Sicurezza
Logli, appello fissato il 14 marzo
Il marito di Roberta Ragusa davanti alla Corte d'Assise. In primo grado prese 20 anni per omicidio e distruzione di cadavere
PISA. Fissata la data del processo d'appello di Antonio Logli. Mercoledì 14 marzo 2018 l'elettricista della Geste sarà in Corte d'Assise a Firenze per ribaltare la sentenza di primo grado, emessa il 21 dicembre 2016, dal gup Elsa Iadaresta, con la quale fu condannato a 20 anni per l'omicidio della moglie Roberta Ragusa e la conseguente distruzione del cadavere. Processato con rito abbreviato a Pisa, Logli ripeterà lo stesso rito alternativo davanti alla Corte d'Assise d'Appello. Un'udienza che si celebrerà a porte chiuse. L'unica novità sarà rappresentata dalla giuria popolare.
Logli, difeso dall'avvocato Roberto Cavani, si è sempre professato innocente attribuendo la scomparsa della moglie a un allontanamento volontario. In appello saranno presenti di nuovo le parti civili, le cugine di Roberta, e l'associazione Penelope con l'avvocato Nicodemo Gentile.
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Al centro del processo l'affidabilità dei testi. Per l'avvocato Cavani sono inaffidabili. Loris Gozi dice si aver visto Logli alle 00,30-00,40 seduto al volante della sua Ford Sw in via Gigli. Poi intorno alle una ritiene che fosse ancora lui l’uomo che stava litigando con una donna poi fatta salire a forza, con tanto di testa battuta sul montante dell’auto, su una CitroënC3, la stessa in uso a Roberta. Silvana Piampiani, anche lei residente in via Gigli, dice di aver visto una coppia litigare, ma intorno alle 00,40. «Gli orari del presunto litigio non collimano» scrivono gli avvocati nel ricorso in appello. Gozi ha sempre sostenuto di non aver incontrato nessuno mentre a passeggio con il cane una assiste al litigio a circa 70-80 metri di distanza. La Piampiani riferisce di aver visto un uomo con un cagnolino. «Non è comprensibile come Gozi non possa non aver scorto ed essersi reso conto del transito a pochi metri da lui di un motorino (quello della Piampiani,ndr) che con il proprio rumore di motore e fanali accesi squarcia in maniera certamente fragorosa l’assoluto buio di via Gigli in piena notte». Entrambi riferiscono di aver visto delle macchie di sangue sul ciglio della strada, «ma le collocano in punti diversi». I difensori rimarcano con forza il risultato delle perizie psichiatriche sulla donna le cui condizioni ne «compromettono la capacità a testimoniare».
La donna aveva sostenuto che due giorni dopo la sparizione di Roberta Logli aveva bruciato dei cartoni in via Gigli provocando lo stop di un treno. Un evento mai accaduto. Testi in cerca di notorietà. Gozi viene descritto dai difensori come un teste alla ricerca di pubblicità sui media «nelle interviste tv ogni volta aggiunge un dettaglio in più», mentre Piampiani oltre all’inattendibilità per il suo stato di salute mentale «ha una curiosità per i programmi televisivi dai quali assume informazioni e sembra in competizione con Gozi con cui pare aver avuto colloqui sia prima che dopo le loro rispettive assunzioni a sommarie informazioni». Per i difensori di Logli con due testimoni del genere non si condanna una persona per omicidio.
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