Il Tirreno

Pisa

A 18 ANNI DAI FATTI 

L’allora titolare delle indagini: «Reato già prescritto ad agosto»

PISA. «Il reato di omicidio preterintenzionale per il quale la Procura ha riaperto l’inchiesta Scieri si è prescritto nell’agosto scorso». Lo afferma l’ex pm Giuliano Giambartolomei. Il ragionamento...

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PISA. «Il reato di omicidio preterintenzionale per il quale la Procura ha riaperto l’inchiesta Scieri si è prescritto nell’agosto scorso».

Lo afferma l’ex pm Giuliano Giambartolomei. Il ragionamento è matematico: la prescrizione ordinaria fissa in 18 anni i termini per estinguere il reato. Emanuele Scieri fu trovato morto il 16 agosto 1999. Il titolare della indagini sulla fine di Scieri in una lunga lettera alla commissione parlamentare d’inchiesta precisa quei passaggi sui quali, per lontananza dai fatti, davanti ai commissionari l’allora magistrato è sembrato incerto. L’ispezione a sorpresa alla Gamerra tra il 14 e il 15 agosto 1999 del generale Enrico Celentano? «La Commissione può accertare che, nella stessa notte vennero fatte altre due ispezioni, alle caserme dei paracadutisti di Pistoia e Siena» spiega Giambartolomei che aggiunge: «Quanto alle domande circa l’atto di opposizione della famiglia Scieri alla richiesta di archiviazione del pm nel procedimento 1243/2000, la presidente ha fatto un altro abuso dei miei non ricordi o dei ricordi errati. Addirittura ho detto che l’avevo trattato io, non ricordando invece che fu trattato dall’allora procuratore Enzo Iannelli. Peraltro, se il gip ha ritenuto di emettere decreto di archiviazione, ciò sta a significare che non ha ritenuto che nell’atto di opposizione vi fossero elementi che giustificassero un supplemento di indagine». Su un altro l’ex pm tiene a precisa quanto emerso nell’audizione: «Quanto ai miei sopralluoghi, essi sono formalmente documentati, come da verbali con il RoNo di Pisa e in data 22 agosto 1999 con il Racis di Roma. Vi sono inoltre agli atti le videoregistrazioni di sopralluoghi, formali e informali, da me fatti insieme con i vigili del fuoco di Pisa». Conclude Giambartolomei che la sua lettera non è animata da spirito polemico ma soltanto dalla necessità «tutelare la mia immagine professionale di ex magistrato». La stoccata finale non manca alla presidente Sofia Amoddio: «Ho dovuto purtroppo maturare la convinzione che (la presidente, ndr) abbia male inteso i contenuti dell’articolo 82 della Costituzione che, pur attribuendo alle commissioni parlamentari d’inchiesta gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria, non consente di sottoporre a critica l’operato di magistrati che hanno svolto le indagini con il solo scopo di accertare la verità nel pieno rispetto della legge penale».(p.b.)



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