Sicurezza
Qualità della vita Pisa torna indietro
Lo studio del Sole 24 Ore: arretra dal 31° al 47° posto in Italia Sulla sicurezza numeri neri per scippi, furti e borseggi
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PISA. Non si vive male, ma nemmeno benissimo. Rispetto agli scorsi anni, la qualità della vita a Pisa e provincia ha, infatti, intrapreso la fase discendente di una parabola che anno dopo anno aveva scalato le classifiche delle città e delle province italiane con gli standard di vivibilità più alti.
Sicurezza, lavoro e ricchezza pro-capite gli aspetti dolenti di un territorio, quello pisano, che perde posizioni in tutti gli indicatori chiave.
Dall’economia ai servizi, dalle politiche di innovazione ai consumi.
Eccelle nel settore culturale, ma registra una débâcle nella sicurezza, con scippi e borseggi che colpiscono quasi la metà della popolazione. Male anche sul fronte economico, con un Pil pro-capite che stenta a decollare e un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 21%.
Questa la fotografia scattata dal Sole 24 Ore nella 28° edizione della “Qualità della vita”, il report annuale che, attraverso 42 indicatori divisi in sei macro aree (ricchezza e consumi, lavoro e innovazione, ambiente e servizi, demografia e società, giustizia e sicurezza e cultura e tempo libero), misura il benessere dei cittadini e valuta l’indice di vivibilità delle 110 province italiane. Che, quest’anno, per Pisa e provincia coincide con un calo vertiginoso nella graduatoria finale: 47° posto (sesta in Toscana dietro Siena, Firenze, Livorno, Arezzo, Prato) e 16 posizioni perse rispetto allo scorso anno. Giustizia e sicurezza non sono più fattori “percepiti”, ma dati negativi reali che fanno della provincia pisana una delle più “insicure” a livello nazionale: 95esima su 110, una posizione in più rispetto a Napoli e provincia.
Ad incidere è soprattutto il numero di scippi e borseggi (101° posto con 474,8 reati ogni 100.000 abitanti), di rapine (53,8 ogni 100.000 abitanti) e di furti in abitazione (529,8 ogni 100.000 abitanti).
I furti di autovetture rappresentano ancora un reato diffuso, ma non un’emergenza (51,2 ogni 100.000 abitanti), mentre crescono le truffe e le frodi informatiche (244,9 ogni 100.000 abitanti).
Pisa perde posizioni anche nella macro area “ricchezza e consumi” (50° posto a livello nazionale), in cui spicca in positivo solo per la spesa sostenuta dalle famiglie per i beni durevoli (2.817 euro in media e decimo posto a livello nazionale).
Il Pil pro-capite si attesta intorno ai 27.000 euro, mentre la media mensile delle pensioni si ferma a 839 euro.
Per i canoni di locazione, la provincia di Pisa è una delle più care in Italia.
Con una media di 860 euro al mese si piazza al 94° posto (al pari di Genova) per il caro affitti, mentre è la 46esima provincia più dinamica per gli acquisti online (35,9, in media, gli ordini digitali ogni 100 abitanti).
Bollino rosso anche per lavoro e innovazione (33° posto in Italia), anche se il tasso di occupazione (67,5%) resta uno dei più alti a livello nazionale (14°). Sale al 20,8% invece il tasso di disoccupazione giovanile.
Pisa e provincia perdono posizioni anche per i servizi e le politiche ambientali (68° posto). Con 19,9 euro, la spesa sociale pro-capite (a favore di minori, anziani e disabili) rappresenta una delle maggiori criticità raccolte dallo studio (90esima provincia su 110), mentre si piazza a metà classifica per il consumo di suolo (7,7% sulla superficie totale) e per la diffusione della banda larga (20,8% di popolazione coperta con connessione di almeno 30 megabyte).
Unico dato positivo per Pisa e provincia si concretizza nella macro-categoria “demografia e società” (36° posto), con il dodicesimo numero per media di anni di studio per popolazione di più di 25 anni (10,8) e il quarto miglior saldo migratorio interno (quasi 3 ogni mille abitanti).
La provincia di Pisa brilla, ma non primeggia nel “settore” cultura e tempo libero.
Settima, a livello nazionale, per numero di librerie (10,7 ogni 100.000 abitanti); 1.339 (ogni 100.000 abitanti) posti a sedere nelle sale cinematografiche ed oltre 570 tra bar e ristoranti.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Sicurezza, lavoro e ricchezza pro-capite gli aspetti dolenti di un territorio, quello pisano, che perde posizioni in tutti gli indicatori chiave.
Dall’economia ai servizi, dalle politiche di innovazione ai consumi.
Eccelle nel settore culturale, ma registra una débâcle nella sicurezza, con scippi e borseggi che colpiscono quasi la metà della popolazione. Male anche sul fronte economico, con un Pil pro-capite che stenta a decollare e un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 21%.
Questa la fotografia scattata dal Sole 24 Ore nella 28° edizione della “Qualità della vita”, il report annuale che, attraverso 42 indicatori divisi in sei macro aree (ricchezza e consumi, lavoro e innovazione, ambiente e servizi, demografia e società, giustizia e sicurezza e cultura e tempo libero), misura il benessere dei cittadini e valuta l’indice di vivibilità delle 110 province italiane. Che, quest’anno, per Pisa e provincia coincide con un calo vertiginoso nella graduatoria finale: 47° posto (sesta in Toscana dietro Siena, Firenze, Livorno, Arezzo, Prato) e 16 posizioni perse rispetto allo scorso anno. Giustizia e sicurezza non sono più fattori “percepiti”, ma dati negativi reali che fanno della provincia pisana una delle più “insicure” a livello nazionale: 95esima su 110, una posizione in più rispetto a Napoli e provincia.
Ad incidere è soprattutto il numero di scippi e borseggi (101° posto con 474,8 reati ogni 100.000 abitanti), di rapine (53,8 ogni 100.000 abitanti) e di furti in abitazione (529,8 ogni 100.000 abitanti).
I furti di autovetture rappresentano ancora un reato diffuso, ma non un’emergenza (51,2 ogni 100.000 abitanti), mentre crescono le truffe e le frodi informatiche (244,9 ogni 100.000 abitanti).
Pisa perde posizioni anche nella macro area “ricchezza e consumi” (50° posto a livello nazionale), in cui spicca in positivo solo per la spesa sostenuta dalle famiglie per i beni durevoli (2.817 euro in media e decimo posto a livello nazionale).
Il Pil pro-capite si attesta intorno ai 27.000 euro, mentre la media mensile delle pensioni si ferma a 839 euro.
Per i canoni di locazione, la provincia di Pisa è una delle più care in Italia.
Con una media di 860 euro al mese si piazza al 94° posto (al pari di Genova) per il caro affitti, mentre è la 46esima provincia più dinamica per gli acquisti online (35,9, in media, gli ordini digitali ogni 100 abitanti).
Bollino rosso anche per lavoro e innovazione (33° posto in Italia), anche se il tasso di occupazione (67,5%) resta uno dei più alti a livello nazionale (14°). Sale al 20,8% invece il tasso di disoccupazione giovanile.
Pisa e provincia perdono posizioni anche per i servizi e le politiche ambientali (68° posto). Con 19,9 euro, la spesa sociale pro-capite (a favore di minori, anziani e disabili) rappresenta una delle maggiori criticità raccolte dallo studio (90esima provincia su 110), mentre si piazza a metà classifica per il consumo di suolo (7,7% sulla superficie totale) e per la diffusione della banda larga (20,8% di popolazione coperta con connessione di almeno 30 megabyte).
Unico dato positivo per Pisa e provincia si concretizza nella macro-categoria “demografia e società” (36° posto), con il dodicesimo numero per media di anni di studio per popolazione di più di 25 anni (10,8) e il quarto miglior saldo migratorio interno (quasi 3 ogni mille abitanti).
La provincia di Pisa brilla, ma non primeggia nel “settore” cultura e tempo libero.
Settima, a livello nazionale, per numero di librerie (10,7 ogni 100.000 abitanti); 1.339 (ogni 100.000 abitanti) posti a sedere nelle sale cinematografiche ed oltre 570 tra bar e ristoranti.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
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