Il Tirreno

Pisa

Arena, verso un fondo pubblico-privato: ecco come funziona l'iter burocratico

Francesco Loi
 Simulazione grafica della “nuova” Arena disegnata dallo Studio Iotti+Pavarani
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Simulazione grafica della “nuova” Arena disegnata dallo Studio Iotti+Pavarani

Il finanziamento sarà sostenuto da Invimit e il Pisa Sc avrà l’impianto in concessione

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PISA. Più sarà un polo di attrazione, con il calcio, ma anche ben oltre il calcio, e più l’operazione “Arena-restyling” avrà successo. È sempre più questa la strada tracciata per avere un “nuovo” stadio, moderno e contenitore di eventi (e di ristoranti, di negozi, di servizi) a due passi da Piazza dei Miracoli. Un iter, da poco avviato, che dovrà tenere insieme gli aspetti urbanistici e quelli finanziari. Se finora i primi avevano avuto la copertina, i secondi stanno emergendo sempre più come snodi decisivi. E complessi. Per questo da affrontare con attenzione e trasparenza. Ma arriviamo a quello che dovrà essere il punto d’approdo per comprendere il perché di tanti passaggi burocratici. E il punto finale sarà una rinnovata Arena Garibaldi di proprietà di un fondo, creato appositamente nel frattempo, in cui convergeranno soggetti pubblici (Invimit e Comune) e soggetti privati (Dea Capital e Pisa Sc), con contratto di concessione al Pisa Sc.

Ciò che ha messo in moto il procedimento è il progetto di valorizzazione dello stadio presentato da Dea Capital Real Estate Sgr, società di gestione del risparmio, al Comune.

La base di riferimento è il progetto di restyling dello stadio firmato dallo Studio Iotti+Pavarini che si è aggiudicato il concorso di idee voluto dalla proprietà del Pisa Sc. Il passaggio essenziale ora è, da parte del Comune, l’inserimento dell’Arena Garibaldi nel piano delle alienazioni. Ovvero l’impianto deve essere messo in vendita. Da qui l’esigenza di fare una stima del bene, dunque di fissarne il valore. Questo dovrà poi essere approvato con una delibera del consiglio comunale, presumibilmente in una seduta ad inizio anno.

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Il Comune, rispettando le norme sulla trasparenza, dovrà fare un bando di gara per verificare se, a parte Dea Capital, ci siano altri soggetti interessati a condizioni migliori rispetto a quelli che saranno i criteri di gara stabiliti nello stesso bando. Ogni partecipante dovrà fornire, insieme alla manifestazione d’interesse, un piano economico finanziario: in sostanza, l’investimento (il riferimento per ora sono 30 milioni di euro) ed i lavori previsti, per quanto tempo si richiederà la gestione dello stadio, le entrate attese.

Poniamo che la gara sia vinta da Dea Capital, che tra l’altro è una delle principali Sgr immobiliari italiane. A quel punto sarà costituito un fondo apposito (un fondo obiettivo) dove entreranno l’Arena e le risorse economiche di Invimit, società del ministero dell’Economia, che opera nel campo degli investimenti immobiliari e che metterà la maggioranza dei soldi necessari. Così, il Comune e Invimit avranno quote del fondo, unendosi a Dea Capital e, secondo quanto preannunciato a Palazzo Gambacorti, anche il Pisa Sc acquisirà quote. Il Comune resterà in pratica come “socio di minoranza” dell’impianto, che avrà comunque attraverso Invimit un soggetto “capofila” pubblico. Ma Palazzo Gambacorti si libererà degli oneri derivanti dagli interventi di manutenzione su una struttura che richiede costose attenzioni.

Il nuovo fondo appositamente costituito darà quindi in concessione per una serie di anni lo stadio, compresi i fondi commerciali realizzati nel frattempo, al Pisa Sc che dovrà corrispondere un canone.

È previsto che il fondo possa produrre annualmente un rendimento intorno al 3%. Dovrà quindi generare utili grazie soprattutto alla trasformazione, già annunciata dalla proprietà del Pisa Sc, in un “contenitore” di eventi che si porta dietro attività di ristorazione e commerciali. Non solo stadio, quindi, ma molto altro.

La produzione di utili è strettamente connessa al piano economico finanziario e all’abilità che sarà dimostrata dal soggetto gestore. Sarà interessante scoprire a chi verranno assegnati i fondi commerciali, di quale livello saranno, che attività svilupperanno. In altre parole, quali capacità di attrazione avranno non solo per i pisani, ma anche, se non soprattutto, per i tanti turisti che arrivano in zona attratti dalla Torre.

 

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