Altro che abusivi, a Pisa gli ambulanti ora vendono “Abusif”
di Danilo Renzullo
L’associazione dei venditori stranieri si inventa un marchio «contro la diffusione di oggetti contraffatti»
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PISA. Un marchio per non essere più marchiati. I venditori ambulanti si coalizzano e lanciano un brand per combattere l’abusivismo ed evitare di proporre in vendita oggetti con marchi contraffatti. Nei prossimi mesi l’associazione dei venditori e delle venditrici di Pisa-Senegal Mbollo lancerà sul “mercato” il marchio Abusif, un vero e proprio “brand” «da applicare – spiegano i rappresentanti dell’associazione – ai prodotti che vendiamo». L’obiettivo è di «evitare la diffusione di oggetti contraffatti», ma anche di dare una prima risposta all’eventuale applicazione del cosiddetto Daspo urbano. «Scopriamo che saremo multati e intimati ad allontanarci dalla possibilità di guadagnare quei pochi spiccioli utili a pagare l’affitto, le bollette, i generi necessari a una vita dignitosa e a inviare qualche soldo a quella famiglia che tanto ha investito nella nostra presenza in Italia, in termini anche di lontananza e sofferenza – proseguono i componenti del comitato – Non possiamo scomparire. Dopo anche decenni in Italia e a Pisa non sapremmo dove tornare». Licenze e un marchio per caratterizzare e regolarizzare il commercio ambulante ed evitare l’applicazione del Daspo, la cui discussione torna alle origini. O, meglio, ad una della “cause” che ha spinto a trasformare il dibattito sull’introduzione dello strumento inserito nella legge Minniti in una priorità dell’agenda politica locale.
La spinta decisiva sull’applicazione dell’ordine di allontanamento da una determinata zona della città arrivò lo scorso agosto, all’indomani del parapiglia tra venditori ambulanti e forze dell’ordine in via Vecchia di Barbaricina durante un controllo finalizzato al sequestro della merce contraffatta proposta in vendita. Il sindaco Marco Filippeschi annunciò come risposta un’accelerata alla discussione per l’applicazione del Daspo urbano che, oltre ad una sanzione, prevede anche l’allontanamento fino a sei mesi dall’area interessata dal provvedimento. La contro-risposta dei venditori ambulanti (che per la maggior parte si dichiarano in regola, con tanto di partita iva e licenza) mira a regolarizzare la merce in vendita eliminando marchi e loghi falsi che vengono applicati sugli oggetti proposti in vendita soprattutto nelle aree dove convergono i flussi turistici. «Invece di commercializzare borse, occhiali e vestiti “di marca”, venderemo borse, occhiali e vestiti caratterizzati dal nostro marchio. Chiunque voglia far parte del progetto, migrante o italiano che sia, potrà vendere prodotti originali utilizzando il nostro brand, evitando così l’abusivismo. Sarà l’unico marchio che nasce dalle strade e dalle piazze di Pisa: si chiamerà Abusif, ma sarà abusivo solo di nome», prosegue l’associazione che si scaglia contro l’applicazione della legge Minniti e propone alcune eventuali soluzioni per far emergere e sanare situazioni di irregolarità. Tra queste la creazione di «team che si occupino della sicurezza nei principali parcheggi cittadini (piazza Carrara, piazza Santa Caterina) e che forniscano aiuto a chi deve sostare, come già avviene, riconoscendo quel lavoro che – sottolinea il comitato – evidentemente è necessario». Per la vendita ambulante, l’associazione dei venditori chiede invece il rilascio di nuove licenze per gli ambulanti, la concessione di nuove postazioni nei mercati cittadini e la «modifica delle strade in cui sarà permessa la vendita ambulante». «Chiediamo all’amministrazione un atto di realismo e di avviare un percorso che porti alla fuoriuscita dall’illegalità di alcune nostre posizioni – conclude l’associazione –, ma che sappia anche capire la crisi del mondo del lavoro e cerchi di portare soluzioni per tutta la popolazione, italiani o stranieri che siano».
La spinta decisiva sull’applicazione dell’ordine di allontanamento da una determinata zona della città arrivò lo scorso agosto, all’indomani del parapiglia tra venditori ambulanti e forze dell’ordine in via Vecchia di Barbaricina durante un controllo finalizzato al sequestro della merce contraffatta proposta in vendita. Il sindaco Marco Filippeschi annunciò come risposta un’accelerata alla discussione per l’applicazione del Daspo urbano che, oltre ad una sanzione, prevede anche l’allontanamento fino a sei mesi dall’area interessata dal provvedimento. La contro-risposta dei venditori ambulanti (che per la maggior parte si dichiarano in regola, con tanto di partita iva e licenza) mira a regolarizzare la merce in vendita eliminando marchi e loghi falsi che vengono applicati sugli oggetti proposti in vendita soprattutto nelle aree dove convergono i flussi turistici. «Invece di commercializzare borse, occhiali e vestiti “di marca”, venderemo borse, occhiali e vestiti caratterizzati dal nostro marchio. Chiunque voglia far parte del progetto, migrante o italiano che sia, potrà vendere prodotti originali utilizzando il nostro brand, evitando così l’abusivismo. Sarà l’unico marchio che nasce dalle strade e dalle piazze di Pisa: si chiamerà Abusif, ma sarà abusivo solo di nome», prosegue l’associazione che si scaglia contro l’applicazione della legge Minniti e propone alcune eventuali soluzioni per far emergere e sanare situazioni di irregolarità. Tra queste la creazione di «team che si occupino della sicurezza nei principali parcheggi cittadini (piazza Carrara, piazza Santa Caterina) e che forniscano aiuto a chi deve sostare, come già avviene, riconoscendo quel lavoro che – sottolinea il comitato – evidentemente è necessario». Per la vendita ambulante, l’associazione dei venditori chiede invece il rilascio di nuove licenze per gli ambulanti, la concessione di nuove postazioni nei mercati cittadini e la «modifica delle strade in cui sarà permessa la vendita ambulante». «Chiediamo all’amministrazione un atto di realismo e di avviare un percorso che porti alla fuoriuscita dall’illegalità di alcune nostre posizioni – conclude l’associazione –, ma che sappia anche capire la crisi del mondo del lavoro e cerchi di portare soluzioni per tutta la popolazione, italiani o stranieri che siano».
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