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cassazione annulla condanna
Simulazione di reato la prescrizione “salva” un avvocato
PISA. Assolta per la calunnia e la falsità materiale, condannata per la simulazione di reato con la sospensione condizionale. La Corte d’Appello aveva ridotto a 5 mesi e 10 giorni la pena a carico...
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PISA. Assolta per la calunnia e la falsità materiale, condannata per la simulazione di reato con la sospensione condizionale. La Corte d’Appello aveva ridotto a 5 mesi e 10 giorni la pena a carico dell’avvocato Katia Meucci che in primo grado a Pisa, con rito abbreviato, era stata condannata a un anno e 4 mesi. Era l’aprile 2016. La professionista aveva impugnato il verdetto con un ricorso in Cassazione che ha annullato la sentenza dei giudici fiorentini perché il reato si è estinto per prescrizione.
È passato troppo tempo dalla consumazione del reato e gli ermellini si sono limitati a un semplice calcolo matematico.
La prima condanna risale al maggio 2013 davanti al gup Elsa Iadaresta. Il legale, 56 anni, di Pisa, era stato colpito anche da un provvedimento di sospensione dall’attività forense. Quel verdetto era stato appellato dall’avvocato Meucci che il 15 aprile 2016 aveva ottenuto un pronunciamento dalla Corte d’Appello in parte favorevole. Assoluzioni per la calunnia e il falso materiale. Restava in piedi la condanna per la simulazione di reato. Secondo i giudici di secondo grado il legale «aveva falsamente denunciato, il 30 settembre 2008, il patito furto dalla propria autovettura di una valigetta contenente effetti personali e, tra l'altro e in particolare, due documenti relativi a cause in cui espletava il suo patrocinio legale». Nel ricorso l’avvocato ha sostenuto che la Corte d’Appello aveva «attribuito un abnorme valore decisivo al presunto movente della condotta di denuncia che di per sé solo non vale a definirne meccanicamente l'antigiuridica valenza penale». Al di là del merito sul comportamento dell’avvocato nella simulazione del reato, i giudici di legittimità quando hanno ricevuto il ricorso di Meucci hanno fatto un semplice calcolo. E sono giunti alla conclusione che la prescrizione era già maturata il 31 luglio 2016, tre mesi dopo la sentenza di Firenze.
Scontato l’esito: «La Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione».(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È passato troppo tempo dalla consumazione del reato e gli ermellini si sono limitati a un semplice calcolo matematico.
La prima condanna risale al maggio 2013 davanti al gup Elsa Iadaresta. Il legale, 56 anni, di Pisa, era stato colpito anche da un provvedimento di sospensione dall’attività forense. Quel verdetto era stato appellato dall’avvocato Meucci che il 15 aprile 2016 aveva ottenuto un pronunciamento dalla Corte d’Appello in parte favorevole. Assoluzioni per la calunnia e il falso materiale. Restava in piedi la condanna per la simulazione di reato. Secondo i giudici di secondo grado il legale «aveva falsamente denunciato, il 30 settembre 2008, il patito furto dalla propria autovettura di una valigetta contenente effetti personali e, tra l'altro e in particolare, due documenti relativi a cause in cui espletava il suo patrocinio legale». Nel ricorso l’avvocato ha sostenuto che la Corte d’Appello aveva «attribuito un abnorme valore decisivo al presunto movente della condotta di denuncia che di per sé solo non vale a definirne meccanicamente l'antigiuridica valenza penale». Al di là del merito sul comportamento dell’avvocato nella simulazione del reato, i giudici di legittimità quando hanno ricevuto il ricorso di Meucci hanno fatto un semplice calcolo. E sono giunti alla conclusione che la prescrizione era già maturata il 31 luglio 2016, tre mesi dopo la sentenza di Firenze.
Scontato l’esito: «La Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione».(p.b.)
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