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Pisa

Lavorano ma senza stipendio

Lavorano ma senza stipendio

Sono i dipendenti di Pisa e Livorno dell’istituto di vigilanza privata Securpol

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PISA. Al lavoro armati, ma senza stipendio. Il 15 novembre sarebbe dovuto essere il giorno del “ritorno alla normalità”, ma l’attesa delle decine di lavoratori della Securpol, che dura ormai da mesi, si è eclissata ancora una volta di fronte ai problemi dell’istituto di vigilanza privata. Dopo che il tribunale di Civitavecchia ha bloccato i conti alla società che ha sede a Roma a seguito di un crack che si aggira attorno ai cento milioni di euro, i dipendenti sparsi su tutto il territorio nazionale non ricevono più il salario. Oltre un centinaio, tra Pisa e Livorno, i dipendenti - tra personale amministrativo e operativo e guardie armate - coinvolti nella procedura e «costretti ad andare a lavoro per non perdere i diritti e le spettanze acquisite, ma senza ricevere una retribuzione».

La denuncia arriva da Massimo Donati e Alessandro Simili, rappresentanti della federazione sicurezza civile dell’Ugl di Pisa e Livorno che chiedono alle istituzioni di «fare la loro parte per evitare conseguenze ancora più drammatiche» e per cercare di accendere un faro su una situazione che coinvolge decine di lavoratori. I primi problemi sorgono lo scorso giugno, con il sequestro disposto dalla magistratura dei conti aziendali. Le attività del gruppo proseguono, ma i lavoratori restano senza stipendio. Circa 1.300 quelli coinvolti a livello nazionale. «Per quattro mesi – sottolineano i rappresentanti dell’Ugl – hanno lavorato senza percepire stipendi, né la quattordicesima, né le altre spettanze previste». Tra settembre e ottobre, le speranze dei lavoratori si sono riaccese quando sui conti correnti sono arrivati parte dei salari dovuti. «Dopo poco l’iter si è però bloccato – proseguono Donati e Simili –. Il 15 novembre dovevano essere accreditate tutte le spettanze, ma i lavoratori sono ancora in attesa». Parte dei dipendenti della Securpol attivi tra Pisa e Livorno (circa trenta) è intanto passata alle dipendenze di altre aziende che sono subentrate nei vari appalti. «Chiediamo tutele – concludono i rappresentanti dei lavoratori – e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni».

(d.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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