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«Assurdo non applicarlo anche da noi»

«Assurdo non applicarlo anche da noi»

Il direttore della Normale: io contrario al pugno di ferro ma piazza dei Cavalieri è la più abbandonata, il Comune sia coerente

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PISA. «Per principio sono contrario al Daspo, ma dal momento in cui si decide di introdurlo, e se si vuole essere coerenti con esso, trovo semplicemente scandaloso che non venga applicato a piazza dei Cavalieri». Parola del direttore della Scuola Normale Vincenzo Barone circa la mappa dei Daspo urbano presentata dal sindaco Marco Filippeschi insieme al questore Alberto Francini e al comandante della polizia municipale Michele Stefanelli al consiglio comunale e di cui è attesa l’approvazione la prossima settimana.

Da quella mappa infatti è esclusa piazza dei Cavalieri. Barone argomenta la sua presa di posizione su un doppio binario. «Il Daspo non è lo strumento adeguato che io avrei usato per riportare e garantire il decoro delle piazze o dei centri storici. In particolar modo non è di facile attuazione per piazza dei Cavalieri». Al tempo stesso, però, «c’è un bel però», e il direttore della Normale, precisa subito: «Dal momento che si introduce in città il Daspo urbano, se si vuole essere un minimo coerenti, deve essere applicato anche alla piazza dei Cavalieri, non “anche” come ho detto poco fa, bensì “soprattutto” alla nostra Piazza, poiché è veramente abbandonata a se stessa oppure è vilipesa da atti indecorosi ed oltraggiosi».

Ad infastidire Barone è proprio l’indicazione di alcuni dei luoghi in cui si progetta di attuare la misura introdotta dal decreto varato dal ministero dell’Interno Marco Minniti. Per ironia della sorte, quei provvedimenti del pacchetto sulla sicurezza urbana si applicano tutto intorno alla piazza dei Cavalieri: piazza Duomo, piazza Arcivescovado, piazza Manin, largo Cocco Griffi, via Cammeo, via Roma, via Santa Maria, via Cardinale Maffi. Ai “Cavalieri” della piazza non resta che ammainare vessilli, lance ed alabarde: si devono difendere da soli. «Cosa volete che innalziamo balaustre sugli scalini? », ironizza Barone. Il direttore della Normale è sempre stato contrario alle misure «perché sono coerente con i principi della Scuola, con quelli che abbiamo deciso di perseguire, e cioè con l’idea che debba prevalere un’occupazione culturale della nostra piazza e di quelle cittadine. Ma da soli non ce la possiamo fare». Ma come si “occupa” culturalmente una piazza?

«Non sono stato mai d’accordo con Salvatore Settis sul fatto che le piazze dovessero essere intonse o pietrificate. L’estate scorsa abbiamo dato vita ad una serie di iniziative culturali che erano in linea con il contesto storico, architettonico e culturale del luogo. Concerti, dibattiti. Ma da soli non ce la possiamo fare». Chiedere alla Normale che organizzi per 12 mesi all’anno eventi di prestigio culturale en plein air in effetti è fuori dalla sua stessa natura costitutiva, così come, spessissimo, Barone si è sentito tirare per la giacchetta sulla necessità di tenere aperta la Normale anche la notte per consentire visite turistiche e scoraggiare la mala movida. «Non siamo mica gli Uffizi», ebbe a dire. Anche perché «se facciamo qualcosa noi, bene, il Comune ci segue. Altrimenti nulla». Difficile che la Normale riesca a collaborare con gli eventi promossi da Palazzo Gambacorti. «Ci sopporteremo i raduni di auto e di moto d’epoca». Barone, intendiamoci, non ha nulla contro quei raduni o contro il mercato dell’antiquariato «ma non sono in linea con le aspettative che un luogo come la piazza richiederebbe» . Fatto sta che il Daspo si applicherà anche alle rotonde. Alla piazza dei Cavalieri no.

Carlo Venturini

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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