Sicurezza
Carabiniere indagato per furto e peculato
Indagini chiuse, al brigadiere contestato anche il falso. L’accusa: prese denaro e un orologio
dall’abitazione di uno spacciatore
PISA. L’inchiesta è conclusa. E c’è un solo indagato a cui la Procura ha inviato l’avviso di chiusura delle indagini dopo aver archiviato altre posizioni messe sotto la lente per parecchi mesi. Si chiama Alessandro Ferrari, all’epoca dei fatti brigadiere in servizio al reparto operativo dei carabinieri. È accusato di furto, peculato e falso. È un’indagine dolorosa, ma che non ha risparmiato le verifiche che andavano fatte, quella condotta dai carabinieri nei confronti di un commilitone che indossava la loro stessa divisa e frequentava la stessa caserma. L’Arma non ha girato la testa dall’altra parte quando è stato il momento di accertare le accuse che venivano mosse al brigadiere. Un’inchiesta portata avanti in silenzio da oltre un anno e che ora arriva alla fase in cui per la Procura l’indagine è finita. Scaduti i venti di giorni di tempo concessi all’indagato per chiedere di essere sentito o di produrre memorie, ci sarà il passaggio della richiesta di rinvio a giudizio. Si andrà al prossimo anno. Per come è finita negli atti messi insieme dagli investigatori, la storia vede Ferrari accusato di tre reati, commessi in sequenza e in parte legati tra loro. Il contesto è quello di una perquisizione a casa di un tipo conosciuto per la sua attività di spaccio. Ferrari e altri entrano in casa e iniziano a controllare le stanze alla ricerca di droga. Quello che avviene tra l’arrivo del carabiniere e il resoconto affidato al verbale dell’intervento è al centro della contestazione. Secondo l’accusa Ferrari dopo aver trovato un orologio di un certo valore lo avrebbe preso, facendolo sparire alla vista dei colleghi. Un gesto che si traduce nell’addebito di furto. Non solo. Nell’ispezionare l’abitazione a Pisa si sarebbe anche imbattuto in qualche centinaio di euro. Soldi occultati dal pusher in un nascondiglio scovato dal brigadiere. Dopo l’orologio sarebbe svanito anche il denaro. E, come pubblico ufficiale, con una mossa del genere scatta il reato di peculato. A chiudere la trilogia arriva il falso. Nel redigere la relazione di servizio, il brigadiere avrebbe omesso di annotare il sequestro dei soldi. Nessuno si sarebbe accorto della perquisizione “anomala” del carabiniere se lo spacciatore non si fosse lamentato con un altro militare. Non si presenta direttamente in caserma. Confida al carabiniere del furto dell’orologio e della sparizione dei soldi. E il militare fa il suo dovere. Riporta ai superiori lo sfogo del pusher. È l’inizio di un’inchiesta senza sconti da parte dei carabinieri che indagano su una serie persone che portano la stessa uniforme. Accuse e riscontri, inclusi nell’avviso di chiusura delle indagini, dicono che per quella perquisizione da cui ha avuto origine l’unico indagato è un brigadiere dell’Arma.
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