Gioco
«Sia istituito un giorno per riflettere sul valore delle missioni di pace»
di Renata Viola
L’appello del generale Gianpaolo Miniscalco in occasione della commemorazione dei militari caduti a Kindu
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PISA. Con una cerimonia solenne e molto partecipata al Sacrario di Kindu sono stati ricordati ieri i tredici militari trucidati nell’ex Congo belga, l’11 novembre del 1961. Formavano gli equipaggi dei due C119 decollati dall’aeroporto Dall’Oro per una delle prime missioni umanitarie sotto l’egida dell’Onu.
Insieme alle famiglie dei caduti, il comandante della 46 ma Brigata Aerea, generale Girolamo Iadicicco, il generale Gianpaolo Miniscalco, comandante delle Forze di Supporto e Speciali e tutte le più alte cariche militari cittadine. Sono inoltre intervenuti il vicesindaco Paolo Ghezzi, il vice prefetto Valerio Massimo Romeo, il questore Alberto Francini. La messa è stata officiata dall’ordinario militare Monsignor Santo Marcianò con il supporto di Monsignor Giuliano Catarsi, cancelliere Arcivescovile e di altri cinque cappellani militari, tra cui don Francesco Capolupo attuale cappellano della 46esima e don Tiziano Sterli, ex padre spirituale della Brigata. Presente anche la classe quinta C del liceo scientifico XXV Aprile di Pontedera con il quale la 46esima ha avviato un progetto di alternanza scuola-lavoro.
Il tema della pace è stato al centro dell’accorata omelia di don Santo Marcianò. «Il sacrificio di Kindu credo debba essere un monito alla coscienza di tutti – ha detto – perché si ricominci a credere a costruire la pace. Questa è la civiltà, la democrazia, il fondamento di ogni libertà». E dopo aver ripercorso gli ultimi momenti di quella dolorosa pagina di storia ha aggiunto: «Mi piacerebbe molto che si approfondisse l’operato di questi nostri fratelli morti a Kindu, ma anche delle altre missioni che i nostri militari portano avanti con una qualità spesso incompresa dai più. Le missioni di pace io le ho visitate quasi tutte – ha spiegato l’ordinario militare – i nostri ragazzi portano la difesa, la giustizia, la promozione, l’edificazione, perché nell’articolo 11 della nostra costituzione è sancito che l’Italia ripudia la guerra. Non si tratta di altra militarità - ha sottolineato– per noi solo promozione umana e sociale. Chiedo a tutti gratitudine verso i nostri militari, concretamente, verso chi affronta la morte per essere strumento di speranza e di vita».
Il generale Miniscalco, rivolgendosi agli studenti, ha spiegato che la missione in Congo avvenne in un momento storico molto diverso da quello attuale. Per ricordare i nostri caduti insieme a tutti gli altri delle più recenti missioni di peacekeeping il generale Miniscalco ha lanciato un appello: «Per centinaia di famiglie nel nostro paese, non c’è un evento come quello odierno di Pisa. Perchè non organizzare, come avviene in America, una giornata di riflessione ogni anno sul valore del sacrificio dei nostri caduti?».
A nome degli alunni del liceo di Pontedera, accompagnati dalla professoressa Posarelli, ha preso la parola Andrea Di Bennardo. «L’episodio di Kindu ha messo in evidenza l’eroismo dei militari italiani che, sotto mandato Onu hanno messo a repentaglio la loro vita in paesi lontani per mantenere la pace. Non nascondiamo un certo imbarazzo nel dire che l’episodio non è ricordato dai libri di scuola. Kindu rappresenta uno dei primi esempi di missione di peacekeeping, uno degli strumenti più innovativi presenti oggi nel quadro delle relazioni internazionali. Il fatto che si tratti di missioni che non prevedano un coinvolgimento diretto negli scontri in corso, non significa siano esenti da rischi. Sono 36 i caduti in Afganistan e 33 dell’Iraq, coinvolti in attentati o veri e propri scontri a fuoco».
Al termine della cerimonia la deposizione della corona d'alloro sulle tombe del sacrario.
Insieme alle famiglie dei caduti, il comandante della 46 ma Brigata Aerea, generale Girolamo Iadicicco, il generale Gianpaolo Miniscalco, comandante delle Forze di Supporto e Speciali e tutte le più alte cariche militari cittadine. Sono inoltre intervenuti il vicesindaco Paolo Ghezzi, il vice prefetto Valerio Massimo Romeo, il questore Alberto Francini. La messa è stata officiata dall’ordinario militare Monsignor Santo Marcianò con il supporto di Monsignor Giuliano Catarsi, cancelliere Arcivescovile e di altri cinque cappellani militari, tra cui don Francesco Capolupo attuale cappellano della 46esima e don Tiziano Sterli, ex padre spirituale della Brigata. Presente anche la classe quinta C del liceo scientifico XXV Aprile di Pontedera con il quale la 46esima ha avviato un progetto di alternanza scuola-lavoro.
Il tema della pace è stato al centro dell’accorata omelia di don Santo Marcianò. «Il sacrificio di Kindu credo debba essere un monito alla coscienza di tutti – ha detto – perché si ricominci a credere a costruire la pace. Questa è la civiltà, la democrazia, il fondamento di ogni libertà». E dopo aver ripercorso gli ultimi momenti di quella dolorosa pagina di storia ha aggiunto: «Mi piacerebbe molto che si approfondisse l’operato di questi nostri fratelli morti a Kindu, ma anche delle altre missioni che i nostri militari portano avanti con una qualità spesso incompresa dai più. Le missioni di pace io le ho visitate quasi tutte – ha spiegato l’ordinario militare – i nostri ragazzi portano la difesa, la giustizia, la promozione, l’edificazione, perché nell’articolo 11 della nostra costituzione è sancito che l’Italia ripudia la guerra. Non si tratta di altra militarità - ha sottolineato– per noi solo promozione umana e sociale. Chiedo a tutti gratitudine verso i nostri militari, concretamente, verso chi affronta la morte per essere strumento di speranza e di vita».
Il generale Miniscalco, rivolgendosi agli studenti, ha spiegato che la missione in Congo avvenne in un momento storico molto diverso da quello attuale. Per ricordare i nostri caduti insieme a tutti gli altri delle più recenti missioni di peacekeeping il generale Miniscalco ha lanciato un appello: «Per centinaia di famiglie nel nostro paese, non c’è un evento come quello odierno di Pisa. Perchè non organizzare, come avviene in America, una giornata di riflessione ogni anno sul valore del sacrificio dei nostri caduti?».
A nome degli alunni del liceo di Pontedera, accompagnati dalla professoressa Posarelli, ha preso la parola Andrea Di Bennardo. «L’episodio di Kindu ha messo in evidenza l’eroismo dei militari italiani che, sotto mandato Onu hanno messo a repentaglio la loro vita in paesi lontani per mantenere la pace. Non nascondiamo un certo imbarazzo nel dire che l’episodio non è ricordato dai libri di scuola. Kindu rappresenta uno dei primi esempi di missione di peacekeeping, uno degli strumenti più innovativi presenti oggi nel quadro delle relazioni internazionali. Il fatto che si tratti di missioni che non prevedano un coinvolgimento diretto negli scontri in corso, non significa siano esenti da rischi. Sono 36 i caduti in Afganistan e 33 dell’Iraq, coinvolti in attentati o veri e propri scontri a fuoco».
Al termine della cerimonia la deposizione della corona d'alloro sulle tombe del sacrario.
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