Il Tirreno

Pisa

«Palpeggiata durante l’abbraccio»

«Palpeggiata durante l’abbraccio»

L’accusa di una sedicenne a un finanziere a giudizio per violenza sessuale

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PISA. «Quando mi ha abbracciato per salutarmi la mano poi è scivolata sul sedere. È successo tre volte».

È una studentessa in un istituto pisano, all’epoca dei fatti sedicenne, la ragazza che confida la frase alla professoressa con cui si sente più in sintonia. E quella frase è anche al centro del processo in cui è imputato per violenza sessuale, nella fattispecie più lieve, un finanziere di 46 anni, difeso dagli avvocati Carlo Di Bugno e Francesco Guastapaglia.

Ieri mattina davanti al collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) sono stati sentiti la professoressa che raccolse la confessione della studentessa 16enne, una poliziotta della squadra mobile e la psichiatra chiamata a chiarire la capacità di testimoniare della minorenne.

«Ha difficoltà di apprendimento, ma può rendere testimonianza» ha sottolineato la consulente.

I testi hanno risposto alle domande del pm Flavia Alemi, della difesa e della presidente del collegio.

L’accusa al finanziere è quella di aver palpeggiato una ragazzina. Siamo nel 2016. Il contesto è l’uscita dall’oratorio dopo la lezione di catechismo. Alla domanda dell’avvocato Di Bugno su come sia stato possibile un palpeggiamento di fronte a genitori e ragazzi, la professoressa ha riferito quanto confidato dalla minore: «A me fisse “Mi ha toccato il fondoschiena dopo avermi salutata abbracciandomi”. Si fidava di me, non ritengo sia un racconto inventato. Mi meraviglierei del contrario».

Le due famiglie abitano, una di fronte all’altra, in un paesino della provincia.

Quando fu sentita dalla squadra mobile la ragazza mostrò qualche incertezza su caratteristiche fisiche e nome di chi l’avrebbe toccata. «Quando la sottoponemmo al riconoscimento fotografico non ebbe dubbi indicando l’imputato» ha spiegato l’assistente capo della squadra mobile che condusse le indagini. E agli atti c’è anche la fotografia del citofono del suo vicino di casa. Uno scatto fatto dalla ragazza e consegnato alla prof per risalire al nome di chi, a suo dire, l’avrebbe palpeggiata all’uscita dal catechismo.

«La rividi dopo quella frase e le chiesi come stava – ha raccontato la docente –. Mi rispose che aveva risolto perché non andava più al catechismo». Si torna in aula a gennaio.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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