Il Tirreno

Pisa

Cantieri di Pisa, torna l’incubo fallimento

di Danilo Renzullo
Cantieri di Pisa, torna l’incubo fallimento

Proposta d’acquisto senza garanzie: in 30 verso il licenziamento

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PISA. L’illusione di un’imminente soluzione per la ripresa produttiva è svanita venerdì scorso al tavolo ministeriale.

Per i Cantieri di Pisa non ci sono offerte concrete. O meglio, per il salvataggio dello storico marchio della nautica pisana non ci sono proposte in grado di rispondere adeguatamente a tutte le richieste dei creditori. Per lo stabilimento attivo nella zona dei Navicelli tra dieci giorni potrebbe arrivare la dichiarazione del fallimento e per i circa trenta operai, da mesi in cassa integrazione, una lettera di licenziamento. «Una situazione drammatica», la definiscono i sindacati che adesso invocano una soluzione in extremis che, probabilmente, si eclisserà il prossimo 6 dicembre, quando i giudici del Tribunale di Savona dovranno valutare il piano concordatario della Mondomarine, la società guidata da Roberto Zambrini e dal presidente di Mps Alessandro Falciai attiva a Pisa (con lo stabilimento della Darsena) e a Savona (con gli ex Cantieri Campanella). Documento che doveva essere il punto di partenza per la discussione al tavolo ministeriale. La Mondomarine si è però presentata a Roma senza l’atto con cui avrebbe dovuto mettere nero su bianco il percorso per far fronte alle richieste dei creditori.

L’incontro al ministero dello Sviluppo economico, dove venerdì scorso si sono confrontante le rappresentanze sindacali di Pisa e Savona, quelli dell’azienda, i rappresentanti della Regione Toscana e della Regione Liguria e i tre commissari nominati dal giudice fallimentare per gestire l’iter del concordato, avrebbe dovuto inoltre sciogliere i nodi della crisi finanziaria che ha improvvisamente colpito la società specializzata nella costruzione di yacht di lusso, che ha costretto ad interrompere le lavorazioni e ad aprire una procedura di cassa integrazione per i circa 30 operai impiegati nello stabilimento della Darsena e per gli oltre 70 dipendenti del cantiere savonese. Al contrario, dal tavolo sono emerse altre difficoltà che potrebbero mettere a serio rischio il percorso del concordato preventivo intrapreso lo scorso luglio per evitare il fallimento. Per rilevare lo storico cantiere attivo a Savona si sarebbe fatto avanti il Gruppo Palumbo di Napoli, attivo nella cantieristica navale dal 1967 attraverso un settore specializzato nella costruzione e nella riparazione di yacht, con la possibilità di rilevare anche i Cantieri di Pisa, ma solo per lavorazioni minori. «Una proposta che però sarebbe insufficiente a coprire tutte le richieste dei creditori», sottolinea Nicola Triolo, segretario della Fillea-Cgil di Pisa. Sembra invece svanita l’offerta da circa cinque milioni di euro presentata dalla Di Maio group srl di Milano presentata per l’acquisizione del ramo d’azienda pisano. Il gruppo, attivo nel settore alberghiero e senza alcuna esperienza in quello nautico, non ha infatti presentato fideiussioni e non sarebbe in grado di offrire le garanzie necessarie per concludere l’operazione. «Una situazione sempre più complicata - aggiunge Triolo - ma soprattutto preoccupante. Si è perso molto tempo, perché probabilmente da parte della società non c’è stata una vera indagine di mercato per il rilancio industriale e produttivo dei Cantieri, ma solo sul piano economico».

L’attesa adesso è per il 6 dicembre (le parti si ritroveranno al Mise il 15 dicembre), quando il tribunale fallimentare dovrà decidere sul futuro della società. Senza un piano, il giudice potrebbe dichiarare il fallimento e i Cantieri di Pisa finire all’asta. In assenza di un progetto per la ripresa produttiva, per i lavoratori potrebbero decadere gli ammortizzatori sociali con il rischio di andare incontro al licenziamento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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