Il Tirreno

Pisa

Ladra con 236 denunce, ma è sempre alla Torre

Danilo Renzullo
Ladra con 236 denunce, ma è sempre alla Torre

La rivelazione di un vigile in commissione: «La misura del decreto Minniti rischia di essere inutile. E per tutelare il centro lasciamo sguarnite le periferie»

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PISA. «Il Daspo urbano del decreto Minniti? Solo fumo negli occhi». No, questa volta non è la sinistra a sinistra del Pd a criticare lo strumento introdotto dal governo Gentiloni. E non sono nemmeno le associazioni, i movimenti e i collettivi che hanno fatto della repressione il loro primo nemico a puntare il dito contro il dispositivo che anche Palazzo Gambacorti sta provando ad introdurre. La reprimenda questa volta arriva da chi, quotidianamente, è impegnato sulle strade cittadine per cercare di contrastare anche i fenomeni di microcriminalità e di degrado urbano.

«Fumo negli occhi». A bollare come inefficiente il dispositivo che permette, oltre a comminare una sanzione pecuniaria, l’allontanamento per 48 ore da una determinata zona della città (e nel caso di reiterazione del reato fino a sei mesi) è Stefania Quirigoni, agente della polizia municipale ed Rsu del Comune di Pisa, intervenuta in seconda commissione consiliare durante l’audizione dei rappresentanti sindacali di Palazzo Gambacorti sull’ipotesi di modifica del regolamento di polizia municipale, che prevede anche l’introduzione del Daspo urbano.

«La scorsa settimana - è la testimonianza dell’agente - abbiamo fermato in Piazza dei Miracoli una ragazza nomade con 236 denunce per furto e per furto con destrezza a carico e circa quindici decreti di espulsioni dal territorio comunale. Tutti i giorni è però nella stessa zona, tutti i giorni la prendiamo e viene denunciata a piede libero. A cosa serve quindi il Daspo urbano?».

Come dire: se una nomade non viene intimidita da un decreto di espulsione perché dovrebbe rispettare un Daspo? Dunque la battaglia è soprattutto politica - il senso delle parole della vigilessa - e solo apparentemente finalizzata a fornire un reale strumento per contrastare i fenomeni di microcriminalità o quelli legati al degrado urbano. Che, in realtà, già esistono e vengono anche concretamente applicati, ma senza successo. Se il divieto di allontanamento dal suolo comunale (nel caso della ragazza collezionista di denunce) non viene materialmente rispettato, un provvedimento che obbliga a rimanere lontano da una determinata area (dove è stata riscontrata una condotta illecita) per un tempo di 48 ore (o nei casi estremi di sei mesi) sarà efficace a contrastare i fenomeni di illegalità?

«No», secondo Federico Giusti, Rsu del Comune. «C’è una corsa per cercare di fornire strumenti e politiche securitarie - aggiunge –, ma non si guardano ad esempio i problemi delle realtà periferiche della città: problemi sociali che rischiano di scoppiare». Gli sforzi sono invece concentrati soprattutto sul centro cittadino.

«L’amministrazione ci impiega soprattutto per problemi di pubblica sicurezza - prosegue Quirigoni -. In Piazza dei Miracoli ci sono quotidianamente dieci unità a fare controlli antiterrorismo: attività per le quali non siamo nemmeno preparati, né formati. Dalle zone periferiche – conclude la Rsu del Comune -, gli agenti sono spesso spostati nelle zone centrali della città e devono rinunciare alle attività di controllo nei quartieri, che vengono progressivamente abbandonati. Anche ieri eravamo in via Galli Tassi, sei ore a non fare niente. Vogliono solo la presenza».
 

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