Il Tirreno

Pisa

Pisamover «Io, ostaggio del trenino»

Pisamover «Io, ostaggio del trenino»

Arianna vittima dei continui tilt elettrici «Non si alza mai la sbarra dell’area di sosta»

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PISA. No, il trenino moderno, la navetta dei sogni, l’agognato e ripudiato People mover non sarebbe stata la sua prima scelta. «Se potessi, verrei al lavoro con il treno. Perché a Pontedera il sindaco è stato bravo, ha illuminato la piazza davanti alla stazione e non è più un covo di spacciatori e brutti ceffi. Invece qui a Pisa, vabbè, lasciamo stare».

Ma da qualche settimana, nonostante tutto, Arianna Turini, 20enne pontedersese, sta pensando seriamente all’ipotesi di mollare anche quello, l’unico mezzo e tragitto che la faccia sentire sicura ogni sera quando torna verso casa dal negozio. Perché il Pisa Mover per lei è diventato un percorso ad ostacoli, i suoi cortocircuiti continui trabocchetti quotidiani che rischiano di farle perfino perdere il posto di lavoro: la sbarra che non si apre quando striscia la tessera magnetica, le macchinette per le porte automatiche di accesso al binario minate da frequenti tilt elettromagnetici. Arrivare in Corso Italia per questa ragazza è un piccolo tormento quotidiano. «Non c’è una volta che fili tutto liscio, che un guasto o una disfunzione dei sistemi del Pisamover al parcheggio sulla Aurelia non mi facciano perdere tempo e arrivare in ritardo al lavoro. Mi sono stufata di passare ogni mattina quindici o venti minuti a chiacchierare con un operatore al citofono della sbarra d’ingresso o di attendere il manutentore che viene ad aprirmi. Dicono che succede solo a me. Sarà vero? Spendo 45 euro al mese per l’abbonamento al Pisamover, e per questa cifra credo che ogni utente meriti un servizio degno di questo nome, anche perché diventa sempre più complicato giustificare i continui ritardi». Esatto, il parcheggio di cui parla Arianna è proprio quello, il piazzale famoso per essere diventato una specie di icona del fallimento di un progetto su cui Comune di Pisa, Toscana Aeroporti e Regione avevano scommesso molto. Una grande opera per vincere la sfida dell’innovazione e della mobilità sostenibile e far arrivare meglio e di più i turisti in città. Invece, oltre a constatare quasi ogni giorno la realtà di due parcheggi sottoutilizzati, sempre semivuoti, adesso si scopre che anche i sistemi elettronici di accesso alla navetta vanno in tilt. Arianna le ha provate tutte. «Una mattina, qualche giorno fa, mi sono svegliata prima e sono andata a rifare la carta, ma stamani è tornata ad incepparsi. Non andava, le macchine mi negavano l’accesso. Mi dicono che i blocchi sarebbero causati da interferenze elettromagnetiche provenienti dal Galilei. Possibile che in fase di progettazione nessuno ci abbia pensato? Non hanno speso 70 milioni per quella navetta?».

E pensare che Arianna aveva scelto il trenino come via di fuga dalla “giungla” metropolitana della stazione. «Sulle banchine della stazione pisana non voglio passare nemmeno un minuto; ho paura di essere aggredita. Per questo da maggio, quando mi hanno assunta come commessa, ho deciso di optare per il Pisamover. Devo comunque attraversare lo scalo ferroviario, ma lo faccio imboccando il tunnel che porta dritto al binario del trenino, e quello a differenza del resto è ben illuminato». Passo svelto e il cuore in gola, «la mano sempre stretta sulla bomboletta dello spray al peperoncino», racconta, «ma resisto». Solo che ora è nei guai, perché nei guai mi ci mettono continuamente le disfunzioni del Pisa Mover. «Per ora mi hanno chiamata per offrirmi uno sconto del 50% o un mese gratis di abbonamento - dice Arianna -. Ma io vorrei soprattutto che funzionasse»

Mario Neri

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