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Pisa

Morto a Cisanello, urologi a processo

Morto a Cisanello, urologi a processo

Il primario Francesco Francesca e tre medici accusati di omicidio colposo

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PISA. A processo. Dovranno comparire in aula ad aprile i tre urologi e l’anestesista di Cisanello accusati della morte di Natale Pentimalli, il pensionato livornese deceduto all’ospedale di Cisanello dopo un intervento per l’asportazione di un tumore alla vescica nel settembre 2015. Ieri il gip Pietro Murano ha disposto il rinvio a giudizio. Ad aprile, così, di fronte al giudice Raffaella Poggi, per il via al dibattimento dovranno comparire il primario di Urologia 2 Francesco Francesca e due medici della sua équipe, Massimo Notaro e Cinzia Traversi, tutti difesi dall’avvocato Patrizio Pugliese. Rito ordinario anche per l’anestesista Michele Oligeri, difeso dal professor Tullio Padovani. Pentimalli, 74 anni, capitano di lungo corso e storico esponente della Corporazione dei piloti del porto di Livorno, era un uomo dalla corporatura robusta che non aveva mai avuto particolari problemi di salute.

La Procura aprì un’inchiesta dopo l’esposto presentato ai carabinieri dalla moglie Danielle Hugon che la mattina del 9 settembre andò in caserma denunciando quello che, a suo avviso, non aveva funzionato in ospedale. La donna, insieme al fratello del marito, Livio Pentimalli, si è costituita parte civile nel processo, ed è difesa dall’avvocato Camillo Irace. «So solo che non c’è più e ora voglio sapere perché» disse al Tirreno la vedova. Dopo una serie di consulti, Pentimalli era stato convinto da diversi specialisti a farsi operare per rimuovere il tumore alla vescica. «Abbiamo scelto di andare a pagamento – raccontò al nostro giornale la signora Danielle – perché con la lista pubblica la data sarebbe stata troppo in avanti. Abbiamo speso 29. 000 euro. Lo voglio sottolineare. Natale è stato ricoverato lunedì pomeriggio 7 settembre. Lo hanno operato il pomeriggio successivo. «È andato tutto bene», mi hanno detto dopo l’intervento. Solo che quando è tornato in camera non era cosciente. Era freddo, pieno di muco. E, soprattutto, non c’era assistenza. Mi dicevano che era normale essere in quelle condizioni dopo un’operazione del genere. Non si sono presi cura di una persona che stava male e si vedeva benissimo che aveva bisogno di aiuto. E, infatti, nel giro di qualche ora è morto. Dopo quello a cui ho assistito ho deciso di denunciare tutti». Con il sequestro delle cartelle cliniche e i riscontri avviati sulla posizione degli indagati, il pm Giancarlo Dominijanni ha ristretto l’ambito delle responsabilità a tre medici di urologia e all’anestesista, anche se all’inizio gli indagati erano quasi una ventina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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