Sicurezza
Precari della sanità assunzioni congelate
di Mario Neri
Saccardi: dubbi d’incostituzionalità sulla legge Madia. 300 in bilico
5 MINUTI DI LETTURA
PISA. Dovrebbe essere l’apriscatole di un sistema sanitario nazionale impigliato da anni in una specie di ricorso selvaggio al lavoro instabile, flessibile, comunque sia a scadenza e senza garanzie. Marianna Madia due settimane fa ne ha gioito su Facebook definendola «un atto di giustizia sociale». Matteo Renzi l’ha rivendicata alla Leopolda come uno dei successi raggiunti nella scia dei suoi mille giorni. E perfino i sindacati, ormai ai ferri corti col segretario Pd, in questo caso avevano parlato di «svolta storica». Solo fra Cisanello e Santa Chiara la circolare numero 3 del 2017 varata il 23 novembre scorso dalla ministra della Funzione pubblica promette di stabilizzare circa 300 atipici. In Toscana la “salva-precari” coinvolgerebbe 2.000 fra medici, biologi, infermieri, tecnici di laboratorio, operatori socio-sanitari a contratto. In Italia si calcola possa diventare la riscossa per 50 mila “fantasmi” della Pubblica amministrazione. Una volta tanto, norme chiare e intelligibili per dire una cosa semplice: addio precariato. I DUBBI DELLE REGIONI
Da qualche giorno però quella circolare è finita in un limbo interpretativo, e i condizionali sono tornati di nuovo un obbligo. Il documento con cui il governo dà attuazione a uno dei tasselli cruciali delle legge Madia potrebbe essersi già incagliato nel rischio di incostituzionalità. Il «superamento del precariato» citato nel titolo della circolare sembra di nuovo un orizzonte nebuloso. Sulla carta, il testo prevede che chi negli ultimi otto anni, fra i precari della pubblica amministrazione (sanità, enti locali e ricerca), abbia maturato almeno 36 mesi di contratti a tempo determinato o flessibili (anche non continuativi) potrà venir assunto a partire dal primo gennaio del 2018. Ovvio, i lavoratori del servizio sanitario sono la maggioranza. E a decidere come, in che tempi e con quali coperture finanziarie stabilizzarli adesso dovranno essere le Regioni e le singole aziende.
IL RISCHIO RICORSI
«Ma in un primo incontro a Roma qualche giorno fa – dice l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi – non in pochi hanno sollevato dubbi sull’attuazione della circolare. C’è chi teme possa essere bersagliata dai ricorsi. Secondo l’articolo 97 della Costituzione, infatti, si accede all’impiego pubblico per concorso, e non tutti i precari ricompresi dal documento potrebbero aver maturato i requisiti per la stabilizzazione attraverso una vera selezione». Se così fosse, la platea dei beneficiari dell’effetto Madia rischierebbe di venir decimata, e disinnescata la portata dell’operazione a un passo dalle Politiche. Per paradosso, la circolare salva-precari potrebbe diventare un boomerang per le polemiche degli esclusi. Ma chi potrebbe venir tagliato fuori?
LA GUERRA FRA PRECARI
Il testo distingue due categorie di “stabilizzandi”: chi ha maturato i 36 mesi vincendo contratti a tempo determinato passando attraverso una selezione pubblica e chi invece li ha raggiunti con contratti flessibili. «Il problema – dicono dagli uffici di Saccardi – è che non tutti quelli che da anni lavorano negli ospedali andando avanti a co.co.co o impieghi libero professionali hanno avuto l’incarico passando attraverso un concorso classico con una prova scritta o orale. Alcuni di essi hanno ottenuto il posto a tempo con una selezione basata sulla valutazione dei titoli, cioè del curriculum, e questo potrebbe far scattare il ricorso di chi attende da anni in una graduatoria di un concorso bandito per un posto a tempo indeterminato». Tradotto: il pericolo è che si inneschi una guerra fra precari, fra chi cerca di veder riconosciuta una posizione che ricopre nei fatti da anni, e chi quella posizione se l’è conquistata con un concorso pur non essendo un “precario storico”. I tecnici degli assessorati regionali si rivedranno a Roma il 13 dicembre. «E li stabiliremo una linea unitaria da seguire», dice Saccardi. Insomma, prima di allora l’attuazione del Salva-precari è congelata.
TROPPO VECCHI? ESCLUSI
Ma alcune insidie sono contenute nel testo stesso. «Sia i precari del “tempo determinato” che i “flessibili”, oltre ad aver collezionato 36 mesi di contratti, devono risultare in servizio almeno un giorno dopo il 28 agosto 2015», dice Riccardo Bartolini, segretario tosano della funzione pubblica della Cgil. È una sorta di soglia di sbarramento: se non sei più un precario da anni, non puoi dimostrare di essere ancora fondamentale per il reparto che ti ha dato lavoro. Non solo. La priorità sui tempi di reclutamento verrà data ai “tempi determinati”, che non dovranno passare da un nuovo concorso per essere stabilizzati. Co.co.co e liberi professionali, invece, dovranno affrontare una selezione “riservata”, cioè ristretta ai candidati con i requisiti. E comunque solo il 50% di chi verrà arruolato a tempo indeterminato verrà pescato da queste nuove graduatorie speciali, l’altro 50% dovrà provenire dalle graduatorie dei concorsi svolti negli anni passati. Un paletto che i sindacati non percepiscono come una minaccia. «La circolare dà tre anni di tempo alle aziende per la stabilizzazione, e in Toscana non si parla di numeri monstre».
I NUMERI BALLANO
Ecco, ma quali sono i numeri? «Per ora nessuno lo sa – dice Carlo Tomassini, direttore generale dell’Aoup – È partita in questi giorni la ricognizione degli uffici per calcolare quanti siano i potenziali beneficiari, ma la circolare è un fatto positivo. Il precariato va superato». Per ora le stime oscillano, si basano sul numero dei precari in servizio al 31 agosto scorso. Nelle corsie degli ospedali toscani c’erano in servizio 1500 infermieri e amministrativi a tempo determinato, 800 flessibili. A Pisa i primi erano 200 e 130 i secondi. «Ma metà di questi – dice Leonardo Fagiolini – potrebbe non aver maturato i 36 mesi. Certo, mancano comunque all’appello i medici. E non sono pochi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Da qualche giorno però quella circolare è finita in un limbo interpretativo, e i condizionali sono tornati di nuovo un obbligo. Il documento con cui il governo dà attuazione a uno dei tasselli cruciali delle legge Madia potrebbe essersi già incagliato nel rischio di incostituzionalità. Il «superamento del precariato» citato nel titolo della circolare sembra di nuovo un orizzonte nebuloso. Sulla carta, il testo prevede che chi negli ultimi otto anni, fra i precari della pubblica amministrazione (sanità, enti locali e ricerca), abbia maturato almeno 36 mesi di contratti a tempo determinato o flessibili (anche non continuativi) potrà venir assunto a partire dal primo gennaio del 2018. Ovvio, i lavoratori del servizio sanitario sono la maggioranza. E a decidere come, in che tempi e con quali coperture finanziarie stabilizzarli adesso dovranno essere le Regioni e le singole aziende.
IL RISCHIO RICORSI
«Ma in un primo incontro a Roma qualche giorno fa – dice l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi – non in pochi hanno sollevato dubbi sull’attuazione della circolare. C’è chi teme possa essere bersagliata dai ricorsi. Secondo l’articolo 97 della Costituzione, infatti, si accede all’impiego pubblico per concorso, e non tutti i precari ricompresi dal documento potrebbero aver maturato i requisiti per la stabilizzazione attraverso una vera selezione». Se così fosse, la platea dei beneficiari dell’effetto Madia rischierebbe di venir decimata, e disinnescata la portata dell’operazione a un passo dalle Politiche. Per paradosso, la circolare salva-precari potrebbe diventare un boomerang per le polemiche degli esclusi. Ma chi potrebbe venir tagliato fuori?
LA GUERRA FRA PRECARI
Il testo distingue due categorie di “stabilizzandi”: chi ha maturato i 36 mesi vincendo contratti a tempo determinato passando attraverso una selezione pubblica e chi invece li ha raggiunti con contratti flessibili. «Il problema – dicono dagli uffici di Saccardi – è che non tutti quelli che da anni lavorano negli ospedali andando avanti a co.co.co o impieghi libero professionali hanno avuto l’incarico passando attraverso un concorso classico con una prova scritta o orale. Alcuni di essi hanno ottenuto il posto a tempo con una selezione basata sulla valutazione dei titoli, cioè del curriculum, e questo potrebbe far scattare il ricorso di chi attende da anni in una graduatoria di un concorso bandito per un posto a tempo indeterminato». Tradotto: il pericolo è che si inneschi una guerra fra precari, fra chi cerca di veder riconosciuta una posizione che ricopre nei fatti da anni, e chi quella posizione se l’è conquistata con un concorso pur non essendo un “precario storico”. I tecnici degli assessorati regionali si rivedranno a Roma il 13 dicembre. «E li stabiliremo una linea unitaria da seguire», dice Saccardi. Insomma, prima di allora l’attuazione del Salva-precari è congelata.
TROPPO VECCHI? ESCLUSI
Ma alcune insidie sono contenute nel testo stesso. «Sia i precari del “tempo determinato” che i “flessibili”, oltre ad aver collezionato 36 mesi di contratti, devono risultare in servizio almeno un giorno dopo il 28 agosto 2015», dice Riccardo Bartolini, segretario tosano della funzione pubblica della Cgil. È una sorta di soglia di sbarramento: se non sei più un precario da anni, non puoi dimostrare di essere ancora fondamentale per il reparto che ti ha dato lavoro. Non solo. La priorità sui tempi di reclutamento verrà data ai “tempi determinati”, che non dovranno passare da un nuovo concorso per essere stabilizzati. Co.co.co e liberi professionali, invece, dovranno affrontare una selezione “riservata”, cioè ristretta ai candidati con i requisiti. E comunque solo il 50% di chi verrà arruolato a tempo indeterminato verrà pescato da queste nuove graduatorie speciali, l’altro 50% dovrà provenire dalle graduatorie dei concorsi svolti negli anni passati. Un paletto che i sindacati non percepiscono come una minaccia. «La circolare dà tre anni di tempo alle aziende per la stabilizzazione, e in Toscana non si parla di numeri monstre».
I NUMERI BALLANO
Ecco, ma quali sono i numeri? «Per ora nessuno lo sa – dice Carlo Tomassini, direttore generale dell’Aoup – È partita in questi giorni la ricognizione degli uffici per calcolare quanti siano i potenziali beneficiari, ma la circolare è un fatto positivo. Il precariato va superato». Per ora le stime oscillano, si basano sul numero dei precari in servizio al 31 agosto scorso. Nelle corsie degli ospedali toscani c’erano in servizio 1500 infermieri e amministrativi a tempo determinato, 800 flessibili. A Pisa i primi erano 200 e 130 i secondi. «Ma metà di questi – dice Leonardo Fagiolini – potrebbe non aver maturato i 36 mesi. Certo, mancano comunque all’appello i medici. E non sono pochi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
