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Pisa

«I migranti arrivano sani, si ammalano qui»

«I migranti arrivano sani, si ammalano qui»

I risultati della commissione parlamentare in un convegno all’ex Cappuccini con l’ex ministro Kyenge

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PISA. Medici, infermieri ed operatori socio-sanitari. Erano in molti al convegno “Immigrazione, Salute e Pregiudizi”, organizzato all’ex convento dei Cappuccini in San Giusto. Un evento formativo volto ad affrontare in una prospettiva medico-scientifica il tema dell’immigrazione e dell’impatto sanitario nel Paese, al centro di paure, pregiudizi, polemiche e divisioni nel dibattito sull’accoglienza. Diviso in due momenti e mediato dal giornalista Francesco Paletti, il seminario ha dato voce ad esperti del settore e personalità politiche operanti in materia, già dalla mattinata, aperta dai saluti dell’assessora alle politiche sociali Sandra Capuzzi.

Ad inaugurare la seconda parte della giornata, il presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, Lauro Mengheri, che ha approfondito alcuni aspetti del recente fenomeno migratorio, specialmente in rapporto ai minori.

Dopo Mengheri, il deputato Federico Gelli (Pd), medico epidemiologo e presidente della commissione parlamentare sul sistema di accoglienza dei migranti, ha esposto nei dettagli la relazione della commissione. Un lavoro lungo e complesso, intrapreso nel 2014 e svolto sotto la presidenza di Gelli a partire dal 2016. «La nostra commissione è nata sull’onda dello sdegno riguardo ai Cie - ha detto l’onorevole -. Come medico epidemiologo mi interessava verificare la concretezza delle paure diffuse tra l’opinione pubblica. Dopo le molte visite al momento della primissima accoglienza, i migranti non sono portatori di malattie infettive. È, per semplificare, una selezione naturale: le famiglie mandano chi è in grado di compiere un viaggio attraverso il deserto e poi in nave». Su circa 2.000 migranti osservati tra gennaio e dicembre 2016, sono stati riscontrati 510 casi di comune febbre, 19 di tubercolosi, 4 tubercolosi extrapolmonari, 11 polmoniti batteriche, 11 gastroenteriti e 2 soli casi di Hiv».

Si assiste però, secondo quanto emerso dal convegno, un altro fenomeno: queste persone si ammalano nel nostro Paese perché vivono in condizioni igienico-sanitarie pessime. Preoccupanti anche i risvolti psichiatrici e psicologici della vita in queste condizioni, aspetti che il sistema sanitario cura ben poco: si arriva così alla cosiddetta sindrome del “migrante esausto”. Per ovviare a questo problema servirebbe la figura del mediatore culturale, che è invece una frequente mancanza nelle strutture pubbliche italiane. Il richiedente asilo ha diritto all’assistenza sanitaria, all’esenzione dal ticket e al medico di base per tutta la durata della pendenza della richiesta d’asilo.

Incece è risultato alla commissione che spesso l’esercizio di questi diritti è ostacolato da difficoltà pratiche e che vi sono significative difformità di procedure sul territorio nazionale. In caso di stranieri privi di permesso di soggiorno, sono garantite le cure urgenti, essenziali e continuative e sono estesi i programmi di medicina preventiva. «È fortunatamente venuta meno la legge Bossi-Fini, insieme al terribile istituto della segnalazione degli stranieri irregolari. Oggi sussiste un vero e proprio divieto. In definitiva, se il timore di contagi causati da movimenti significativi di popolazione ha giustificazioni sul piano storico, non lo ha sul piano pratico e medico nell’Italia di oggi», la conclusione.

A spostare la discussione sul piano europeo, Cecile Kyenge, ex ministro per l’Integrazione oggi europarlamentare e membro della commissione libertà civili, giustizia ed affari interni. «C’è una grande crisi della solidarietà, rispetto alla quale cerchiamo soluzioni basate sull’equa ripartizione delle responsabilità - ha detto Kyenge -. Tutte le azioni dell’Unione Europea devono includere ricerca e salvataggio, ma uscendo il più possibile dall'approccio emergenziale».

Carlotta Lattanzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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