La manifestazione
Salma “dimenticata” 4 giorni all’hospice
di Pietro Barghigiani
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L’ingresso dell’hospice di via Garibaldi e, nel riquadro, Monica Trotta (Foto Muzzi)Il fetore ammorbava l’aria, l’intervento della Sds sblocca l’impasse
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PISA. La vedevi avvicinarsi con la mano tesa. «Ce l’hai una sigaretta?» L’alternativa era la richiesta di soldi: «Una monetina?» Al rifiuto non c’era rabbia in quella figura minuta che si rivolgeva subito al passante successivo. Un fantasma in vita lo era ormai da anni Monica Trotta. Soprattutto per la stragrande maggioranza delle persone che la incrociavano ignorandola. Aveva 40 anni e quel vivere da irregolare in strada l’aveva consumata.
Un’esistenza laterale che la sorte aveva voluto aggravare con una serie di malattie che su quel corpo gracile si erano accanite nel più crudele dei modi. Una vita da invisibile che si è ripetuta anche da morta.
Ricoverata all’hospice di via Garibaldi da tempo, Monica è scomparsa giovedì. La fine di un supplizio con l’unica vicinanza di quella che si è sentita per anni una seconda mamma, Maria Tamagno. Ma Monica ha continuato a non esistere anche dopo il trapasso nell’aldilà.
Non a quelli che le negavano sigarette e spiccioli. Monica era trasparente a chi avrebbe dovuto farsene carico per darle almeno da morta un saluto degno di un essere umano. Il meccanismo non ha brillato per fluidità.
La Società della salute è stata informata del decesso e il venerdì mattina dalla sede di via Saragat sono partite due e-mail (8,53 e 9,02) indirizzate all’ufficio cimiteri del Comune.
«Volevano una relazione sul caso» fanno sapere dalla Sds. La comunicazione della scomparsa di una degente dell’hospice resta in quelle righe spedite per posta elettronica. Stop. Passa tutto il venerdì, poi il sabato e anche la domenica. Silenzio.
Al quarto giorno Monica è ancora nella camera mortuaria che ospita i pazienti arrivati all’ultimo traguardo. Solo che la sosta di solito è breve. Il tempo di portare la salma in chiesa per il funerale. Il guaio è che lei non ha familiari che si facciano sentire. La solitudine degli ultimi.
Passa il weekend e i miasmi di un corpo esposto da quattro giorni più che nauseare indignano. E all’hospice lo sanno bene.
Tra il dolore per una perdita scontata e la misericordia umana non ci dovrebbero essere fratture. È quello che succede e allora mamma Maria si inalbera.
«È una vergogna che quella povera ragazza sia ancora in via Garibaldi – si sfoga la pensionata che vuole bene a Monica come a una figlia –. È morta da giovedì è ancora nessuno si è fatto vivo. Dalla Società della salute mi dicono che loro hanno segnalato il caso al Comune».
Maria dice il vero. La presidente della Sds, Sandra Capuzzi contattata dal Tirreno e informata di quel corpo “parcheggiato” in una stanza fa un giro di telefonate e in poco tempo viene a capo del nodo che blocca il trasferimento della quarantenne vinta dal tumore.
«Confermo che la Società della salute ha segnalato la situazione venerdì mattina con due e-mail – spiega –. Non so cosa sia successo all’ufficio cimiteri. Forse una carenza di organico o altri impegni. Non voglio dare la croce addosso a nessuno. Di sicuro il sistema non ha funzionato come avrebbe dovuto. Non si può lasciare una persona deceduta tutti quei giorni. Ho avuto rassicurazioni che in tarda mattinata sarà tutto risolto».
Promessa mantenuta. Monica ha lasciato l’hospice per essere preparata in occasione del funerale celebrato alle 14,30 di ieri nella chiesa di San Giusto dei Cappuccini.
«Ha sofferto così tanto quella povera bimba – si accalora la “seconda mamma” –. Era sola e tanto sfortunata. Aveva diritto a un addio dignitoso. Almeno quello».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’esistenza laterale che la sorte aveva voluto aggravare con una serie di malattie che su quel corpo gracile si erano accanite nel più crudele dei modi. Una vita da invisibile che si è ripetuta anche da morta.
Ricoverata all’hospice di via Garibaldi da tempo, Monica è scomparsa giovedì. La fine di un supplizio con l’unica vicinanza di quella che si è sentita per anni una seconda mamma, Maria Tamagno. Ma Monica ha continuato a non esistere anche dopo il trapasso nell’aldilà.
Non a quelli che le negavano sigarette e spiccioli. Monica era trasparente a chi avrebbe dovuto farsene carico per darle almeno da morta un saluto degno di un essere umano. Il meccanismo non ha brillato per fluidità.
La Società della salute è stata informata del decesso e il venerdì mattina dalla sede di via Saragat sono partite due e-mail (8,53 e 9,02) indirizzate all’ufficio cimiteri del Comune.
«Volevano una relazione sul caso» fanno sapere dalla Sds. La comunicazione della scomparsa di una degente dell’hospice resta in quelle righe spedite per posta elettronica. Stop. Passa tutto il venerdì, poi il sabato e anche la domenica. Silenzio.
Al quarto giorno Monica è ancora nella camera mortuaria che ospita i pazienti arrivati all’ultimo traguardo. Solo che la sosta di solito è breve. Il tempo di portare la salma in chiesa per il funerale. Il guaio è che lei non ha familiari che si facciano sentire. La solitudine degli ultimi.
Passa il weekend e i miasmi di un corpo esposto da quattro giorni più che nauseare indignano. E all’hospice lo sanno bene.
Tra il dolore per una perdita scontata e la misericordia umana non ci dovrebbero essere fratture. È quello che succede e allora mamma Maria si inalbera.
«È una vergogna che quella povera ragazza sia ancora in via Garibaldi – si sfoga la pensionata che vuole bene a Monica come a una figlia –. È morta da giovedì è ancora nessuno si è fatto vivo. Dalla Società della salute mi dicono che loro hanno segnalato il caso al Comune».
Maria dice il vero. La presidente della Sds, Sandra Capuzzi contattata dal Tirreno e informata di quel corpo “parcheggiato” in una stanza fa un giro di telefonate e in poco tempo viene a capo del nodo che blocca il trasferimento della quarantenne vinta dal tumore.
«Confermo che la Società della salute ha segnalato la situazione venerdì mattina con due e-mail – spiega –. Non so cosa sia successo all’ufficio cimiteri. Forse una carenza di organico o altri impegni. Non voglio dare la croce addosso a nessuno. Di sicuro il sistema non ha funzionato come avrebbe dovuto. Non si può lasciare una persona deceduta tutti quei giorni. Ho avuto rassicurazioni che in tarda mattinata sarà tutto risolto».
Promessa mantenuta. Monica ha lasciato l’hospice per essere preparata in occasione del funerale celebrato alle 14,30 di ieri nella chiesa di San Giusto dei Cappuccini.
«Ha sofferto così tanto quella povera bimba – si accalora la “seconda mamma” –. Era sola e tanto sfortunata. Aveva diritto a un addio dignitoso. Almeno quello».
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