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Il Sant’Anna a Mattarella «La burocrazia ci frena»

Il Sant’Anna a Mattarella «La burocrazia ci frena»

Il presidente della Repubblica per festeggiare i trent’anni della Scuola superiore: «Questa è un’eccellenza, sarà sempre giovane perché è orientata al futuro» 

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PISA. «La Sant’Anna ha trent’anni, è giovane e sarà giovane sempre. Anche quando avrà cento anni, perché sempre orientata al futuro». Una frase, un ritratto. E in qualche modo anche un’ispirazione, uno sprone. Parla a braccio Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica non si è preparato un discorso, non lo fece due anni fa all’inaugurazione dell’anno accademico della Normale e forse non era in programma neppure stavolta. Ma qualcosa sembra averlo spinto a variare il cerimoniale. Il capo dello Stato intrattiene l’aula magna per meno di quattro minuti, un saluto breve per un ateneo che compie 30 anni («Pochi, visto che un’università si considera matura a cinquanta», ha detto da poco il rettore Pierdomenico Perata). Ma il ragionamento di Mattarella si riallaccia soprattutto alle parole pronunciate dai giovani, Carlo Favaretto e Anna Saracino, lui rappresentante degli allievi, lei dei dottorandi. Il primo parla di un ateneo che è «uno straordinario strumento di mobilità sociale, ma dalle dimensioni contenute, che non consentono di fare la differenza», di primeggiare nel mondo; la seconda della capacità di attrarre studenti dall’estero, e di «valori» su cui fondare «i risultati». Insomma, il Sant’Anna è un’eccellenza, corre ma non vola.

È lo stesso ragionamento di Perata. «Nelle classifiche siamo primi in Italia in alternanza annuale con la Normale, siamo le sole italiane fra le prime duecento del mondo – dice il prof – ma il nostro sguardo adesso è proiettato sui prossimi dieci anni, vogliamo crescere, sia per numero di docenti che di studenti». E se c’è un modo per farlo, è che il Paese (il governo) investa sulle sue eccellenze. «Questa Scuola è un punto d’eccellenza del Paese», dice Mattarella, che ricorda come qui vengano reclutati ogni anno il 27% di studenti stranieri. Ma il presidente avverte: «Come diceva la dottoressa Saracino, i risultati sono importanti, ma il talento deve essere coltivato nell’interesse del bene comune e della comunità nazionale».

Anche il governatore Enrico Rossi e il sindaco Marco Filippeschi sono d’accordo: «Questo posto è un orgoglio della Toscana» dice il primo. «Anche grazie al Sant’Anna i brevetti creati in provincia di Pisa, seppure in piena crisi, sono aumentati del 43 per cento», aggiunge il secondo.

Ma per decollare serve di più, dice Perata. La scuola di piazza Santa Caterina ha 120 docenti e ricercatori, 300 fra collaboratori e dottorandi e 400 allievi. Vanta una media di pubblicazioni di articoli molto superiore alla media nazionale, ma per competere con le migliori del mondo adesso deve crescere. «Dobbiamo aumentare numero di docenti e studenti, e aumentare le strutture, non possiamo accontentarci», dice Perata, «la Scuola deve poter crescere, non c’è spazio nella competizione globale per ricerca e innovazione dei soggetti piccoli». A questo serve la federazione con Normale e Iuss di Pavia. Prima di entrare nell’aula magna per il via all’anno accademico, Mattarella viene condotto in una stanza in cui il personale dell’ateneo ha allestito una mini-expo dei “miracoli” che l’ateneo all’ombra della Torre in questi anni è stato capace di concepire. C’è la mano robotica mossa dal pensiero, poi Doro, il robot domestico, e infine una sospensione che alcuni giovani studiosi hanno progettato per Hyperloop, il super treno immaginato da Elon Musk per viaggiare a mille all’ora.

Un piccolo assaggio di un’università che attende di sprigionare tutte le sue potenzialità. Ma par farlo serve che governo e istituzioni lo valorizzino invece di ostacolarlo. «La ricerca presente e futura si svolgerà anche nel nuovo parco scientifico della Scuola, interamente finanziato e, purtroppo, rallentato nella sua realizzazione dalla burocrazia che affligge il nostro Paese. I tempi per aprire un cantiere sono troppo lunghi - sembra ammonire Perata - Ma noi comunque metteremo la prima pietra a gennaio 2019, ce la faremo».

Mario Neri



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