Il Tirreno

Pisa

La Lega candida Ziello e Petrucci rifiuta Roma

di Mario Neri
Da sinistra: Raffaella Bonsangue (Fi), Susanna Ceccardi (Lega), Edoardo Ziello (Lega), Diego Petrucci (Fdi)
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Da sinistra: Raffaella Bonsangue (Fi), Susanna Ceccardi (Lega), Edoardo Ziello (Lega), Diego Petrucci (Fdi)

La sindaca ai suoi detta la linea sulle elezioni amministrative: «Non faremo da agnello sacrificale, no ai nomi di Forza Italia». E il leader di FdI: «Resto a fare il sindaco dell’Abetone, non fatemi un dispetto» 

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PISA. «La Lega non farà la parte dell’agnello sacrificale. In nome dell’alleanza, abbiamo ceduto a Forza Italia la leadership in molti Comuni. Questa volta ci prendiamo i nostri crediti». Da giorni veste il ruolo che le ha cucito addosso Matteo Salvini. In fondo, il leader del Carroccio l’aveva incoronata quest’estate. «Sarà Susanna a costruire la candidatura per Pisa», disse il segretario lumbard fra salsicce e birre alla festa di Navacchio. E ora la leonessa di Cascina suona la sveglia alle truppe.

Susanna Ceccardi rivendicherà la spinta dell’onda d’urto leghista per la scelta del nome con cui dare l’assalto al Pd nell’alleanza di centrodestra. Il trumpismo italiano in Toscana da tre anni sta sconvolgendo la geografia politica, ha confidato ai suoi. E nelle ultime riunioni, con il segretario toscano Manuel Vescovi e i luogotenenti pisani, la sindaca di Cascina è stata chiara. Lo ha ribadito anche in bus, nel viaggio verso la manifestazione romana: «Al tavolo delle trattative con Forza Italia e Fratelli d’Italia dobbiamo avere noi il pallino in mano». Del resto, l’investitura salviniana le dà carta bianca non solo sulla città della Torre ma anche su tutti gli altri Comuni di peso in cui a primavera si vota per le amministrative. È lei la delegata della Lega che negozierà con gli alleati le candidature e i programmi per i centri sopra i 15mila abitanti. Pisa, Siena, Massa, sarà lei, la rossa che quasi ogni giorno guerreggia con deputati e big renziani in tv, la player del Carroccio con cui dovranno confrontarsi il coordinatore regionale azzurro Stefano Mugnai e Giovanni Donzelli, l’emissario di Giorgia Meloni in Toscana.

Ovunque, la Susy tenterà di far valere quello che ormai ritiene il primato della Lega negli equilibri del centrodestra toscano. «In città, nel 2015, abbiamo preso più del 18%, i forzisti si fermarono al 7,15% e Fratelli d’Italia al 5,3. Non ci vengano a dire che l’elettorato cittadino è più paludato di quello cascinese. Il nostro candidato sarà Edoardo Ziello», ha dettato la linea la sindaca. Bussola di questa “vocazione maggioritaria” interna alla coalizione, i risultati del voto alle regionali nel 2015, e non solo lo smacco di Cascina inferto ai dem, cioè quello del fortino “rosso” espugnato laddove sembrava impossibile. Nel mirino, dunque, c’è soprattutto Pisa. E chi le ha parlato sa che non accetterà altre candidature di partito.

Non quella della coordinatrice provinciale azzurra Raffaella Bonsangue. «Perché dovrei dare il via libera ad una candidatura perdente in partenza? Edoardo è giovane, battagliero, ha una esperienza da amministratore, ha il profilo giusto, anche Matteo mi sosterrà. E comunque non mi siederò al tavolo con lei», ha confidato. Un colpo di spugna, quindi, anche sul nome di Luca Nannipieri, circolato nel risiko degli ultimi giorni. «Una boutade», l’ha liquidata la sindaca, che non rinuncerà all’incoronazione del suo assessore al welfare, «a meno che non si trovi un candidato civico che unisca tutti, ma molto vicino a noi». In fondo, è il ragionamento di Ceccardi, se c’è chi «vanta» un credito nella coalizione di centrodestra, questa è la Lega: Grosseto e Arezzo sono guidate da forzisti e Pistoia da un sindaco meloniano. «A Pisa tocca a noi», è stato il diktat di Salvini.

Che in Toscana guarda con interesse anche alla partita dei collegi che si sta aprendo con le Politiche. I vertici leghisti non danno peso ai sondaggi, Berlusconi in crescita non fa paura. Sono convinti di poter strappare 4 seggi alla Camera e 2 al Senato, almeno a stare alla fotografia post voto di tre anni fa alle regionali. Ma saranno tutti conquistati col proporzionale. Nella rosa delle candidature per ora non figura la sindaca di Cascina. Un addio al Comune aprirebbe una crepa in un partito anti-casta. Più probabili i nomi di Claudio Borghi, il consigliere economico di Salvini, e Vescovi. Ma i leghisti sanno di avere pochi margini sui collegi uninominali; lì il pallino è in mano al Pd. A parte tre o quattro “feudi” a rischio.

Uno di questi è Pisa, dove la candidatura del leader locale di Mdp, Paolo Fontanelli, potrebbe risucchiare voti ai dem e far avanzare il centrodestra. Sui plurinominali per Forza Italia le stime non vanno oltre i 2 seggi alla Camera e uno al Senato, già blindati per Stefano Mugnai, Deborah Bergamini (a meno che la vestale del berlusconismo non si ricandidi in Emilia) e Altero Matteoli. Il primo a fiutare l’occasione così è stato Donzelli. Ci proverà lui stesso, ma ha chiesto un “sacrificio” anche a Diego Petrucci. L’ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia poteva scegliere: o qui o sulla montagna pistoiese. E comunque avrebbe avuto lo scudo del proporzionale. Niente. «Mi fate un dispetto – ha risposto – io voglio rimanere a fare il sindaco dell’Abetone e Cutigliano».

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