Sicurezza
Via libera al Daspo urbano ma la maggioranza si divide
Contrari i Riformisti per il mancato inserimento di piazza Cavalieri e Vettovaglie Il sindaco: provvedimento non risolutivo, giusto monitorare i risultati per tre mesi
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PISA. Via libera al Daspo urbano. Può essere applicato nelle zone indicate dal questore. Pisa diventa così il primo capoluogo di provincia della Toscana che utilizza questa possibilità prevista dalla legge Minniti. Il consiglio comunale lo ha approvato dopo una seduta-fiume giovedì sera con 18 voti favorevoli. Ma la maggioranza si è divisa. Il consigliere dei Riformisti Odorico Di Stefano, come preannunciato, ha votato contro. Il numero dei sì è stato però sufficiente. Perché i due consiglieri di Mdp, ottenuto il carattere sperimentale del provvedimento, hanno appoggiato Pd e In lista per Pisa. E perché il consigliere di “Pisa è” Giovanni Garzella si è unito alla maggioranza, e non era la prima volta.
Sta di fatto che la votazione delle modifiche al regolamento di polizia urbana si è trasformata in un doppio banco di prova: da una parte, per la capacità di tenuta dell’attuale maggioranza di Palazzo Gambacorti; dall’altra, è stata un piccolo antipasto delle dinamiche politiche in vista delle elezioni comunali di primavera. La discussione è andata oltre il semplice oggetto di discussione. I Riformisti, ormai dentro il Patto Civico che propone Antonio Veronese candidato sindaco, confermano la loro autonomia. Nelle riunioni di maggioranza dei giorni scorsi, quelle che hanno preceduto l’approdo in aula del Daspo, sono riaffiorate le tensioni di un rapporto che prosegue sul filo, un po’ dentro e un po’ fuori il centrosinistra.
«Ma perché una volta per tutte non escono dalla giunta?», la domanda tornata a galla. «Perché la questione Daspo non è tra i punti principali del programma di mandato che continuiamo a sostenere», la risposta. In pratica, da soli non usciamo. Diverso sarebbe se qualcuno prendesse l’iniziativa formalmente. Ma questo per ora non succede. E allora Di Stefano ha alzato la mano tra i contrari, insieme ai consiglieri (sei in totale) di Sinistra Italiana, Possibile, Una città in Comune-Prc, M5S (Elisabetta Zuccaro). Peraltro i grillini si sono divisi anche nella circostanza: due consiglieri su tre (Gianfranco Mannini e Valeria Antoni) non hanno partecipato al voto unendosi di fatto ai consiglieri del centrodestra, Forza Italia, Nap-Fdi-An e Pisa nel Cuore.
A prima vista, la differenza principale tra favorevoli e contrari (compresi coloro che non hanno partecipato al voto), al netto del no totale arrivato da sinistra-sinistra, l’ha fatta la mancata inclusione nelle zone di applicazione del Daspo urbano anche di piazza dei Cavalieri e piazza delle Vettovaglie, pur con diverse sfumature tra i vari gruppi e nonostante la richiesta, soprattutto da parte di Nap-Fdi-An, di rinviare la discussione dopo una correzione di parere tecnico su uno degli emendamenti.
Una bolgia politico-cultural-urbanistica intorno al tema della sicurezza che non ha trovato un freno nemmeno nelle parole del sindaco Marco Filippeschi, che anche nell’occasione ha provato a ribadire le sue perplessità sulla reale utilità del Daspo. «Ho sempre avuto dubbi sull’applicabilità e sull’efficacia. I problemi delle città non si risolvono con provvedimenti di questa natura, le città sono state lasciate sole dai governi», ha ribadito in aula. «Ma mettiamo comunque alla prova ogni provvedimento utile a superare le criticità - ha aggiunto all’indomani -. Avere preso come riferimento la proposta di zonizzazione fatta dal questore rende l’avvio della sperimentazione calibrato su obiettivi circoscritti e dunque verificabili. Si è preso l’impegno a monitorare per poi fare il punto dopo i primi tre mesi di applicazione, anche perché nel frattempo dovrebbero arrivare le linee guida sulla legge Minniti che governo ed Anci stanno elaborando». Il vento della politica spinge. «Il centrodestra voleva inserire anche piazza dei Cavalieri e le Vettovaglie - dice il segretario cittadino della Lega Nord, Edoardo Ziello -. Assurdo che per ingraziarsi i dissidenti della maggioranza, cioè quelli di Mdp, il Pd abbia impostato il Daspo in via sperimentale creando semplicemente uno strumento inutile».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sta di fatto che la votazione delle modifiche al regolamento di polizia urbana si è trasformata in un doppio banco di prova: da una parte, per la capacità di tenuta dell’attuale maggioranza di Palazzo Gambacorti; dall’altra, è stata un piccolo antipasto delle dinamiche politiche in vista delle elezioni comunali di primavera. La discussione è andata oltre il semplice oggetto di discussione. I Riformisti, ormai dentro il Patto Civico che propone Antonio Veronese candidato sindaco, confermano la loro autonomia. Nelle riunioni di maggioranza dei giorni scorsi, quelle che hanno preceduto l’approdo in aula del Daspo, sono riaffiorate le tensioni di un rapporto che prosegue sul filo, un po’ dentro e un po’ fuori il centrosinistra.
«Ma perché una volta per tutte non escono dalla giunta?», la domanda tornata a galla. «Perché la questione Daspo non è tra i punti principali del programma di mandato che continuiamo a sostenere», la risposta. In pratica, da soli non usciamo. Diverso sarebbe se qualcuno prendesse l’iniziativa formalmente. Ma questo per ora non succede. E allora Di Stefano ha alzato la mano tra i contrari, insieme ai consiglieri (sei in totale) di Sinistra Italiana, Possibile, Una città in Comune-Prc, M5S (Elisabetta Zuccaro). Peraltro i grillini si sono divisi anche nella circostanza: due consiglieri su tre (Gianfranco Mannini e Valeria Antoni) non hanno partecipato al voto unendosi di fatto ai consiglieri del centrodestra, Forza Italia, Nap-Fdi-An e Pisa nel Cuore.
A prima vista, la differenza principale tra favorevoli e contrari (compresi coloro che non hanno partecipato al voto), al netto del no totale arrivato da sinistra-sinistra, l’ha fatta la mancata inclusione nelle zone di applicazione del Daspo urbano anche di piazza dei Cavalieri e piazza delle Vettovaglie, pur con diverse sfumature tra i vari gruppi e nonostante la richiesta, soprattutto da parte di Nap-Fdi-An, di rinviare la discussione dopo una correzione di parere tecnico su uno degli emendamenti.
Una bolgia politico-cultural-urbanistica intorno al tema della sicurezza che non ha trovato un freno nemmeno nelle parole del sindaco Marco Filippeschi, che anche nell’occasione ha provato a ribadire le sue perplessità sulla reale utilità del Daspo. «Ho sempre avuto dubbi sull’applicabilità e sull’efficacia. I problemi delle città non si risolvono con provvedimenti di questa natura, le città sono state lasciate sole dai governi», ha ribadito in aula. «Ma mettiamo comunque alla prova ogni provvedimento utile a superare le criticità - ha aggiunto all’indomani -. Avere preso come riferimento la proposta di zonizzazione fatta dal questore rende l’avvio della sperimentazione calibrato su obiettivi circoscritti e dunque verificabili. Si è preso l’impegno a monitorare per poi fare il punto dopo i primi tre mesi di applicazione, anche perché nel frattempo dovrebbero arrivare le linee guida sulla legge Minniti che governo ed Anci stanno elaborando». Il vento della politica spinge. «Il centrodestra voleva inserire anche piazza dei Cavalieri e le Vettovaglie - dice il segretario cittadino della Lega Nord, Edoardo Ziello -. Assurdo che per ingraziarsi i dissidenti della maggioranza, cioè quelli di Mdp, il Pd abbia impostato il Daspo in via sperimentale creando semplicemente uno strumento inutile».
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