Il Tirreno

Pisa

Cantone indaga sull’affare dei rifiuti

di Mario Neri
Cantone indaga sull’affare dei rifiuti

Inchiesta dell’Anticorruzione sulla cessione di Geofor alla maxi Spa dell’Ato costa. Nel mirino il ruolo di Comune e privati

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PISA. È ancora tutto fermo lì, cristallizzato al dicembre di due anni fa, quando in fretta e furia la Sala Regia varò uno dei passaggi chiave per la creazione di RetiAmbiente. Pisa faceva confluire nella non ancora nata azienda della costa toscana i propri asset apprestandosi a diventare il perno finanziario della gestione dei rifiuti di uno spicchio di Toscana da oltre 100 paesi e città in una partita da 6 miliardi. Una procedura che infiammò di polemiche il dibattito consiliare per gli allarmi dei revisori dei conti su un iter opaco e contrassegnato dalla «carenza di informazioni», con i Cinque stelle scagliati contro la «privatizzazione selvaggia». Da una parte c’era «l’ideologia sviluppista» del Pd invisa al sindaco livornese Filippo Nogarin, dall’altra il «grillismo antitutto» contro cui tuonava il pisano Marco Filippeschi.

Oggi quella trincea si è aperta fra gli stessi sindaci dem, una frattura fra ortodossi, il cui capofila è proprio il sindaco pisano, e i 17 «disertori» che due giorni fa hanno fatto saltare l’assemblea che avrebbe dovuto dare il via ad una nuova gara per vendere un pezzo di ciclo integrato ai privati. Ma adesso si sa che proprio i tempi e gli snodi di quell’operazione sono ciò che hanno convinto l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ad aprire un’inchiesta.

L’Anac da mesi indaga sul conferimento di Geofor in RetiAmbiente, un’operazione che fece diventare il Comune l’azionista di maggioranza della super azienda con un capitale da oltre 4,3 milioni e il 20% delle quote. Ma sotto osservazione ci sono finite anche le procedure con cui furono liquidati ai soci privati della spa pisana della spazzatura i loro pacchetti azionari. Per questo «nell’istruttoria – rivela un fonte qualificata dell’Autorità al Tirreno – ci sono anche le posizioni di RetiAmbiente e dell’Ato». A far scattare il primo alert negli uffici di Cantone è un esposto dei Cinque stelle pisani il 30 dicembre 2015. Nel mirino dei pentastellati alcuni dei passaggi con cui si è chiusa una partita che ha appena consentito ai soci privati di Geofor (il Gruppo Forti, Pisambiente, la Piaggio, la Banca di Pisa e Fornacette e la Cassa di Risparmio di San Miniato) di incassare 5,6 milioni. La cifra versata agli industriali è una delle micce che fa esplodere le contestazioni: supera di 2 milioni le previsioni delle prima perizie dell’advisor, la Mazars spa. A una seconda stima, questa volta eseguita da Bdo Italia spa, il valore di Geofor lievita da 9,4 milioni a 14 milioni. E visto che i privati detengono il 40%, l’aumento è considerevole. Ma per capire perché l’Authority abbia acceso un faro su RetiAmbiente bisogna tornare al 7 dicembre 2015. È il giorno in cui l’Ato chiede ai Comuni di portare entro il 21 dicembre nei consigli le delibere con cui far confluire nella super azienda gli asset delle rispettive società dei rifiuti. Nemmeno quindici giorni di tempo ai consiglieri comunali per studiarsi le carte. Non solo. Perfino i revisori dei conti il 15 dicembre esprimono perplessità. Offrono al Comune un parere favorevole «di massima», ma minato da incognite. Il Collegio infatti - scrivono nella loro relazione - «non dispone della documentazione necessaria ad effettuare una compiuta valutazione degli effetti della liquidazione dei soci privati di Geofor». Il 18 dicembre, a poche ore del via libera del consiglio all’operazione, uno dei revisori si dimette. Nei giorni successivi denuncerà le «pressioni subite dal prefetto Attilio Visconti e dal capo di gabinetto a cui il sindaco si era rivolto» per convincerli a stringere i tempi della relazione sul bilancio preventivo. L’assemblea dei soci di Geofor liquiderà i privati il 23 dicembre. L’Autorità anticorruzione bussa a Palazzo Gambacorti solo il 10 aprile 2017 con una lettera in cui chiede al sindaco un dossier di documenti sul caso. Il Comune risponde a maggio, ma le carte pisane non bastano a chiarire i dubbi degli agenti di Cantone, che decidono di inviare una nuova richiesta in estate. Comunicano di aver aperto un’istruttoria e vogliono una relazione dettagliata. Questa volta non solo da Pisa, ma anche da RetiAmbiente e dall’Ato. «Per ora quella relazione - fanno sapere da Anac - non è ancora giunta a Roma».

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