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pitti & Friends
L’uovo e la quaglia per l’“Ora o mai più”
Uovo cotto a bassa temperatura, abbattuto e fritto su crema di pecorino, timbal-flan di patate e zafferano, coscia di quaglia disossata impanata e fritta su fondo bruno, fiori di zafferano e punti di...
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Uovo cotto a bassa temperatura, abbattuto e fritto su crema di pecorino, timbal-flan di patate e zafferano, coscia di quaglia disossata impanata e fritta su fondo bruno, fiori di zafferano e punti di colore. Questo l’antipasto, dal simpatico nome “Ora o mai più”, proposto dall’osteria Pitti & Friends.
Il locale gestito da Irene Scrò si trova al centro della piazzetta dell’antico borgo di Torre a Cenaia, detto anche “Cenaja Vecchia”, storica proprietà della celebre casata fiorentina dei Pitti: di fronte all’ingresso alcuni platani secolari ritagliano un ampio spazio verde che la separa dalla “Casa turrita”, la villa con la torre merlata che dà il nome alla tenuta. Documentata fin dal XII secolo insieme alla suggestiva chiesetta di Sant’Andrea, la tenuta offre campi, boschi, viali di cipressi, vigne e laghetti per circa 500 ettari, dai quali provengono gran parte dei prodotti utilizzati. In cucina lo chef Alessio Ciulli, coadiuvato da Alda Sheshi, in sala Arianna Campazzi. Come vuole la filosofia del locale, tutti i prodotti utilizzati per questo piatto sono del territorio: dal pecorino toscano dop del caseificio Busti ai pistilli di zafferano dell’azienda agricola Praticelli di Guasticce, dalla verdura dell’azienda biologica Colombini di Crespina alla farina dell’azienda Pieve di Santa Luce. Per quanto riguarda il vino, la proposta è stata un Cenaja Vermentino vendemmia tardiva, ovviamente Torre a Cenaia Antica Tenuta Pitti.
Il locale gestito da Irene Scrò si trova al centro della piazzetta dell’antico borgo di Torre a Cenaia, detto anche “Cenaja Vecchia”, storica proprietà della celebre casata fiorentina dei Pitti: di fronte all’ingresso alcuni platani secolari ritagliano un ampio spazio verde che la separa dalla “Casa turrita”, la villa con la torre merlata che dà il nome alla tenuta. Documentata fin dal XII secolo insieme alla suggestiva chiesetta di Sant’Andrea, la tenuta offre campi, boschi, viali di cipressi, vigne e laghetti per circa 500 ettari, dai quali provengono gran parte dei prodotti utilizzati. In cucina lo chef Alessio Ciulli, coadiuvato da Alda Sheshi, in sala Arianna Campazzi. Come vuole la filosofia del locale, tutti i prodotti utilizzati per questo piatto sono del territorio: dal pecorino toscano dop del caseificio Busti ai pistilli di zafferano dell’azienda agricola Praticelli di Guasticce, dalla verdura dell’azienda biologica Colombini di Crespina alla farina dell’azienda Pieve di Santa Luce. Per quanto riguarda il vino, la proposta è stata un Cenaja Vermentino vendemmia tardiva, ovviamente Torre a Cenaia Antica Tenuta Pitti.
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