Sicurezza
«Noi sotto tiro È il sesto colpo in due anni»
Lo sfogo del farmacista Mugnaini a Ghezzano: basta poliziotti allo stadio, difendano la città
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. I fili delle casse e dei pc strappati e penzolanti dai banconi, i cassetti gettati a terra insieme alle scatole dei farmaci tirati giù dagli scaffali dai banditi in corsa. E poi la porta. Oltre due centimetri di vetro blindato a terra, in frantumi come fosse di coccio.
«Prima hanno provato a forzarla con una sbarra, poi sono ricorsi ad un blocco di cemento». Una base con un asta in metallo usata come una testa d’ariete. In fondo, dice il dottor Ugo Mugnaini, negli anni ha dovuto trasformare la sua farmacia a Ghezzano in una specie di presidio fortificato. Allarme, videosorveglianza, porte e accessi sempre più resistenti. Ma ormai il centro Le Querciole sulla via di Cisanello, a un passo dalla rotatoria che incrocia la Calcesana è «in una terra di frontiera e di nessuno». «Quello di venerdì sera è «almeno il decimo colpo che subiamo in dieci anni, il sesto negli ultimi due. Furti, una rapina, un bancomat sventrato, il bar del centro sanitario assaltato. Adesso la misura è colma».
No, Mugnaini non crede nell’autodifesa. «Sono un tiratore sportivo, ma non porterei mai una pistola in negozio, non sono un estremista. E i miei dipendenti sanno che in caso di agguato non devono reagire. Ma così non va, ci sentiamo indifesi». Erano in tre, tutto incappucciati. Sono scesi da una veccia Y10 grigia, la targa rivestita. Una banda organizzata. Sono arrivati poco dopo la chiusura. Hanno posteggiato di fronte all’entrata, vicino alle auto dei medici riuniti per un convegno nel seminterrato. «Hanno fatto tutto in quattro minuti». Danni? Ancora non c’è una stima, ma si parla di migliaia di euro. Il fondo cassa, le vetrate nuove da installare. Erano le 8.45. Ai banconi, ormai, non c’era più nessuno. Le luci già spente. I dipendenti stavano uscendo dal retro, ma l’edificio è molto grande e nessuno ha sentito i colpi. Solo Elena Cavallini. Abita di fronte, ma a 400 metri di distanza, aldilà dei campi. «Sembravano esplosioni», dice. Ha dato lei l’allarme. «È chiaro, ormai si sentono impuniti – dice Mugnaini – almeno prima venivano di notte. Questa volta scrivo al questore e al prefetto. Io non posso far rischiare la vita ai miei dipendenti». In tutto sono 50. Mugnaini rivendica anche una funzione sociale della sua azienda.
«Quando è arrivata la pattuglia dei carabinieri, gentilissimi, ho subito chiesto se potessero avvertire le altre in città per rintracciare i ladri. Mi hanno risposto che avrebbero avvertito quella della polizia. Solo due pattuglie in tutta Pisa? Spero che il questore mi smentisca. Vede, mi indigna vedere tutto quello spiegamento di forze dell’ordine la domenica allo stadio e poi sapere che per difendere chi lavora in città siamo ridotti a questo. Non si sventolino le assunzioni di 90 vigili come la soluzione, qui servono poliziotti e carabinieri. Lo vogliamo dire che quelli di San Giuliano hanno un territorio sconfinato da vigilare sempre più preso di mira e da soli non bastano? In due giorni solo fra Calci, Pappiana e qui ci sono stati 4 furti. Lo vogliamo dire che Pisa non è una città tranquilla? ».
Mario Neri
«Prima hanno provato a forzarla con una sbarra, poi sono ricorsi ad un blocco di cemento». Una base con un asta in metallo usata come una testa d’ariete. In fondo, dice il dottor Ugo Mugnaini, negli anni ha dovuto trasformare la sua farmacia a Ghezzano in una specie di presidio fortificato. Allarme, videosorveglianza, porte e accessi sempre più resistenti. Ma ormai il centro Le Querciole sulla via di Cisanello, a un passo dalla rotatoria che incrocia la Calcesana è «in una terra di frontiera e di nessuno». «Quello di venerdì sera è «almeno il decimo colpo che subiamo in dieci anni, il sesto negli ultimi due. Furti, una rapina, un bancomat sventrato, il bar del centro sanitario assaltato. Adesso la misura è colma».
No, Mugnaini non crede nell’autodifesa. «Sono un tiratore sportivo, ma non porterei mai una pistola in negozio, non sono un estremista. E i miei dipendenti sanno che in caso di agguato non devono reagire. Ma così non va, ci sentiamo indifesi». Erano in tre, tutto incappucciati. Sono scesi da una veccia Y10 grigia, la targa rivestita. Una banda organizzata. Sono arrivati poco dopo la chiusura. Hanno posteggiato di fronte all’entrata, vicino alle auto dei medici riuniti per un convegno nel seminterrato. «Hanno fatto tutto in quattro minuti». Danni? Ancora non c’è una stima, ma si parla di migliaia di euro. Il fondo cassa, le vetrate nuove da installare. Erano le 8.45. Ai banconi, ormai, non c’era più nessuno. Le luci già spente. I dipendenti stavano uscendo dal retro, ma l’edificio è molto grande e nessuno ha sentito i colpi. Solo Elena Cavallini. Abita di fronte, ma a 400 metri di distanza, aldilà dei campi. «Sembravano esplosioni», dice. Ha dato lei l’allarme. «È chiaro, ormai si sentono impuniti – dice Mugnaini – almeno prima venivano di notte. Questa volta scrivo al questore e al prefetto. Io non posso far rischiare la vita ai miei dipendenti». In tutto sono 50. Mugnaini rivendica anche una funzione sociale della sua azienda.
«Quando è arrivata la pattuglia dei carabinieri, gentilissimi, ho subito chiesto se potessero avvertire le altre in città per rintracciare i ladri. Mi hanno risposto che avrebbero avvertito quella della polizia. Solo due pattuglie in tutta Pisa? Spero che il questore mi smentisca. Vede, mi indigna vedere tutto quello spiegamento di forze dell’ordine la domenica allo stadio e poi sapere che per difendere chi lavora in città siamo ridotti a questo. Non si sventolino le assunzioni di 90 vigili come la soluzione, qui servono poliziotti e carabinieri. Lo vogliamo dire che quelli di San Giuliano hanno un territorio sconfinato da vigilare sempre più preso di mira e da soli non bastano? In due giorni solo fra Calci, Pappiana e qui ci sono stati 4 furti. Lo vogliamo dire che Pisa non è una città tranquilla? ».
Mario Neri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
