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Pisa

Un drappo rosso contro la violenza sulle donne

PISA. Dalle 10 di ieri un grande drappo rosso campeggia sulla facciata di Palazzo Gambacorti. Ad esporlo il sindaco Marco Filippeschi e la presidente del consiglio cittadino per le pari opportunità...

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PISA. Dalle 10 di ieri un grande drappo rosso campeggia sulla facciata di Palazzo Gambacorti. Ad esporlo il sindaco Marco Filippeschi e la presidente del consiglio cittadino per le pari opportunità Valeria Di Bartolomeo. Ma anche altri palazzi del lungarno, sia pubblici che privati, hanno esposto i loro drappi rossi. «È il secondo anno – spiega Di Bartolomeo – in cui il consiglio cittadino delle pari opportunità espone i drappi rossi come simbolo della giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne. La presenza del drappo vuole colpire l’occhio del passante invitandolo a riflettere su un problema di enormi dimensioni. Ciò che sta accadendo nel mondo dello spettacolo non basta. Bisogna mantenere costante l’attenzione tutto l’anno. L’invito è quello di riconoscere le situazioni di potenziale pericolo che ci circondano evitando di girare la testa dall’altra parte». Se il problema è sostanzialmente maschile, come aiutare gli uomini? «Anzitutto è un problema culturale - replica Di Bartolomeo -, occorre insegnare da piccoli il valore della diversità, il rispetto dell’altro. Poi esistono associazioni come Nuovo Maschile, che aiuta il maltrattante».

«Il drappo rosso testimonia la piena adesione del Comune e della città verso un tema cosi delicato - dice Filippeschi -. Condividiamo con altre istituzioni e con venticinque associazioni un programma fitto di iniziative culturali. Condividiamo la difesa e la promozione di servizi che aiutano le donne più esposte a vedere riconosciuti i loro diritti, la loro condizione sociale. Siamo impegnati a combattere le violenze, quelle domestiche e le più subdole che si insinuano nel mondo del lavoro». Un drappo rosso rivestirà anche una poltrona nella sala d’aspetto del pronto soccorso dell’ospedale Cisanello in ricordo di tutte le donne vittime di violenza che hanno ricevuto assistenza in codice rosa. «In ricordo della tragica fine di Vania, una nostra dipendente morta lo scorso anno - dice Mojgan Azadegan dell’Aoup - abbiamo esposto una targa che la ricorda come persona e come simbolo delle violenze atroci subite da tante donne che come lei non hanno saputo riconoscere il pericolo».

Renata Viola

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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