Sicurezza
Ucciso con un colpo di pistola al collo
di Pietro Barghigiani
L’assassino ha preso il telefonino della vittima. Si indaga nel mondo della droga
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PISA. Quello che sembrava non era. Non era stata un’overdose a uccidere un giovane marocchino trovato nella pineta di Marina la mattina del giorno dell’Immacolata. Gli avevano sparato. Un colpo di pistola, piccolo calibro, sul lato sinistro del collo. Talmente minuscolo che nel giro di qualche ora la ferita, priva di sangue, si era quasi rimarginata lasciando solo una specie di escoriazione scambiabile per un graffio.
Colpo di pistola. È stata l’autopsia, medico legale Luigi Papi, a chiarire che Ayoub Jarmouni, 19 anni, marocchino, era stato ammazzato. La polizia ha atteso un paio di giorni prima di diffondere la notizia. Prima ha fatto trascorrere quelle canoniche 48 ore in cui, se è possibile, è bene lavorare a fari spenti.
La vittima. Ayoub, Giobbe in arabo, porta un cognome, Jarmouni, che a Pisa e in Versilia spesso è un segno del destino, quello dello spaccio. Incensurato, clandestino, fotosegnalato dalla polizia al momento dell’arrivo a Pozzallo (Ragusa) un anno e mezzo fa su uno dei tanti barconi della speranza, il 19enne si arrangiava con un’attività di piccolo cabotaggio. Viveva e dormiva alla giornata, il più delle volte nella pineta dove poi incontrava i clienti. Un fratello vive a Pontedera e si è fatto vivo con la Squadra mobile. Il 19enne, invece, negli ultimi tempi bazzicava la zona di Livorno.
Il telefono sparito. Chi lo ha ucciso ha preso anche il suo telefonino. La scatola nera delle nostre esistenze avrebbe potuto raccontare molto. Le ultime chiamate, messaggi, appuntamenti concordati. Il cellulare è sparito. La localizzazione dell’apparecchio è uno degli elementi su cui stanno lavorando gli investigatori della squadra mobile, coordinati dal sostituto procuratore, Paola Rizzo.
L’omicidio. Non è detto che l’omicidio sia avvenuto dove è stato rinvenuto il cadavere. L’assenza di sangue sulla scena può far supporre che il delitto sia stato commesso altrove e poi il corpo portato dove è stato scoperto da un passante. Chi ha sparato ha usato una pistola di piccolo calibro e lo ha fatto qualche ora prima del passaggio del commerciante marinese. L’ogiva conficcata nel collo e invisibile a occhio nudo è stata recuperata. Intorno al corpo gli agenti avevano trovato delle dosi in preparazione, soprattutto di hashish. Erano del marocchino? Sono state messe lì dall’assassino o dagli assassini per confondere i primi sopralluoghi della polizia?
Il movente. Contesto e storia personale della vittima fanno propendere per un movente legato a motivi di droga. «Un regolamento tra bande rivali» è la sintesi di un primo approccio nell’indagine. Stupefacenti non pagati o qualche parola fuori posto. La scorsa settimana ci sono state 28 misure cautelari per stroncare lo spaccio in tre punti caldi della città, ex Draga, Cittadella e Corte Sanac. Dopo qualche giorno l’omicidio di uno pusher che si muoveva da poco nell’ambiente. Se e come possa esserci un collegamento è un altro fronte di indagine.
Polizia a medicina legale. Sabato mattina dalla questura hanno mandato due volanti all’istituto di medicina legale. Era stata segnalata la presenza di tre connazionali di Ayoub e per precauzione è stato deciso l’invio degli agenti. I tre non credevano all’ipotesi dell’overdose.
Colpo di pistola. È stata l’autopsia, medico legale Luigi Papi, a chiarire che Ayoub Jarmouni, 19 anni, marocchino, era stato ammazzato. La polizia ha atteso un paio di giorni prima di diffondere la notizia. Prima ha fatto trascorrere quelle canoniche 48 ore in cui, se è possibile, è bene lavorare a fari spenti.
La vittima. Ayoub, Giobbe in arabo, porta un cognome, Jarmouni, che a Pisa e in Versilia spesso è un segno del destino, quello dello spaccio. Incensurato, clandestino, fotosegnalato dalla polizia al momento dell’arrivo a Pozzallo (Ragusa) un anno e mezzo fa su uno dei tanti barconi della speranza, il 19enne si arrangiava con un’attività di piccolo cabotaggio. Viveva e dormiva alla giornata, il più delle volte nella pineta dove poi incontrava i clienti. Un fratello vive a Pontedera e si è fatto vivo con la Squadra mobile. Il 19enne, invece, negli ultimi tempi bazzicava la zona di Livorno.
Il telefono sparito. Chi lo ha ucciso ha preso anche il suo telefonino. La scatola nera delle nostre esistenze avrebbe potuto raccontare molto. Le ultime chiamate, messaggi, appuntamenti concordati. Il cellulare è sparito. La localizzazione dell’apparecchio è uno degli elementi su cui stanno lavorando gli investigatori della squadra mobile, coordinati dal sostituto procuratore, Paola Rizzo.
L’omicidio. Non è detto che l’omicidio sia avvenuto dove è stato rinvenuto il cadavere. L’assenza di sangue sulla scena può far supporre che il delitto sia stato commesso altrove e poi il corpo portato dove è stato scoperto da un passante. Chi ha sparato ha usato una pistola di piccolo calibro e lo ha fatto qualche ora prima del passaggio del commerciante marinese. L’ogiva conficcata nel collo e invisibile a occhio nudo è stata recuperata. Intorno al corpo gli agenti avevano trovato delle dosi in preparazione, soprattutto di hashish. Erano del marocchino? Sono state messe lì dall’assassino o dagli assassini per confondere i primi sopralluoghi della polizia?
Il movente. Contesto e storia personale della vittima fanno propendere per un movente legato a motivi di droga. «Un regolamento tra bande rivali» è la sintesi di un primo approccio nell’indagine. Stupefacenti non pagati o qualche parola fuori posto. La scorsa settimana ci sono state 28 misure cautelari per stroncare lo spaccio in tre punti caldi della città, ex Draga, Cittadella e Corte Sanac. Dopo qualche giorno l’omicidio di uno pusher che si muoveva da poco nell’ambiente. Se e come possa esserci un collegamento è un altro fronte di indagine.
Polizia a medicina legale. Sabato mattina dalla questura hanno mandato due volanti all’istituto di medicina legale. Era stata segnalata la presenza di tre connazionali di Ayoub e per precauzione è stato deciso l’invio degli agenti. I tre non credevano all’ipotesi dell’overdose.
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