Sicurezza
Narcotraffico, confermate quattro condanne
In uno yacht ormeggiato a Marina di Pisa la polizia sequestrò 3 tonnellate di hashish
PISA. Un ritocco al ribasso per quello considerato l’ideatore della spedizione. La conferma per gli altri tre. La Cassazione scrive l’ultima parola sull’operazione che nel luglio 2014 portò al sequestro, a Marina di Pisa, di 3 tonnellate di hashish stoccate in uno yacht, il “ Cafè del mar” da cui prese il nome il blitz della polizia. Paolo Varagnolo, 62 anni, skipper residente a Campalto (Venezia) in primo grado in abbreviato fu condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione e a 90mila euro di multa. In appello la pena è scesa a 5 anni e 4 mesi e 66mila euro di multa. I giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza del gup Giuseppe Laghezza e anche la Suprema Corte non ha ritenuto di dover modificare i verdetti per i tre complici: Mauro Loconsolo, 38 anni, skipper, residente a Bisceglie, 4 anni e 54.000 euro di multa, Giuseppe Giove, 41 anni, residente a Limbiate (Monza e Brianza), 4 anni e 54.000 euro di multa; Emilio Caglia Ferro, 48 anni, originario di Torre Annunziata, residente a Milano, 3 anni e 8 mesi e 40.000 euro di multa. Sullo yacht, un Leopard di 20 metri immatricolato a Viareggio, i poliziotti della squadra mobile arrivarono dopo una soffiata.
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Era ormeggiato in rimessaggio sul viale D'Annunzio di Marina. L’imbarcazione era arrivata alle 13,30 del 2 luglio. La segnalazione era azzeccata. E dalla perquisizione sulla barca era arrivata la conferma della maxi provvista con un sequestro da record del valore di almeno 3 milioni di euro. Gli agenti avevano bloccato due persone appena scese dall'imbarcazione e, una volta saliti a bordo, sul natante ne avevano identificata una terza. Ma soprattutto si erano accorti che il pavimento della barca, in un punto, era leggermente sollevato. Sospetto vincente visto che, appena erano stati scollati i listoni di legno, si era aperta una botola che portava in un vano ricavato dopo aver modificato la struttura della sala macchine. I poliziotti fecero Bingo trovando quasi 3 tonnellate di hashish. Gli inquirenti, inoltre, si erano anche accorti che i cellulari erano come disattivati. Sulla plancia di comando si imbatterono in un apparecchio, uno jammer disturbatore di frequenze, usato per isolare i telefonini fino a 800 metri di raggio evitando intercettazioni e geolocalizzazioni. Un accorgimento utilizzato dai corrieri della droga arrestati per rendersi "invisibili" nell'etere. Nel tardo pomeriggio, quando ancora la polizia era sulla barca carica di droga, due furgoni sospetti avevano rallentato e poi accelerato alla vista del movimento intorno alla " Cafè del mar". Un breve inseguimento per le strade di Marina aveva chiarito anche quei dubbi. Al volante c'erano Giove e Caglia Ferro che trasportavano 67 cartoni da imballaggio, due carrelli, 8 rotoli di nastro adesivo, taglierini e diverse paia di guanti in lattice. L'arrivo della polizia bloccò il trasbordo della droga dalla barca ai furgoni. Ora la Cassazione chiude la parabola dei narcotrafficanti con la conferma delle condanne.
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