.
La squadra mobile sta cercando contatti su Pisa e anche su Livorno per riannodare i fili di una esistenza da balordo conclusa all’obitorio con un’ogiva nel collo. Pistola di piccolo calibro, forse una scacciacani modificata.
La caccia all’assassino di Ayoub Jarmouni, 19 anni, marocchino, è iniziata da sabato mattina. Da quando gli investigatori si sono sentiti dire dal medico legale che il giovane trovato alle 10 circa di venerdì 8 dicembre nella pineta di marina di Pisa era stato ucciso. Giustiziato con un colpo di pistola nella parte sinistra del collo. Un foro che a distanza di ore si era rimarginato, senza sangue, diventando agli occhi rapidi del primo sopralluogo quasi un graffio.
Il 19enne viveva di spaccio e chi condivideva con lui quella vita da borderline non è corso in questura per raccontare le ultime ore di vita di Ayoub. La difficoltà in un’indagine del genere è anche questa. Gli investigatori hanno iniziato a sentire diverse persone. Connazionali della vittima, soprattutto. Gente conosciuta per essere inciampata più volte in fermi e arresti. L’obiettivo è ricostruire le ultime ore di vita del marocchino e se nel suo ambiente potesse aver pestato i piedi a qualcuno prendendo, senza pagare, carichi di hashish. O se era andato a occupare uno spazio già assegnato ad altri pusher “gelosi” difensori del loro territorio. Bazzicava tra Pisa e Livorno da tre-quattro mesi il marocchino che per tetto aveva un cielo di stelle. Viveva accampato nella boscaglia dove è stato trovato morto. Non è detto che sia stato ucciso lì, tra i pini spazzati da acqua e vento nel giorno dell’Immacolata. Di sicuro chi lo ha ammazzato ha fatto sparire il suo telefonino. Uno strumento prezioso per gli investigatori attraverso il quale avrebbero potuto mettere insieme persone e contatti di Ayoub. E da lì partire per muoversi in una direzione ben orientata. Non è semplice far parlare chi ha conosciuto solo per pochi mesi la vittima, arrivata in Italia da un anno e mezzo con un barcone sbarcato a Pozzallo (Ragusa).
Sull’omicidio di Marina di Pisa, il consigliere comunale Maurizio Nerini di Noi Adesso Pisa e Fratelli d’Italia scrive al sindaco per chiedergli «quali siano le iniziative che si vogliono mettere in campo e proporre anche nel comitato per l'ordine e la sicurezza per frenare i fenomeni di spaccio e bivacchi in pineta».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La squadra mobile sta cercando contatti su Pisa e anche su Livorno per riannodare i fili di una esistenza da balordo conclusa all’obitorio con un’ogiva nel collo. Pistola di piccolo calibro, forse una scacciacani modificata.
La caccia all’assassino di Ayoub Jarmouni, 19 anni, marocchino, è iniziata da sabato mattina. Da quando gli investigatori si sono sentiti dire dal medico legale che il giovane trovato alle 10 circa di venerdì 8 dicembre nella pineta di marina di Pisa era stato ucciso. Giustiziato con un colpo di pistola nella parte sinistra del collo. Un foro che a distanza di ore si era rimarginato, senza sangue, diventando agli occhi rapidi del primo sopralluogo quasi un graffio.
Il 19enne viveva di spaccio e chi condivideva con lui quella vita da borderline non è corso in questura per raccontare le ultime ore di vita di Ayoub. La difficoltà in un’indagine del genere è anche questa. Gli investigatori hanno iniziato a sentire diverse persone. Connazionali della vittima, soprattutto. Gente conosciuta per essere inciampata più volte in fermi e arresti. L’obiettivo è ricostruire le ultime ore di vita del marocchino e se nel suo ambiente potesse aver pestato i piedi a qualcuno prendendo, senza pagare, carichi di hashish. O se era andato a occupare uno spazio già assegnato ad altri pusher “gelosi” difensori del loro territorio. Bazzicava tra Pisa e Livorno da tre-quattro mesi il marocchino che per tetto aveva un cielo di stelle. Viveva accampato nella boscaglia dove è stato trovato morto. Non è detto che sia stato ucciso lì, tra i pini spazzati da acqua e vento nel giorno dell’Immacolata. Di sicuro chi lo ha ammazzato ha fatto sparire il suo telefonino. Uno strumento prezioso per gli investigatori attraverso il quale avrebbero potuto mettere insieme persone e contatti di Ayoub. E da lì partire per muoversi in una direzione ben orientata. Non è semplice far parlare chi ha conosciuto solo per pochi mesi la vittima, arrivata in Italia da un anno e mezzo con un barcone sbarcato a Pozzallo (Ragusa).
Sull’omicidio di Marina di Pisa, il consigliere comunale Maurizio Nerini di Noi Adesso Pisa e Fratelli d’Italia scrive al sindaco per chiedergli «quali siano le iniziative che si vogliono mettere in campo e proporre anche nel comitato per l'ordine e la sicurezza per frenare i fenomeni di spaccio e bivacchi in pineta».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
